giovedì 23 novembre 2017

ECCO MAZINKAISER! UN ROBOT META' MAZINGER E META' DEVILMAN! L'OPERA MENO INTIMISTA DI GO NAGAI!!!

La serie anime di Mazinkaiser del 2001 si può considerare come l'evoluzione migliore del concetto di Mazinger del 1972. Mentre le altre versioni delle mitiche creazioni nagaiane si sono risolte in tentativi, non sempre riusciti, di estrapolare sviluppi innovativi in contesti differenti, il Mazinkaiser, per un verso, si pone in linea di continuità con la prima serie di Mazinger e per altro verso ne rappresenta lo sviluppo più maturo nell'ottica della prima filosofia del suo creatore. L'uomo può usare il potere per essere un Dio o un Demone. Mazinkaiser esprime appieno questo concetto, ma con una variante che in Mazinsaga (una testata manga che Nagai ha sviluppato, non ancora completandola, tra il 1990 e il 1997) non è riuscita. In quella sede, Zeta (così viene chiamato il robot nella serie) è più un essere diabolico che una luce del bene. Mazinkaiser è la forza del male che viene domata e piegata per il bene! L'opera nasce come anime nel 2001 su iniziativa della Dynamic Planning, lo studio creativo di Go Nagai e Bandai Visual per sette episodi molto intensi trasmessi in Giappone tra il 25 settembre 2001 e il 25 settembre 2002. In Italia arrivò nel circuito delle videocassette nel 2005 con il doppiaggio di Fabrizio Mazzotta. Gli eventi ivi narrati si possono collocare idealmente tra l'ultima e la penultima puntata della serie del 1972-73. Mazinga Z e Grande Mazinga si sono uniti negli sforzi volti a sconfiggere il dottor Inferno e sono pronti per l'ultima battaglia. Qualcosa, però, va male perché l'attacco sferrato da Inferno (qui chiamato Hell) è terribile. Grande Mazinga subisce pesanti danni e Mazinga Z viene catturato. L'abitacolo dove si trova Koji viene separato dalla testa e scagliato a grande distanza. Per Koji non sembra esserci speranza!


Poco dopo le forze del dott. Hell tornano all'attacco e usano Mazinga Z, guidato dal barone Ashura, per distruggere il centro di ricerche del prof. Yumi. Grande Mazinga, sebbene non ancora del tutto riparato, li affronta con scarso successo. Quando tutto sembra perduto irrompe sulla scena un nuovo robot. Lo guida Koji e annienta le forze di Hell. Il prof. Yumi riconosce in lui Mazinkaiser, robot progettato da Juzo Kabuto anni prima. Yumi ignorava che fosse stato costruito. E ora lo guida Koji! Come è possibile? Poi sarà spiegato che quando l'abitacolo era stato scagliato via da uno dei mostri meccanici di Hell, si era attivato un meccanismo automatico di salvezza per guidare il velivolo alla base segreta dove Mazinkaiser si trovava. Questo nuovo robot è formidabile. E' costruito con una lega Z più resistente degli altri Mazinger e dispone di armi dotate di potenza inimmaginabile. Nella visione nagaiana, Mazinkaiser presenta molte similitudini a quelle di un demone, ma, come detto sopra, piegato al servizio del bene. Il suo stesso aspetto è demoniaco. Sembra indossare una corazza, che lo rendono quasi goffo e non slanciato come, ad esempio, Grande Mazinga. E' alto 30 m e pesa 39 tonnellate (mentre Mazinga Z è alto 18 metri e pesa 20 tonnellate). Le sue armi sono il frutto di un potenziamento di quelle classiche con una sostanza diabolica. Così, il vecchio pugno atomico diventa in Mazinkaiser pugno-turbo rotante. Il raggio termico diventa Vampa Infernale. Il missile centrale diventa Missile Ciclopico. Il raggio ciclonico, caratterizzato da un vento impetuoso che squarcia il metallo, in Mazinkaiser diventa Tornado Corrosivo. Un vento forte ma con effetto liquefacente! Nell'ultimo episodio, poi, sfoggia uno spadone dilaniante.


La serie si compendia di sette episodi di 30 minuti l'uno, tranne l'ultimo di 35 minuti e costituisce una summa di tante atmosfere viste nella serie classica. Per bilanciare la crudezza di alcune immagini, il tono delle relazioni tra i protagonisti è connotato da ironia con momento a sfondo quasi erotico. Nell'episodio 4, ad esempio, vengono perfino mostrate le tette di Sayaka! E' solo una parentesi. Tra il quinto e il settimo episodio il carattere cruento e maturo della serie prende il sopravvento fino alla settima puntata in cui il dott. Hell viene infine sconfitto insieme ad Ashura. Mazinkaiser si potrebbe, quindi, definire una commistione tra Mazinger e Devilman o Maodante. Ad oggi si può considerare come il Mazinger più forte di tutti, sebbene nel recente film Infinity del 2017 abbiamo visto un Mazinger Z ricostruito con una lega ancora più forte. Vedremo, in futuro, chi sarà più forte tra i due. Di Mazinkaiser esiste anche un adattamento manga, uscito nel 200 scritto da Tatsuhiko Dan e disegnato da Kōichi Maruyama con interventi di Go Nagai. Ne esiste anche una seconda versione più lunga, ma inedita in Italia, realizzata da Naoto Tsushima. In Italia è apparsa solo la versione di Nagai. L'anno dopo la conclusione del prima serie, nel 2003 viene prodotto un ottavo episodio di Mazinkaiser come omaggio al cortometraggio del 1974 Mazinga Z contro il Generale Nero. Mentre nel 2010 viene prodotta una nuova versione di Mazinkaiser chiamata Mazinkaiser Skull, dove gli accenni demoniaci vengono accentuati. Da un punto di vista politico, Mazinkaiser si può definire, come le altre opere di Nagai, di destra con tutti i valori classici. In Italia i manga di Mazinkaiser e Mazinkaiser Skull sono stati ristampati da Jpop. Marshall Mathers.

domenica 12 novembre 2017

IL FLOP DI MERCURIO LOI E IL FUTURO DELLA SERGIO BONELLI EDITORE NEL CONTESTO DEL NUOVO MERCATO!!!

Mercurio Loi chiuderà nei prossimi mesi? La domanda sorge spontanea dopo che sono stati rivelati dati, per così dire, ufficiosi nel contesto dei commenti ad un articolo apparso su Giornale Pop. Si parlava di 9.000 copie! Un dato bassissimo e deludente a conferma dell'impressione generale sulle strategie della Sergio Bonelli Editore: bassissima capacità di intercettare gusti e interessi dei lettori. Un editore dovrebbe prima capire cosa interessa o può piacere ai lettori e poi creare un prodotto che condensi gli elementi così rilevati. La Bonelli fa esattamente il contrario di questo. Non stupiamoci, quindi, se negli ultimi anni hanno collezionato una serie di fallimenti: da Saguaro ad Adam Wild, passando per Orfani e il grossissimo flop del rilancio di Dylan Dog. Perché segue cotali strategie fallimentari? Secondo l'opinione degli osservatori, Sergio Bonelli Editore (d'ora in avanti, SBE) è legata alle politiche editoriali del suo fondatore, G.L. Bonelli.
 

Strategie che potevano andare bene fino a circa 20-30 anni fa, non più oggi. Ciò nonostante, SBE persevera visti i progetti che sono stati annunciati alla recente Lucca Comics 2017. I risultati negativi di queste strategie si sono riversati sul bilancio, i cui utili netti sono crollati del 79% negli ultimi due anni. In tal contesto, il lancio di una serie come tale Mercurio Loi, giudicata dagli osservatori, una serie per pochi, sembra una scelta infelice. Un flop annunciato e il dato ufficioso surriferito, 9.000 copie, lo conferma. L'elevato prezzo di copertina, cioè 4,90 euro), dovrebbe conferirgli una maggiore capacità di resistenza. A ben vedere, però, rappresenta anche il suo punto debole. Perché devo spendere 4,90 euro per comprare un fumetto che tra pochi mesi troverò sulle bancarelle dell'usato a 0,50-1,00 euro a numero?, pensa il lettore avveduto, specie in tempi non felici dell'economia italiana devastata e disastrata dalle politiche della sinistra.
 
Mercurio Loi ha almeno un altro punto debole: il colore. Da oltre tre anni la Bonelli si è votata alla moda yankee di fare fumetti a colori, con minori pagine e un formato simile. Il lettore italiano è rimasto sbalordito: perché adesso dovrei abituarmi a leggere fumetti fatti all'americana se sono abituato al bianco e nero? La risposta è semplice: il pubblico di una volta che garantiva ad una serie Bonelli almeno 50-60.000 copie, non esiste più ormai. E' rimasto solo quello dei nerd che possono garantire non più di 10.000 copie. In questo contesto, Mercurio Loi che avrebbe totalizzato vendite di 9.000 copie, dovrebbe essere un successone. Ma non basta. La Bonelli ha un altro punto debole: paga troppo autori e disegnatori e ora anche coloristi! Il futuro, quindi, evidenzierà un brusco calo dei compensi per tutti. Scordatevi i 200 euro di una tavola di Tex. Il compenso medio di disegnatore italiano sarà di 60 euro al massimo a tavola e di 30 euro per uno scrittore.
 
Il colore costa e fa lievitare in modo pauroso il costo di produzione di una collana. Chi si lamenta del fatto che Mercurio Loi costa poco consideri piuttosto che finora è stato fortunato. La Bonelli, quasi certamente, sarà costretta a rivedere la propria politica dei prezzi e nel 2018 potrebbe già alzare di 0,30 euro il prezzo delle collane classiche, mentre prodotti come Mercurio Loi costeranno intorno agli 8-9,00 euro. Saranno venduti solo in libreria (e nelle poche fumetterie che resteranno in piedi). E l'edicola che fine farà? Beh, dimenticatela. Vi resteranno solo pezzi grossi tipo Tex Willer e Dylan Dog. Tutto il resto, quasi certamente, finirà in libreria/fumetteria. La Bonelli intesa come casa editrice che proponeva fumetti popolari a prezzi popolari non esiste più o e in via di esaurimento. Ed ora veniamo al punto debole più grosso della Bonelli, quello che, a prescindere dalle strategie, rischia di affossarla: la politica a sinistra dei contenuti narrativi.
 
Se date un'occhiata all'albo di Dylan Dog in edicola questo mese, noterete marcati contenuti socialisti e di sinistra. Lo scrittore, Mauro Uzzeo, ha dichiarato su FB che quelle sono le sue idee e che le medesime sono condivise dalla direzione della Bonelli. Domanda: che senso ha produrre delle storie di sinistra quando il pubblico è in  maggioranza di destra? Non ci riferiamo al centrodestra, ma alla Destra, che in tutto il mondo avanza. Musumeci, nuovo governatore della Sicilia, è di destra. Ex-missino e ora di Fratelli d'Italia-AN. E poi ci sono forze emergenti di Destra verace, come Forza Nuova di Roberto Fiore in costante crescita. In tutto questo, produrre una storia in cui i sostenitori della famiglia tradizionale sono rappresentati con immagini grottesche ottiene un solo risultato: perdere altri lettori. Non stupiamoci, quindi, se le vendite di Dylan Dog, da quando è iniziata la gestione di Recchioni, sono crollate: da 120.000 a 78.000 copie. Al Plano.

sabato 11 novembre 2017

MEGA-SCOOP! FUMETTISTI VICINI AI CENTRI SOCIALI ACCOSTATI A BONIFICI A FAVORE DI AGENTI DEI SERVIZI!

Fino a tre anni fa era impensabile avviare una discussione su un forum o un social basata sul fatto che nei fumetti si fa politica attiva di sinistra a 360 gradi, che molti editori sono socialisti e che molti autori sono di sinistra. Oggi, grazie a noi di Comix Archive, il tema della politica è entrato nel vivo delle discussioni di settore e i tanti riferimenti politici, che prima nessuno osava sottolineare, ora tengono banco. Perfino gli autori sono usciti allo scoperto e dal momento l'attuale Sistema è controllato dalla sinistra (ancora per poco!), nessuno osa dire o confessare di pensarla in modo diverso. Quelli che lo hanno fatto in questi anni non lavorano più! O non si vedono più a certe latitudini. Un altro tema caldo che abbiamo cavalcato e che oggi è al centro di molti topic riguarda i simboli esoterici che si rinvengono in molte opere, alcune delle quali a sfondo satanico e massonico. Tutti sanno che Hugo Pratt, fervente fascista (ha aderito alla RSI) è stato anche massone e secondo molti, è stato grazie all'influenza delle logge se ha potuto esprimersi e diventare sì famoso. Ripetuti e diretti sono stati infatti i riferimenti massonici nelle sue opere. Niente di cui stupirsi, anche il padre e il nonno di Pratt erano massoni! Chi sono, invece, i massoni di oggi nel mondo del fumetto? Nessuno osa confessarlo per un semplice motivo: temono, infatti, di essere accusati di avere ricevuto aiuto in virtù della appartenenza a qualche loggia. Quando si parla di questi temi, viene naturale pensare a gruppi occulti (a volte eversivi e criminali come è stato per la P2 di Licio Gelli), servizi segreti deviati, oscure trame contro la democrazia, ecc. La storia di questo Paese dal 1946 ad oggi è ricca di episodi di tal genere, che hanno visto intrecciati esponenti politici, mafiosi, massonici, occulti, ecc. Sul Sole24Ore è uscito un articolo che se avrà seguito, rischia di generare un putiferio nel mondo del fumetto.
 

Si parla di circa 642 milioni di euro usciti dalle casse della Banca Popolare di Vicenza tra il 2009 e il 2013 aventi come destinatari esponenti politici, dei servizi segreti e... di fumettisti di sinistra! Che c'entrano i fumettisti di sinistra con politici, agenti segreti e imprenditori discussi? I rapporti non sono illegali, però il fatto che i soldi dei risparmiatori siano stati usati per operazioni, i cui contorni non sono stati precisati getta un'ombra sulla affidabilità del sistema bancario italiano. Si parla anche di altri conti di altri istituti, quali BNL e Banca Nuova risalenti ad anni precedenti. Nei periodi interessati erano al governo Berlusconi e Monti (entrambi accostati a logge massoniche e poteri forti): personale della Protezione civile e dei Vigili del fuoco, funzionari del Consiglio superiore della Magistratura. Poi avvocati, dirigenti ospedalieri, vertici di autorità portuali e di istituzioni musicali siciliane. Ci sono giovani autori e registi di fortunatissimi programmi di infotainment di tv nazionali private, conduttori di trasmissioni di successo sulla radio pubblica, fumettisti vicini al mondo dei centri sociali. E chi sono questi fumettisti vicini al mondo dei centri sociali? Fermi tutti! Avete pensato subito a... ma nel pezzo non si fanno nomi e non ne faremo nemmeno noi. Chi effettuava queste operazioni? Nel pezzo si afferma che i poteri di firma erano di esponenti dei servizi e perfino parenti di mafiosi di alto grado! Il fatto di vedere in questo crogiolo di agenti segreti, politici, esponenti delle Istituzioni, ma anche dei fumettisti di sinistra lascia pensare ad una longa manus, che si estende fin dentro le case editrici dei fumetti, si... quelle che dicono che non fanno politica e poi ricevono soldi dalle banche per fare della politica. Il mondo del fumetto trema. Perché solo oggi queste rivelazioni? Perché la sinistra perderà le prossime elezioni e i tempi sono maturi per cantare? Kristoffer Barmen.

venerdì 10 novembre 2017

DIABOLIK (ANNO LVI) N. 11! MEGA-RECENSIONE! UNA STORIA INUTILMENTE COMPLICATA MA BEN DISEGNATA!!!

Una storia inutilmente complicata per celare una evidente inconsistenza della trama, del soggetto, della caratterizzazione dei personaggi e della articolazione della storia. In altri termini, secondo noi, un disastro. Prima torna Tito Faraci in pianta stabile su Diabolik, prima la collana si rialzerà dalle attuali secche in cui è finita da quando è aumentata la presenza di Roberto Altariva. Si salvano solo i disegni, per la prima volta convincenti dopo mesi di costanti delusioni. Il team formato da Jacopo Brandi e Renato Nunziati dona alle tavole quella modernità, quella precisazione delle anatomie, quella costruzione delle inquadrature e quelle armoniose espressioni che negli anni d'oro hanno fatto di questo fumetto il migliore prodotto italiano del settore. A questo punto, ci chiediamo noi, cosa aspetta Gomboli a promuovere i due copertinisti ufficiali della collana? Le cover di Buffagni si perdono in inutili tentativi di seguire lo stile, già di per se non soddisfacente, di Zaniboni. Perché non affidarsi allora a Brandi e Nunziati anche per le copertine? La trama è piatta, tanto che la noia, dopo una ventina di pagine, ha già conquistato buona parte del campo e inizia l'attesa del colpo di scena che ripaga chi ha comprato l'albo con consueta fedeltà pluriennale. Prima di proseguire, un appello: fate qualcosa per far uscire Diabolik anche in Svezia. Acquistarlo dall'Italia diventa costoso e le storie di questo 2017 non hanno certo fornito un incentivo per continuare. Ma il fronte tiene! Una vendita di pietre preziose avrà luogo presso la villa di Adriano Milius, una fortezza inespugnabile, in cui ogni angolo è presidiato da incredibili congegni di sicurezza. Insieme alla bellissima moglie Cora organizza quello che dovrà essere un finto furto: con la complicità inconsapevole di Rodolfo Sandal (a cui Cora fa credere, d'accordo con il marito, di essere innamorata), le pietre saranno rubate. In realtà, Sandal si impadronirà di falsi, mentre i veri gioielli saranno venduti sul mercato nero con annesso incasso del premio di assicurazione! Poi Cora andrà all'estero, dove Sandal si sarà rifugiato, per ucciderlo! Quante volte abbiamo letto una trama di questo tipo in Diabolik? La notte in cui l'allegra compagnia si riunisce alla casa Milius fa da cornice alle scene di un tipico film giallo. Finti sorrisi per celare vecchi rancori e al calar della notte pugnali e intenti omicidi regoleranno i conti. E infatti, a casa Milius sono presenti Stefano Carrel, un collezionista d'armi e lo stesso Rodolfo Sandal. Diabolik entra in azione nello stesso momento. Grazie ad un piccolo dirigibile a propulsione elettrica riesce ad avvicinarsi alla villa senza far scattare gli allarmi, che altrimenti si sarebbero attivati ove qualcuno avesse solo sfiorato muri di cinta, vetri, ecc. Con la maschera di Sandal si fa aprire la finestra della camera dove dorme Carrel, che provvede a narcotizzare.
 

Quando, però, si reca nello studio di Milius per rubare i gioielli viene sorpreso dal vero Sandal, che attiva i sistemi di sicurezza. Diabolik è intrappolato nella camera di Milius da robuste pareti di acciaio scese dal soffitto. Sandal corre ad avvisare Cora, ma questa si imbatte nel corpo senza vita di Adriano Milius: qualcuno lo ha pugnalato! Intanto, alla villa arriva anche Ginko con le forze speciali per catturare Diabolik, che non sembra avere speranze di fuga. Che può fare quando i poliziotti faranno irruzione in massa nella stanza? Eppure si scaglia contro di loro armato solo di due pugnali, con cui uccide uno di loro, ma non può evitare di essere catturato. La scena è surreale e in parte ingenua. Il modo in cui i poliziotti fa irruzione va contro ogni buon senso e protocollo. Lì per lì l'uccisione del poliziotto da parte di Diabolik sembra un inutile gesto di crudeltà, ma Diabolik non uccide mai senza un motivo. Nel manico del pugnale infatti ha nascosto i gioielli che ha rubato e che crede veri. In questo modo, il pugnale, quale arma del delitto, sarà conservato nel deposito della polizia e potrà essere recuperato con comodo in seguito. Diabolik viene liberato da Eva durante il trasporto verso la prigione, anche qui in un modo semplicistico lontano dalle rocambolesche trovate dei tempi d'oro. Le emozioni finiscono qui e la storia crolla. La parte restante dell'albo serve a spiegare cosa è successo. Ad uccidere Milius è stata Cora, che vuole i gioielli per se. D'accordo con il marito li avevano nascosti nel paralume della camera da letto, ma ora non ci sono. Cora pensa subito a Farrel, ma anche lui non li ha presi. Carrel, però, l'ha vista di nascosto mentre uccideva Adriano Milius e ora vuole ricattarla: se non diventerà la sua amante, la denuncerà alla polizia. E i gioielli chi li ha presi? Ma Diabolik nello studio di Milius! Sandal lo ha visto vicino alla cassaforte (dove erano custoditi importanti documenti) e ciò ha fatto pensare a Cora che lui credesse di trovarvi i documenti. In realtà, Diabolik l'aveva sottoposta al penthotal la notte prima e aveva scoperto il piano del marito. I gioielli li ha poi inseriti nel manico del pugnale, che come sappiamo userà qualche minuto dopo per uccidere il poliziotto. A questo punto, entra in scena Farrel, appassionato di armi e collezionista di quelle usate per i delitti, che corrompe un poliziotto per avere quello di Diabolik senza sapere che celano una fortuna. Diabolik però lo scopre e liquida il poliziotto prima che di poter consegnare il pugnale a Farrel! Una trama complicata, dunque. L'idea di fondo era buona ma ci è parsa buona, ma è mancata una certa attenzione nella sua articolazione alimentando una confusione che non ha aiutato nella comprensione. L'albo è impreziosito da tre figurine dell'album di Diabolik! Nessun collezionista le staccherà mai dal volumetto. Sven Blomqvist.

giovedì 9 novembre 2017

ITALIA: NIENTE MONDIALI IN RUSSIA 2018! MA LA VERA APOCALISSE E' IL CROLLO DELLE VENDITE DI DYLAN DOG

La mancata qualificazione della nazionale italiana di calcio ai mondiali in Russia 2018 è stata battezzata Apocalisse dai giornalisti sportivi. Tranne l'edizione del 1930 in Uruguay alla quale l'Italia non partecipò, solo nel 1958 l'obiettivo era stato fallito. La nazionale, inserita nel girone 8 del torneo di qualificazione europeo, inciampò nella formidabile Irlanda del Nord, che nella partita di ritorno vinse per 2-1 (ma le possibilità di qualificazione furono già compromesse nella sconfitta della partita di andata con l'altra squadra del girone, il Portogallo). E nel fumetto quale sarebbe l'Apocalisse? Senza dubbio il fallimento del rilancio di Dylan Dog curato dalla coppia formata da Roberto Recchioni e Tiziano Sclavi. Il primo ha dichiarato in pubbliche interviste di avere attuato direttive del secondo (Sclavi, in interviste altrettanto pubbliche ha negato tale versione, sostenendo che tutto sarebbe stato diretto e gestito dal fumettista romano). In questi giorni si è parlato molto dei dati di vendita diffusi nei commenti in calce ad un articolo apparso su Giornale Pop. Ne abbiamo parlato qui. Gli interventi di Mauro Boselli sono stati rilevanti poiché hanno permesso di appurare che le vendite di Tex calano in modo regolare ogni anno secondo Boselli di 5.000 copie. Noi abbiamo dimostrato, invece, che il calo è più marcato: 8.000 lettori ogni anno lasciano la serie di Aquila della Notte. Boselli ha dichiarato che il numero di luglio 2017 ha venduto 176.000 copie. Luglio è il mese delle letture sotto l'ombrellone e statisticamente i fumetti vendono molto di più. Più verosimilmente, quindi, le vendite medie di Tex dovrebbero attestarsi (come affermato da Bottero) sulle 170.000 copie. Il misterioso Alex, che da come si è espresso potrebbe far pensare ad uno che lavora nel comparto della distribuzione, ha affermato che Tex venderebbe di meno: 157.000 copie! Boselli lo ha smentito, ma senza produrre dei documenti ufficiali di riscontro. E Marcello Toninelli, noto per il suo lungo ciclo su Zagor, pure lui intervenuto nei commenti, lo ha sfidato a produrre i tabulati del distributore!
 

Alex ha citato anche quello che potrebbe essere il dato attuale delle vendite medie di Dylan Dog nel 2017, cioè 78.000 copie! Il nostro ultimo dato, risalente ai primi mesi del 2017, parlava di 86.000 copie (fonte: A. Bottero). Nel 2016 Dylan Dog vendeva 90.000 copie. Possibile che in un anno abbia perso 12.000 lettori? E' significativo il fatto che Boselli, nei suoi interventi, abbia preso posizione solo sui dati di Tex, serie che cura in modo diretto. Non ha contestato, invece, gli altri dati, tra cui quelli di Dampyr, altra serie di cui Boselli è curatore e creatore. Ma non ha preso posizione sui dati di vendita di Dylan Dog diffusi da Alex! Possiamo interpretare questo comportamento come una mancata difesa del suo collega Recchioni, che cura la serie dell'Indagatore dell'Incubo, concludendo che i dati forniti da Alex su Dylan Dog sono verosimili? La reazione di Recchioni non si è fatta attendere. Sul suo profilo FB ha scritto: Faccio un poco fatica a capire come un blog di fumetti, gestito da uno sceneggiatore allontanato da SBE e che ospita i contenuti di un altro sceneggiatore allontanato dalla SBE, possa essere preso in seria considerazione quando si parla di SBE. Non dico che i pettegolezzi e le malignerie non siano divertenti, dico solo che dati i presupposti, non sono molto attendibili. Secondo un modus operandi non dissimile da precedenti, il Recchioni non prende posizione sui contenuti delle dichiarazioni, ma attacca gli autori delle stesse sul piano personale e il sito che essi gestiscono. Secondo Recchioni: poiché i due (che poi nei commenti è stato possibile accertare essere Toninelli e Pennacchioli) sono stati allontanati dalla Bonelli, ciò che scrivono non può essere preso in seria considerazione. Un attimo: a dire che Dylan Dog vende 78.000 copie non è stato Toninelli e nemmeno Pennacchioli! Bensì Alex! Recchioni parla di contenuti non molto attendibili, non di contenuti non veri! La precisazione è doverosa e si presta a molteplici interpretazioni, tra cui quella che, molto probabilmente, il dato di Alex potrebbe essere veritiero. E qui viene il bello!!!
 
Recchioni è stato chiamato su Dylan Dog, secondo la versione pubblica, perché le vendite della collana, già in calo da anni, nella gestione di Giovanni Gualdoni stavano calando più del solito. C'era il rischio di un tracollo. Gualdoni era arrivato sulla collana nel gennaio 2010. Allora la serie vendeva 160.000 copie. Quando lasciò il testimone a Recchioni le vendite erano calate a 120.000 copie. In quattro anni la serie aveva perso 40.000 lettori con una media di circa 10.000 lettori all'anno! Recchioni doveva porre rimedio a questa situazione. L'anno dopo, nel 2014, il sito Fumettologica citò dati ufficiali risalenti a Davide Bonelli e Mauro Marcheselli: Dylan Dog era sceso a 112.000 copie. Il primo anno di gestione di Dylan Dog by Recchioni era costato la perdita di ben 8.000 lettori! E ricordiamo ancora le polemiche e le discussioni al fulmicotone su social e forum, in particolare gli attacchi che il Recchioni subì per le novità, molto contestate, inserite sulla serie. Da allora dati ufficiali non sono più arrivati e il motivo non è difficile da intuire. Se pensiamo a tempi più felici in cui sugli albi Bonelli venivano citati dati di vendita in segno di potenza e dominio sul mercato, non è difficile argomentare che oggi ciò non avviene perché i risultati non sono brillanti come quelli di un tempo. Da altre fonti abbiamo ricavati i dati di vendita di Dylan negli anni successivi. Fonti ufficiose: 100.000 copie  nel 2015; 90.000 copie nel 2016 e oggi 78.000 copie nel 2017! Se facciamo due conti non è difficile notare che in quattro anni di gestione Recchioni le vendite di Dylan Dog sono o sarebbero calate di 42.000 copie, cioè più di quanto perso nella gestione Gualdoni! Recchioni potrebbe fare come Boselli e prendere posizione sui dati di vendita citati nel sito del Pennacchioli, ma finora non lo ha fatto. E noi riteniamo perché i dati potrebbero essere sulla stessa lunghezza d'onda di quelli citati da Alex. Il contratto di Recchioni come curatore di Dylan Dog scadrà nel 2018 e molti si chiedono se gli sarà rinnovato. O si sta già pensando alla sua successione? Al Plano.

mercoledì 8 novembre 2017

LUCCA COMICS 2017: LE NOVITA' DELLA RW EDIZIONI! RIPRENDE LA PUBBLICAZIONE DELLE SERIE LINEACHIARA!

Una volta le mostre fumetto erano l'occasione per conoscere da vicino autori americani, gustare le novità portate dalle case editrici, volumi o nuove serie. Gli anni novanta vengono spesso criticati, ma allora quelle che oggi sono chiamate convention erano così. L'assenza di internet accendeva la curiosità dei fan, i cui semi venivano diffusi negli editoriali delle collane. Quando i diritti della DC appartenevano alla Play Press e dall'altro lato del banco c'erano Alessandro Bottero e Andrea Materia, giganti inimitabili, le folle assiepavano lo stand. Oggi è tutto diverso. La DC vive un momento di profonda crisi, in Usa ed anche in Italia. Serie di scarso livello e una certa confusione editoriale da parte di Rw, che nonostante le promesse di migliorare le cose, continua a deludere. Da quando è iniziato Rebirth, l'attenzione dell'editore napoletano si è concentrata sulle nuove serie, mentre il resto della produzione è diminuita. Della Vertigo escono poche cose, mentre il settore manga è affidato ad uscite estemporanee. Quali novità sono arrivate da Rw a Lucca Comics 2017? Da un pezzo apparso sul sito (non il forum!) di Comicus apprendiamo che Lorenzo Corti è il responsabile editoriale (chi è il direttore editoriale?) e Salvatore Cervasio è il group editor, figura che in italiano dovrebbe corrispondere al redattore di gruppo e in teoria la carica sarebbe subordinata a quella di responsabile editoriale. Nonostante le difficoltà, si annuncia che Lanterna Verde raggiungerà il numero 100! Un dato eclatante. Finora nessuna serie italiana aveva avanzato così tanto. Ciò può essere un maxi-evento?
 

Segue l'elenco delle uscite ordinarie con la descrizione dei contenuti, tra cui il nuovo evento batmaniano, Metal, che si dipanerà sulle varie uscite del Cavaliere Oscuro. Poi tanti volumi di ristampa di classici, tutti prodotti per fan duri e puri della DC Comics (quei fan che dal 2012 costituiscono il pubblico principale dei fan dell'editore italo-arzanese). Desta curiosità un volume con un team-up tra Wonder Woman e Conan! C'è spazio per un volume su Midnighter, il supereroe frocio proveniente dalla costola Wildstorm Universe (magari è per questo che di rado si fa vedere senza maschera?!). Un omnibus con la raccolta della collana della JSA di Geoff Johns, altra chicca classica che non può mancare sulla libreria del fan DC e poi Sandman di Jack Kirby. Mega-sorpresona-finale: riprendono le pubblicazioni del settore Lineachiara con Trono d'Argilla e Sette Pistoleri! Avremmo gradito conoscere il motivo per cui una sezione a fumetti resta ferma per due anni e poi riprende a pubblicare. Il punto non è questo (non è difficile capire che lo stop biennale sia stato causato da problematiche economiche e/o di personale). E Goen, la sezione che pubblica i manga? Niente riferimenti. E le tante serie iniziate, spezzate, annunciate e mai uscite? E la rabbia di tanti fan che ora, proprio in virtù della mancanza di comunicazione circa i motivi di questi scossoni, stop e riprese, magari iniziano a dubitare della solidità della struttura e prima di ricominciare a comprare aspetteranno che si accumulino numeri? Per ora l'unico prodotto convincente DC in Italia resta Batman. Dimitri Temnov.

martedì 7 novembre 2017

DAIKENGO: IL ROBOT CHE COMBATTE CHI MINACCIA LA SUA PATRIA ALL'INSEGNA DEI VALORI DELLA DESTRA!!!

Daikengo è uno degli anime più rilevanti degli anni d'oro della produzione giapponese targata Toei Animation, nato dalla fantasia di quel grande genio che era Akiyoshi Sakai (creatore, tra gli altri, di Cyborg 009, Ugo il Re del Judo, Sally la Maga, Gatchaman, Godam, Yattaman, Baldios, Golion, Arbegas, Ransie la strega, ecc.). La serie si compone di 26 episodi andati in onda sul canale Tv Asahi dal 27 luglio 1978 al 15 febbraio 1979. In Italia l'anime arrivò nel 1981 passando su varie televisioni private. Ogni episodio aveva una durata di 30 minuti ciascuno. Il titolo originale traslitterato è Uchū majin Daikengō, laddove l'attenzione si colloca sulla parola majin, che indica il termine con cui nella cultura giapponese sono conosciuti i demoni. Tradotto in lingua italiana il titolo sta per Demone Spaziale Daikengo. E' interessante notare che anche Mazinger deriva dalle parole majin e ga, giocando sul concetto di grande potere che può essere usato per diventare un dio o un demone, scelta tra il bene e il male che insieme corrompe e al tempo stesso fortifica (sempre che si faccia la scelta giusta). A differenza degli anime nagaiani, l'animazione si presenta più curata anticipando in parte quel concetto dei real robot che si vedrà da Gundam in poi. Il mecha design è stato curato da Kunio Okawara, che viene considerato il capostipite del settore. Prima di lui il mecha designing non aveva dignità di autonomia e si perdeva nella miriade di attività propedeutiche alla creazione di anime robotici. Il mecha design è quella parte del disegno d'animazione consistente nella ideazione e realizzazione di disegni di robot, navi, auto e quanti altri oggetti meccanici e, più in generale, tecnologici per opere di fantasia. Okawara creerà anche il design di Gundam! Se prestiamo attenzione sono molte le somiglianze tra Daikengo e Gundam, per chi ha occhio. A differenza di altri anime, la storia si svolge su pianeti alieni, i cui abitanti però sono simili ai terrestri ed hanno strutture sociali e politiche non dissimili. Come accaduto per molti altri prodotti del genere, per gli autori era più facile ambientare le avventure di queste storie su pianeti lontani e civiltà extraterresti piuttosto che sulla Terra con le inevitabili polemiche che sarebbero arrivate dagli accostamenti. E come altri anime del settore, anche Daikengo si può considerare una serie di Destra con la sottolineatura di tutti i grandi valori morali di questa ideologia: famiglia, patria, giustizia, ordine, normalità sessuale, matrimonio, libertà economica, valorizzazione del singolo, ecc.


In una galassia lontana lontana, il pianeta Emperius è minacciato di invasione dalle forze del pianeta Magellano, che ambisce ad estendere, grazie alla sua forza militare, il dominio su tutto il settore. L'erede al trono di Emperius, il principe Samson, è caduto nella battaglia combattuta decisiva nel disperato tentativo di fermare le forze nemiche guidate dal generale Roboleon! Quest'ultimo è una figura grottesca, che unisce momenti di ironia per la sua goffaggine a momenti in cui manifesta una accentuata malvagità. Per Emperius non sembra esserci speranza. Messo alle strette, il re Empel decide di giocarsi il tutto per tutto usando il gigantesco robot noto come Daikengo, una antica macchina da guerra che si risveglia ogni 950 anni grazie al passaggio di una cometa, la Stella del Guardiano. Il momento è vicino. Chi lo guiderà nella battaglia contro le forze di Magellano? Dopo la morte di Samson, a Empel sono rimasti due figli: Ryger, nuovo erede al trono e Ryuga, più piccolo di età, ma anche debole ed insicuro. La ragione di stato impone di sacrificare il più debole, Ryuga, perché Ryger dovrà un domani guidare il regno. Costui, però, non è d'accordo. Il suo amor di patria lo induce, con la sua amica Cleo e altri due robot servi, a salire di nascosto su Daikengo e di partire alla volta dello spazio per distruggere i magellani. Quando viene reso edotto del fatto, Empel è furioso. Disconosce Ryger e nomina Ryuga erede al trono. A Ryger non importa. Il suo scopo è distruggere i nemici che minacciano la sua patria. Non gli interessa sedersi su un trono a poltrire. Ad aiutare Ryger ci sarà anche il misterioso Bryman, che poi si rivelerà essere il redivivo Samson (per sopravvivere è stato trasformato in un cyborg!). In questo link potrete vedere la prima puntata di Daikengo in lingua italiana. Dice il principe Ryger al momento di assumere il comando supremo di Daikengo: il ruolo di comandante si addice ad un uomo inesorabile come me. Mi assumo io questo incarico. E così Ryger grida: Daikengoooooooo! E il gigantesco robot si solleva da terra per andare a distruggere le forze di Roboleon. Ryger è un combattente, un vero guerriero di Destra e alla fine i suoi ideali forgiati nella grandezza di Daikengo lo porteranno alla vittoria insieme al suo amore per la Patria, lo Stato e la Famiglia! La sigla dell'anime in italiano è cantata da Lino Corsetti e Claudio Pizzale in un singolo pubblicato nel 1982. Il testo era di Walter Rodi e Giorgio Santini per l'etichetta Lupus. Dell'anime di Daikengo non esistono versioni manga. Sven Blomqvist.

lunedì 6 novembre 2017

LUCCA COMICS 2017: PER GIOCHI UNITI UN SUCCESSO DI LIVELLO OMEGHA! LA NUOVA OPERA DI ENZO TROIANO

Lucca Comics 2017 si è chiusa con un bilancio negativo rispetto alle passate edizioni. I biglietti venduti sono stati in tutto 243.332 contro i 271.208 dell'edizione 2016, che significa -10,28%. Il costo dei biglietti non è stato basso: 19,00 euro e il primo pensiero dei fan è stato: con questi soldi quanti fumetti potevano essere comprati? Tutti soldi tolti via agli editori, nei cui forzieri in parte sarebbero stati riversati. Un costo umano, tipo 5,00 euro a persona, no eh? In tutto questo che ruolo hanno avuto gli editori di fumetti? Molti vanno a Lucca per vendere, ben sapendo che è l'unica occasione in tutto l'anno in cui venderanno qualcosa. Ed è questo l'aspetto che tutti o quasi hanno notato. Agli stand si vendeva e bene. Però... c'è un grosso però perché il fumetto da questa edizione è uscito male se si esamina la convention come luogo per promozionare il fumetto al di là dei suoi ristretti confini di sottocultura. Poca o scarsa attenzione da parte dei media. Ci sono stati passaggi sui canali Mediaset, forse qualcosa per la Rai regionale e poco più. Interviste dei fumettisti o degli editori in tv? Nemmeno a parlarne. Al di fuori del settore non li conosce nessuno. Molti si autopompano sui social, atteggiandosi a divi, insultando i personaggi politici, che non sanno nemmeno della loro esistenza. Lucca è altro e cosa ben diversa dai comics. E' game, giochi e gli editori del settore sono usciti molto felici da questa manifestazione, come quelli di Giochi Uniti, che con Omegha di Enzo Troiano hanno aperto le porte di un mondo nuovo: per la prima volta un fumetto viene ideato per lanciare un gioco!
 

Non è cosa da poco e di questo evento parleremo a breve in un articolo di prossima pubblicazione che farà vedere i sorci verdi a qualcuno e più di qualcuno! Lucca non è più comics. Il fumetto interessa solo alla piccola platea dei suoi attori, grandi e piccoli. Gli editori erano tutti lì, dalla Bonelli alla Panini, alla Rw, alla Cosmo, alla Bao, ecc., con tutto il loro carico di cover speciali, gadget, cofanetti, ecc.Gli ospiti non sono mancati, anche se i fasti del passato sono solo un ricordo. Lo scorso anno Rw fece capire a tutti come si fanno soldi in questo settore. Propose in volume Dark Knight Returns al costo di 99,95 euro in 450 copie numerate e firmate ognuna da Frank Miller! Tutti venduti e incasso di almeno 50.000 euro. Micacazzi. Ciò che si è visto quest'anno, come dice Recchioni, è la scarsa attenzione riservata al fumetto: Lucca Comics & Games io la amo da pazzi e ci andrei anche se non lavorassi nel campo. Detto questo, mi sono guardato i cinque video diari giornalieri realizzati da quelli dell'organizzazione della manifestazione e il tempo dedicato al fumetto in questi filmati è piuttosto indicativo del futuro prossimo per il nostro settore all'interno del festival. Lucca sarà soltanto games e non più comics? Se ciò avviene il motivo sta nel fatto che i fumetti non interessano più a nessuno? Se diamo uno sguardo al settore, non c'è editore che possa vantare vendite in su. Stanno perdendo tutti, Bonelli in primis, in cui il curatore di Tex, Boselli, dice che Aquila della Notte perde lettori ogni anno. Omegha ha aperto la porta per un mercato nuovo? Noi pensiamo di si! Al Plano.