mercoledì 21 giugno 2017

LILITH CHIUDE PERCHE' ARRIVATA AL TERMINE PROGRAMMATO! NON CI CREDIAMO E VI SPIEGHIAMO IL MOTIVO!

E anche Lilith chiude. La notizia è vecchia e risale a molti mesi fa quando gli autori precisarono che con il numero 18 la serie della nota cronoagente si sarebbe conclusa. Iniziata nel novembre 2008 con una periodicità semestrale, è una collana creata da Luca Enoch di genere fantascienza ed avventura. Come al solito, quando una serie Bonelli chiude capita spesso di leggere sui forum o sui social, a volte da parte degli stessi autori o degli addetti ai lavori che li sostengono, che ciò è avvenuto perché la serie aveva una fine programmata. Secondo la loro tesi, la testata chiude non perché non vendeva, ma perché era stato stabilito che si dovesse chiudere con quel numero. Le vendite non c'entrano. Non abbiamo chiuso perché abbiamo fatto un flop come invece sostenete voi. Abbiamo chiuso perché avevamo stabilito di fermarci con quel numero. Va bene, ma noi non ci crediamo proprio per il semplice motivo che una affermazione del genere non è condivisibile né aderente alla realtà. Ogni collana, che si tratti di una mini o maxiserie, viene sempre concepita con la speranza che vada bene per produrre nuovi capitoli di essa all'interno di nuove mini o maxiserie. Questo è un principio generale che vale per tutti gli editori. Ovvero: si va avanti finché vale la pena proseguire, cioè finché il fumetto vende. Nel caso della mini o maxiserie, se il fumetto vende bene, dopo pochi mesi ne viene messa in cantiere una nuova.


Prendiamo il caso di Lukas di Michele Benevento. Nato come maxiserie di 24 numeri ha chiuso con l'uscita del 24esimo numero! Se scrivessimo che Lukas ha chiuso perché non vendeva, affermeremmo qualcosa di inesatto. Se invece scriviamo che Lukas non è andato oltre i 24 numeri prestabiliti perché le vendite pregresse non hanno convinto l'editore Bonelli a mettere in cantiere nuove stagioni, allora scriveremmo qualcosa di sostanzialmente corretto. Con questo non intendiamo dire che Lukas non ha venduto bene, ma che non ha venduto così tanto bene da convincere l'editore a farlo andare avanti. Tradotto in numeri significa che, molto probabilmente, Lukas ha chiuso con vendite che non superavano le 10.000 copie. Stesso destino ha avuto Adam Wild di G. Manfredi, nato come maxiserie di 24 numeri. Quando mancavano una manciata di uscite alla fine, l'autore annunciò lo stop al progetto. Adam Wild chiuse con il numero 26. Il motivo: vendeva troppo poco per andare avanti (parliamo di meno di 10.000 copie). Stesso discorso per Orfani di Roberto Recchioni. Lo ha detto di recente lo stesso Recchioni. All'inizio furono messe in cantiere due stagioni di 12 episodi ciascuna. In base alle vendite si sarebbe deciso di mandare in stampa una terza stagione. E così fu. Con la fine della terza qualcosa però si inceppò nel meccanismo recchioniano. Le vendite, già in calo, superarono il punto di non ritorno.
 
E così, dopo due mini di tre numeri, è partita la sesta e conclusiva stagione di Orfani. Recchioni non lo ammetterà mai, nemmeno sotto tortura. Ma di recente Bottero ha dichiarato che le vendite di Orfani sono scese a 10.000 copie, la soglia sotto la quale oggi, in casa Bonelli, un progetto viene chiuso, cancellato, ecc. I tempi sono questi. Nell'era della comunicazione globale scrivere che una serie chiude perché non vende equivale ad affermare che gli autori hanno sbagliato tutto e che gli editori non avrebbero dovuto dare loro fiducia. Prendiamo Morgan Lost. L'autore parlò di un primo blocco di 25 numeri già pronti. Si sarebbe proseguito solo in caso di vendite buone. Morgan Lost prosegue. Secondo noi oggi vende meno di 20.000 copie (come Dampyr di Boselli) e andrà avanti fino a quando non scenderà sotto la soglia limite delle 10.000 copie. Siccome in casa Bonelli le storie vengono preparate con un anticipo non inferiore a 12 mesi, il destino di una maxiserie di 24 numeri sarà deciso intorno all'uscita dei numeri 9-10. E Mercurio Loi di A. Bilotta? Dall'editore è stato presentato come serie regolare. Probabilmente, anche in questo caso sono stati preparati un tot di numeri per vedere come vanno le vendite. Tra qualche mese avremo contezza del suo destino, anche se a giudicare dai primi pareri in rete, il giudizio sembrerebbe negativo. Intanto, tra pochi mesi chiude Orfani di Recchioni. Al Plano.

mercoledì 14 giugno 2017

RECCHIONI: NUOVE POLEMICHE! NEL FRATTEMPO LA PETIZIONE IN RETE CHE CHIEDE LA SUA SOSTITUZIONE VOLA

Oggi ci hanno riferito dell'ennesimo scontro di Roberto Recchioni con un lettore su Facebook. Nessuna novità. E' da quando è iniziato lo sfortunato (e secondo noi inconcludente) rilancio di Dylan Dog che l'ex-autore di Detective Dante, Pugno e Murphy 911 (tre tra le sue massime opere) che il rapporto tra il fumettista di Torpignattara e il suo pubblico è stato difficile. E adesso che il suo ciclo alla Bonelli si avvia alla fine, il livello della tensione, così come quello dello scontro con i suoi detrattori, si è alzato in maniera considerevole. Dopo il caso-Marra (che ha sostenuto l'esistenza di una cricca romana e da allora alcuni collaboratori di Recchioni, magari in senso ironico, hanno collocato il simbolo della Massoneria come immagine dei rispettivi profili su Facebook) ed il caso-Garofoli, oggi è scoppiato il caso-Di Nocera. Nulla che riguardi la persona dell'autorevolissima firma di Repubblica di Carlo De Bendetti. Parliamo di caso-Di Nocera perché il fattaccio è avvenuto sul suo profilo Facebook, divenuto terreno di scontro tra Recchioni e un lettore di Dylan Dog. Di Nocera ha pubblicato un post dal titolo Il comune sentire del fumetto con l'intenzione di stigmatizzare talune convinzioni del pubblico a suo dire errate. Tra queste anche l'affermazione secondo cui Recchioni sarebbe superiore ad un popolare youtuber fumettistico. Opinione rispettabilissima quella della autorevolissima firma di Repubblica di Carlo De Benedetti. Abbiamo preso contatto con il suddetto youtuber, nostro amico e ci ha espresso la ferma volontà di non essere menzionato. Sembrava finita lì, con lo youtuber che opportunamente evitava di farsi coinvolgere nel trollaggio orchestrato dai fanboy del curatore, quando ad un certo punto è entrato sulla scena un lettore con allusioni simpatiche, secondo noi, che a Recchioni e non sono proprio piaciute. E francamente in questo caso aveva proprio ragione.
 

Non possiamo riportare le espressioni usate da R. Recchioni in questa sede nella dialettica con il lettore, il cui intento, secondo noi, era meramente ironico. O forse non conosceva il modo che ha Recchioni, a volte colorito, ma simpatico, di difendere il proprio punto di vista nelle discussioni sulla rete. Proprio in questi giorni è uscito un libro su di lui dal titolo l'Asso della Rete. Asso è uno dei personaggi di Stephen King a cui il Recchioni sembra molto affezionato. Il problema è un altro e concerne il rapporto e la stessa immagine che la Bonelli ha con il pubblico. La domanda che molti si pongono è: le manifestazioni del curatore sono in linea con entrambe o anche alla luce dei risultati negativi della gestione (34.000 lettori persi di Dylan Dog e flop di Orfani che chiude l'ultima stagione con 10.000 copie di media) sarebbe il caso di archiviare in anticipo la sua avventura milanese? In rete, da qualche mese, è stata aperta una PETIZIONE PUBBLICA, che chiede proprio questo: la sua rimozione dalla Bonelli. Finora hanno firmato 4657 persone. Recchioni è senza dubbio un personaggio, ma come scrittore si è visto poco. Alterchi così accesi con i lettori sono conformi allo stile Bonelli? Cosa sarebbe accaduto se Sergio Bonelli fosse stato ancora qui? Dopo circa 4 anni di cura editoriale e 34.000 lettori perduti (erano 120.000 nel 2013 e oggi sono 86.000), ha senso continuare su questa strada? A tremare sono i recchioniani, con questo termine intendendo coloro che con Recchioni sono arrivati in Bonelli assumendo posizioni importanti. Un nuovo curatore chiederà spazio per i suoi collaboratori e forse i primi a cadere saranno i copertinisti. C'è già che sogna il ritorno di Stano. E Tiziano Sclavi? La versione ufficiale afferma che è stato lui a volere Recchioni. Quindi, se le cose sono andate male la colpa è di Sclavi? Quello che sappiamo è che il nuovo curatore avrà molto lavoro da fare. Al Plano.

martedì 13 giugno 2017

TEX CLASSIC IN VERSIONE MORBIDA SENZA LA SCENEGGIATURA ORIGINALE DI GIANLUIGI BONELLI! PERCHE'?!!

Tex è uscito in formato striscia per la prima volta in edicola nel settembre 1948. La Costituzione repubblicana era in vigore da una manciata di mesi e il ricordo della II guerra mondiale era ancora fresco come testimoniato dalla maggior parte degli edifici danneggiati dai bombardamenti Usa. Al comando del Paese, sotto l'egida degli Alleati, c'era quella che si poteva chiamare una coalizione di centro-destra, cioè la prima Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi con il 48,11% delle preferenze. Al secondo posto, il Fronte Popolare dei maledetti comunisti con il 30,76%. Il rischio che in Italia fosse instaurato un regime criminale di dittatura del proletariato (come avvenuto in altri Paesi finiti nell'incubo del blocco sovietico) era stato sventato. Pochi mesi prima alla delegazione italiana alla conferenza di Parigi era stata imposta la firma di un vergognoso trattato di pace, che umiliava il Paese ancor più del trattato di Versailles del 1919 che aveva prostrato la Germania imperiale degli Hohenzollern (il II Reich). Allora come oggi, gli italiani erano di destra in grande maggioranza. La sinistra, consumata dall'odio e dal livore, covava di distruggere la famiglia e le basi cristiane del Paese. Probabilmente, data la sua pericolosità il partito comunista di allora avrebbe dovuto essere sciolto e i suoi capi arrestati e mandati in esilio, ma a Yalta erano stati firmati accordi dai quali il mondo risultava diviso in due blocchi. I buoni a ovest, i criminali a est. Tex nacque in quel fervore socio-politico come derivazione di tanti grandi personaggi di successo del decennio precedente. Giovanni Luigi Bonelli era il direttore della rivista Audace dal 1940 e le sue creazioni riflettevano i miti americani già durante i due decenni precedenti, da Dick Tracy a Furio Almirante. Il linguaggio tipico di quei fumetti rispecchiava una precisa appartenenza ideologica, che in anni successivi è risultata scomoda. Un passato di gloria da dimenticare, perché l'Italia non era più una grande potenza e nel nuovo ordine mondiale sarebbe stata alla mercé di altri in semi-sovranità.
 

Come oggi. Gli americani non hanno mai smesso di comandare e ad essi si sono aggiunti i nuovi co-padroni UE. Il passato, però, non si dimentica. Nelle edizioni successive dei primi numeri di Tex Willer la Bonelli attuò una operazione che lì per lì era sfuggita a molti: cambiare i dialoghi delle sceneggiature dei primi anni per renderli più adeguati secondo il costume dei decenni successivi, in cui tutto ciò che era stato prima doveva essere dimenticato. Il passato, però, non si dimentica e riemerge nel ricordo degli appassionati, che alla prima occasione sfoderano con orgoglio i primi numeri della collana in formata striscia del 1948-49. Le differenze con la nuova ristampa classic a colori, ospitata all'interno della ristampa Tre Stelle di cui prosegue la numerazione, sono chiare. Come notate dalla sovrapposizione delle due vignette. Quella a colori è del 2017. Quella in bianco e nero è del 1948. Il disegno è uguale, ma i testi sono del tutto diversi. Il senso non cambia, ma la forma è differente. I testi del 1948 sono più forti, esprimono in modo vigoroso il senso del pensiero di Giovanni Luigi Bonelli. I testi presentati nel 2017 no. I credits dell'albo attribuiscono la paternità allo stesso G.L. Bonelli, ma perché non presentare gli stessi dialoghi del 1948? Che senso ha apportare una modifica che diminuisce di rilevanza l'estetica di allora? Nel testo del 1948 Tex manifesta la sua violenza. Sembra attirato dalla prospettiva di sottoporre Coffin, il criminale, a sofferenze proporzionali al male recato. Il Tex odierno è di maniere più spicce come era l'originale, ma sembra un vecchio ammorbidito dall'età. Il Tex giovanili di allora oggi non esiste più. Anzi, in qualche caso è stato perfino fatto apparire più di sinistra che di destra, snaturandone le caratteristiche originali. Nel Tex del 1948 Coffin è un cane. Nel Tex del 2017 Coffin sembra meritorio di un trattamento più umano. Nel 1948 Tex ha in mano la vita di Coffin. Potrebbe ucciderlo quando vuole. Nel 2017 aspetta la sua condanna. Qual è il migliore? Lo lasciamo decidere ai lettori! Kristoffer Barmen.

lunedì 12 giugno 2017

CRISI DEL FUMETTO: ORFANI CHIUDE E SALUTA I SUOI FAN! UNA RIFLESSIONE SUI SUOI MOTIVI E IL MERCATO!

Sul profilo Facebook di Roberto Recchioni si ritrova sovente la pubblicità di una sua opera recente: Orfani. Recente per così dire, poiché esce già da tre anni. Orfani ha esordito in edicola nell'ottobre 2013 con l'intenzione dichiarata di farne due stagioni di dodici episodi cadauna. Costo in preventivo: circa 3 milioni di euro! A dichiararlo fu lo stesso R. Recchioni in questa intervista. Non sappiamo se quei soldi furono spesi tutti o di quelli investiti quanti sono poi rientrati. Il primo numero di Orfani vendette circa 50.000 copie. Il primo numero. Recchioni ebbe a dichiarare in una intervista che con le vendite di Orfani avrebbe voluto riempire il San Paolo, che allora aveva una capienza di 60.000 posti. Obiettivo mancato, dunque. Nella stessa intervista, il suo amico Mauro Marcheselli (allora direttore editoriale della Bonelli) manifestò l'auspicio che la serie si assestasse sulle 50.000 copie o addirittura sulle 80.000 copie. Sogni di una mezza estate, se ci passate la battuta. Otto mesi dopo il sito Fumettologica rivelò che le vendite della serie Orfani erano scese a 29.000 copie. Il dato era ufficiale. L'autore del pezzo dichiarò di averlo avuto da Mauro Marcheselli e Davide Bonelli. I fatti vanno contestualizzati. Quando Orfani uscì alla fine del 2013 nessuna serie Bonelli (eccettuate Tex e Dylan Dog) vendeva oltre 40.000 copie. Era, dunque, immaginabile che una serie nuova scritta da un autore molto popolare sui social ma fino a quel momento poco attivo sul fronte bonelliano potesse arrivare a vendere 50.000 copie di media? Di Orfani sono state realizzate altre quattro stagioni, due di dodici episodi e due di tre. La collana è stata proposta anche in allegati ai quotidiani e in volumi editi dalla Bao di Michele Foschini, un altro amico di Recchioni (come si evince da pubbliche interviste). Fu per il tramite di Recchioni che la Bao iniziò la collaborazione con la Bonelli da cui è nato il catalogo in comune. Non sappiamo quante copie hanno venduto i volumi di Orfani by Bao. Riserbo assoluto. Abbiamo sentito voci e non sono buone. Siccome si tratta di voci, preferiamo non parlarne. Il dato più recente di Orfani lo ha fornito il grande Alessandro Bottero: 10.000 copie. Troppo poco per continuare ad andare avanti. E infatti Orfani chiude. Il dato di Bottero arriva pochi mesi dopo l'annuncio della chiusura della collana mensile da parte dello stesso Recchioni, come vedete dalla immagine.
 

Recchioni elenca i primati di Orfani, ma non menziona il dato delle vendite. Dice alla fine del post: Tra poco più di un anno sarà terminata, ma di soddisfazioni ce ne ha date. Le soddisfazioni sono quelle che elenca nel post. Soddisfazioni che riguardano Recchioni come autore e creatore di Orfani, non certo per la casa editrice, il cui obiettivo è vendere quante più copie possibili di un'opera e mandarla avanti finché vende. Altrimenti, chiude. E' la regola del mondo dell'editoria. Posto che le serie a fumetti prima o poi chiudono (anche Dylan Dog chiuderà un giorno), Orfani, secondo noi, è stato un grosso flop. Tra le molte dichiarazioni che Recchioni fece alla fine del 2013 su Orfani vi era quella per cui la serie avrebbe dovuto portare nuovi lettori alla Bonelli, pescando nel variegato mondo dei videogiochi. Un mondo che Recchioni conosce bene, visto che collabora con la piattaforma Multiplayer. Ma alla Bonelli la serie Orfani ha dato soddisfazioni e se si quali? Di recente una intervista del direttore editoriale Michele Masiero a proposito di Orfani parla di Risultato Raggiunto. Quale sarebbe questo risultato? Una serie che chiude per basse vendite quali risultati può portare ad una casa editrice? Si potrebbe affermare che Orfani, per un certo periodo, è andato bene e infatti dopo le prime due stagioni ne hanno programmate altre quattro. Però, se guardiamo i dati, Orfani dopo poco più di 8 mesi dalla uscita del primo numero, aveva perso circa la metà dei lettori, passando da 50.000 a 29.000 copie e oggi chiude a 10.000 copie. Un disastro, secondo noi. Siccome non siamo così ingenui, sappiamo che i vertici di una casa editrice non ammetteranno mai il flop in modo chiaro né attribuiranno colpe o responsabilità ai loro autori. Semmai i conti vengono regolati in privato e all'interno. Fuori deve apparire l'immagine di un progetto che, per il tempo in cui è stato proposto, ha dato risultati. Orfani ha dato soddisfazioni anche ai collaboratori di Recchioni, che con lui hanno lavorato su John Doe all'ex-Eura. Tutti o quasi hanno lavorato sulla serie Orfani e alcuni si sono insediati in Dylan Dog (i copertinisti Cavenago e Accardi sono ex-disegnatori di John Doe). Soddisfazioni a 360 gradi per il creatore R. Recchioni e per tutti coloro che hanno lavorato sulla collana, perché le soddisfazioni non sono finite. Tutto nasce dal contratto che la casa editrice sottopone a scrittore e artisti.
 





Due sono le fonti che permettono ad un fumettista di trarre reddito dalle opere da lui create: le royalties e le somme pagate dalle future ristampe. Le royalties sono percentuali sulle vendite, che in una certa misura l'editore garantisce per contratto al creatore. Non conosciamo se una siffatta clausola sia stata inserita nel contratto tra la Bonelli e il Recchioni per Orfani, ma siamo pronti a scommettere di si. Recchioni conosce il sistema e sa come tutelarsi con gli editori. La clausola prevede che se le vendite superano una certa soglia, concordata per contratto, il creatore percepisce una somma ulteriore a quella garantita dai diritti sulla pubblicazione. Se le vendite calano sotto quella data soglia, il creatore si deve accontentare di quello che l'editore paga per la pubblicazione dell'opera o di quello che gli arriva dalle pubblicazioni estere. L'altra fonte di guadagno da un'opera a fumetti è data quindi dai diritti di pubblicazione. La Bonelli paga non solo per la prima uscita, ma anche per le ristampe. Se un domani la Bonelli decidesse in futuro di ristampare Orfani, dovrà pagare una certa somma al creatore e ai singoli fumettisti impegnati sugli albi ristampati. Poi dipende dalle dimensioni. Una cosa è ristampare un numero di Tex che vende centinaia di migliaia di copie, altra è un'opera che vende molto, molto meno come Orfani per l'appunto. Recchioni potrebbe, però, portare Orfani presso un altro editore, ma in Italia oltre alla Bonelli non c'è nessuno in grado di garantire i medesimi guadagni. Nemmeno la Panini, che è sì un gigante, ma solo perché pubblica una montagna di materiale. Se ci soffermassimo sui dati di vendita delle singole testate, ci sarebbe da farsi qualche domanda. Questo spiega perché Recchioni pubblicizza molto Orfani e poco Dylan Dog sul suo profilo. Di Dylan Dog è solo il curatore. Viene pagato per curare la serie e per le storie che si autoapprova, non per altro. Inoltre, il mandato come curatore di Dylan Dog sta per finire e allora Recchioni si concentra sul fronte che gli garantisce di più: Orfani. E gli conviene farlo ora visto che con la conclusione della sesta stagione Orfani chiude come serie avente una periodicità mensile. In varie altre interviste, Roberto Recchioni ha precisato che Orfani proseguirà con speciali semestrali o annuali. Si prospettano, quindi, futuri incassi per lui e per i fumettisti che saranno operativi su siffatti volumi.


Nella discussione che abbiamo riportato, Recchioni smentisce che la serie Orfani sia stata conclusa per le basse vendite. Afferma che tale decisione era stata presa fin dall'inizio con un termine preciso. Il discorso non quadra. Ed è lo stesso Recchioni che offre argomenti contraddittori. Se esisteva un contratto per fare due stagione e una terza se le vendite delle prime due fossero state buone, alla luce dei dati pubblici in nostro possesso, possiamo concludere nel senso che tra il 2014 e il 2015 Orfani ha avuto vendite medie di 25-26.000 copie. Una soglia che per contratto sarà stata ritenuta sufficiente per continuare ad investire e produrre una terza stagione, come poi è avvenuto. Dopo la terza stagione qualcosa si sarà rotto. E' probabile che ci sia stato un sensibile calo delle vendite fino a circa 20-21.000 copie e che in Bonelli abbiano voluto muoversi in modo più cauto. La quarta stagione viene così rinviata e sostituita da due mini-stagioni di tre numeri ciascuna. Ed è forse questo l'errore commesso da Recchioni. Con le due mini-stagioni le vendite potrebbero essere crollate fino a scendere alle attuali 10.000 copie, chiudendo ogni possibilità di programmare nuove stagioni, oltre alla sesta (che poi si può ritenere la quarta effettiva, escludendo le due mini di tre numeri). Dalle dichiarazioni rese nei commenti sopra, Recchioni smentisce questa tesi. Ritiene che la chiusura di Orfani, che lui afferma non essere mai stato in perdita, non sia collegata con le vendite. Tesi non condivisibile per i motivi sopra esposti, nonché per la naturale ed ovvia considerazione secondo la quale perché un editore dovrebbe concludere una serie che gli garantisce utili? E' vero, come dice Recchioni, che ci sono stati contratti con termini precisi, ma cosa ha impedito di sottoscriverne altri per nuove stagioni di Orfani? Recchioni afferma che il riferimento al San Paolo era relativo solo al primo numero. Non è così. Marcheselli, co-intervistato nella stessa sede, auspicò che le vendite si stabilizzassero sopra le 50mila copie. Era quindi ovvio che i due non si riferissero solo al San Paolo per il primo numero. Il San Paolo ha circa 60.000 posti. Oltre ad Orfani, per questi motivi, Recchioni si è molto adoperato per Mater Dolorosa, ossia la sua storia di Dylan Dog n. 361! Ovvio: lì prenderà anche i soldi dei diritti di pubblicazione. E il futuro? E' in arrivo 4 Hoods a novembre! Edmund Freisler.

domenica 11 giugno 2017

RECCHIONI VS. FRISENDA: PER PARLARE DI BILANCI DELLA BONELLI GLI AUTORI DEVONO ESSERE AUTORIZZATI!

In un pezzo leggendario ci siamo occupati dei dati di bilancio della Bonelli, mettendo a confronto le voci più significative degli ultimi tre anni. Lo potete leggere qui. Nella tabella trovate anche i dati del bilancio 2015 relativi, quindi, ai risultati dell'esercizio 2014. In un post pubblicato sul suo profilo social, ne parlò anche Recchioni che scrisse: Dati pubblici di bilancio della aziende. Soggetto: SBE. Il fatturato cresce a 31.971.034 dai 28.674.618 dell'anno precedente, e cresce anche l'utile netto, a 3.408.807 dai 2.251.688 del precedente rendiconto. La liquidità cresce anche quella, adesso siamo arrivati a 43.165.153. Le uscite sono state 299, 20 in più dell'anno precedente, le copie distribuite 18.906.710, quelle vendute 9.266.053, con un reso del 51%. Dove sta la vostra crisi? Notate bene che il Recchioni sottolinea come i dati citati indichino una crescita rispetto all'esercizio precedente, quello dell'anno 2013. Il messaggio: stiamo crescendo. Dove sta la crisi?
 

Il post è del 5 luglio del 2015. Recchioni sottolinea che il fatturato è cresciuto. Nel 2013 è stato di euro 28.674.618. Nel 2014 è salito a euro 31.971.034. Sono oltre 3 milioni di euro in più guadagnati. All'epoca Recchioni non poteva saperlo, ma il bilancio 2016 relativo all'esercizio 2015 ha segnato un diminuzione del fatturato. I 31.971.034 sono scesi a 29.028.264. La differenza è notevole. In un anno il fatturato è ben calato di euro 2.942.770. Se tra il 2013 e il 2014 il fatturato era cresciuto di 3 milioni di euro. Tra il 2014 e il 2015 il fatturato è calato di 3 milioni di euro. In pratica, tutto il surplus di fatturato relativo all'esercizio precedente è andato perduto! Chissà se Roberto Recchioni è ancora convinto che il mercato non è in crisi. Ma questo è un altro discorso. Se confrontiamo altre voci dei due esercizi di bilancio, notiamo che le copie stampate nel 2014 sono state 18.906.710. Nel 2015 le copie stampate sono calate a 17.970.000. Significa: meno 936.710 copie!
 

Ricapitolando: tra il 2014 e il 2015 il fatturato della Bonelli è calato di circa 3 milioni di euro, chiudendo però sempre in attivo. Le copie distribuite tra il 2014 e il 2015 sono calate di circa 1 milione. Interessante il confronto tra le copie vendute. Nel 2014 sono state vendute 9.266.053. Nel 2015 sono state vendute 8.940.000 copie. La differenza è notevole. Tra il 2014 e il 2015 la Bonelli ha venduto 326.053 copie in meno. Roberto Recchioni non è un analista finanziario, cioè la figura professionale che si occupa dello studio dei bilanci delle società. Il suo parere è quello di un profano. Lui pensa che un reso del 51% sia un risultato positivo. Per quanto ci riguarda, no. Un reso del 51% significa che più della metà delle copie stampate e pagate da Bonelli non è stato venduto, finendo al macero. Nel luglio del 2015 Recchioni si chiedeva dove sta la crisi. Alla luce di questi risultati, noi possiamo rispondere che la crisi c'era prima e c'è oggi più grave di prima.
 

Visto che tutte le voci a cui faceva riferimento un anno e mezzo fa segnano oggi un decremento. Dove prese Recchioni quei dati pubblicati nel post del luglio 2015? Il primo pensiero è che li abbia avuti dalla Bonelli. La Bonelli è una spa. I suoi bilanci di esercizio sono pubblici. Chiunque può averli facendo una visura al registro delle imprese. La visura ha un costo inferiore ai 10,00 euro. Non è necessario essere interni alla redazione per consultarli. E questo vale per tutti gli altri editori italiani costituiti in forma di società di capitali. Il punto che ci preme approfondire in questa sede è un altro. Come vedete dal post sotto, Recchioni sostiene che i numeri di cui ha parlato indicano che la Bonelli è in crescita. Quindi, poiché i numeri del bilancio successivo sono stati inferiori, seguendo il suo ragionamento, si può dire che la Bonelli non è più in crescita? Come sopra, Recchioni non è un analista finanziario e il suo parere è quello di un profano.
 

Sotto nei commenti Recchioni nei commenti preciserà che i dati di cui ha parlato li ha tratti da alcuni forum dove se ne parlava, quindi non li ha avuti dalla redazione. Ad un certo punto, nella discussione interviene il disegnatore Pasquale Frisenda, artista in forza alla Bonelli Editore, che chiede: Roberto Recchioni: Scusa, solo una domanda, ma tu sei stato autorizzato da qualcuno in redazione a diffondere dati simili? Seguono vari commenti in cui viene evidenziato ciò che abbiamo detto sopra. I dati di bilancio della Bonelli sono pubblici. Non serve una autorizzazione per parlarne. Frisenda chiede qualcosa di specifico. Che i dati fossero pubblici non ci piove. Ma Recchioni aveva il permesso di parlarne su un social network. Ai suoi tempi, Sergio Bonelli pretendeva dai suoi autori che di certi argomenti non si parlasse in un certo modo. Questa regola vale ancora in casa alla Bonelli o qualcosa è cambiato? Frisenda ha posto una domanda precisa.
 

Pasquale Frisenda afferma che una autorizzazione serve per parlare in pubblico di questi argomenti se chi a parlare in pubblico è un autore della casa editrice. Frisenda vuole che a rispondere sia Recchioni, a cui ha chiesto se lui ha avuto il permesso per pubblicare il post di cui sopra e discutere con semplici lettori di argomenti di carattere aziendale. Frisenda aggiunge che colui al quale è stata posta la domanda, non ha bisogno di avvocati difensori. Quello che ci colpisce è che, dalle parole di Frisenda, sembra che esista in casa Bonelli la necessità di essere autorizzati a parlare dei dati di bilancio. Il fatto che essi siano pubblici non cambia le cose. E quindi Recchioni ha avuto il permesso di farlo o la decisione di parlare su FB dei dati di bilancio della Bonelli è stata una sua iniziativa? Recchioni conosce i dati di vendita, perché non li diffonde? In realtà, in alcuni casi lo ha fatto. Come in questa intervista del 2014 parlando di 112.000 copie.
 

Ginevra del Centro Andrea Pazienza ha ragione. La Bonelli è una spa e come tutte le spa i suoi dati di bilancio sono accessibili con una comune visura che costa 2,50 euro. E lo stesso vale per Panini, Bao, Cosmo, ecc. Frisenda vuole sapere se il Recchioni è stato autorizzato a parlare dell'argomento. Il fatto che sia pubblico non impedisce ad una casa editrice di esigere dai suoi collaboratori di non affrontare in pubblico alcune questioni. Frisenda parla di una sorta di permesso per parlare del bilancio. Recchioni nega. Il problema è: perché la Bonelli dovrebbe impedire ai suoi autori di parlare in pubblico del bilancio, accessibile a tutti? La cosa sembra dare molto fastidio a Frisenda che pretende che il Recchioni si spieghi. Ci sono altre cose di cui gli autori per parlare in pubblico hanno bisogno di un permesso? Continuiamo nella lettura dei post. Potrebbe venirne qualcosa di epico visto che il contratto di Roberto Recchioni è in scadenza il prossimo anno.





Per parlare dei dati pubblici della Bonelli gli autori hanno bisogno di una sorta di permesso. Lo riferisce Pasquale Frisenda, secondo cui esiste una lettera che conterrebbe questa ed altre regole ancora. Si tratta forse di una sorta di decalogo su quello che gli autori possono e non possono dire in pubblico? Attribuendo fede a ciò che dice Frisenda, per parlare del bilancio, anche se pubblico, l'autore deve avere il permesso. Recchioni non lo ha chiesto. Dalle sue risposte piccate lo si capisce in modo chiaro. Non sappiamo come la cosa sia stata risolta in privato. Se Frisenda si è lamentato con i vertici della Bonelli perché Recchioni parla in pubblico di cose su cui gli altri devono tacere se non autorizzati. Il problema è un altro: secondo Recchioni il fatto che il 51% degli albi Bonelli resti invenduto è un fatto positivo. Recchioni è ottimista. Se la metà della produzione resta sullo stomaco non è un fatto positivo. E' una catastrofe, secondo noi. Gabriel Piazza.

sabato 10 giugno 2017

MEGA-INTERVISTA CON SAURO PENNACCHIOLI: TUTTA LA VERITA' SUL FUTURO DELLA SERIE DI MARTIN MYSTERE!

Oggi abbiamo l'Alto Onore di ospitare sul nostro sito ancora una volta il popolare scrittore e giornalista, nonché esperto di fumetti e collaboratore di varie case editrici, Sauro Pennacchioli, il quale qualche giorno fa ha pubblicato un post nel gruppo Facebook conosciuto semplicemente come Fumettoso facendo una previsione molto fosca sul futuro della serie di Martin Mysteré di Alfredo Castelli. Secondo quanto da lui riportato, Martin Mysteré potrebbe chiudere a breve. Noi ne abbiamo parlato qui. La reazione dei fan più accanati, come era facilmente immaginabile, non è stata piacevole. E allora abbiamo voluto chiedere ancora una volta a lui, a Sauro Pennacchioli, di chiarire meglio la portata delle sue dichiarazioni e capire se effettivamente Martin Mysteré chiuderà o andrà avanti.
 
Comix Archive: Salve, Sauro e ancora una volta grazie per essere qui. Qualche giorno fa hai pubblicato sul gruppo Facebook noto come Fumettoso un post che ha destato nei lettori di Martin Mysteré timori per il futuro della collana. Cosa ci puoi dire in merito? Esiste davvero il rischio che MM possa chiudere a breve?
 
Sauro Pennacchioli: Fumettoso è un gruppo di Facebook dove trattiamo il fumetto con una certa ironia, dato che a volte mi sembra che la serietà dei gruppi sia un po’ eccessiva. Spero che, applicandomi in questo nuovo gruppo, io possa venire odiato universalmente come te dagli appassionati del fumetto senza dovere usare l’espediente del complottismo. Quanto a Martin, non chiuderà a breve, dato che c’è una scorta di storie cospicua, anche se non la saprei quantificare.


Comix Archive: su un gruppo Facebook qualcuno ha postato una mail attribuendone il contenuto ad Alfredo Castelli, che sembra avere in parte smentito le tue affermazioni. Pensi che quelle dichiarazioni, sempre che possano essere riferite al vero Castelli, siano state dettate per rassicurare i fan preoccupatissimi?
 
Sauro Pennacchioli: Sicuramente la mail è di Castelli. Dopo le mie affermazioni imprudenti avrà sentito l’esigenza di tenere buoni i fans.
 
Comix Archive: questa mail parlerebbe di un blocco delle nuove storie che riguarderebbe anche le altre serie della Sergio Bonelli Editore, confermando quello che Serra aveva detto due anni fa per Nathan Never. Una affermazione che non farà piacere ai fumettisti, che rischiano di restare senza lavoro. Cosa ne pensi?
 
Sauro Pennacchioli: Se ci fosse davvero un blocco contemporaneo su più serie sarebbe un disastro per gli autori, che si troverebbero disoccupati. Per quello che ne so il blocco riguarderebbe solo Martin, così i suoi autori potranno essere distribuiti nelle altre serie.
 
Comix Archive: se confrontiamo il testo delle tue dichiarazioni con quelle attribuite a Castelli, si nota concordanza su un fatto. La produzione di nuove storie si è fermata, ma Castelli ha precisato che blocchi ci sono stati anche in passato senza che ciò sia preludio di future chiusure. I fan hanno ragione di preoccuparsi?
 
Sauro Pennacchioli: Sì, i blocchi sono avvenuti anche in passato. Questo però è diverso. Martin non ha mai venduto molte copie, ma ora è ai minimi storici. Alla Bonelli hanno voluto verificare le potenzialità del personaggio con la ristampa per il quotidiano La Repubblica e con la maxi-serie a colori. I risultati non sono stati molto incoraggianti: comunque lo si proponga, il marchio di Martin non sembra attirare lettori, purtroppo.

Comix Archive: nella sua mail Castelli sosteneva che la tua Gola Profonda era lui. Puoi confermare questo oppure si tratta di un'altra persona molto informata?

Sauro Pennacchioli: Quello che so mi è stato detto da persone coinvolte nella faccenda. Se non proprio al 100%, l'attendibilità è almeno al 90%: Martin Mystere può sempre aumentare le copie vendute, finché esce.
 
Comix Archive: nel gennaio del 2017 hai pubblicato sul tuo sito, Giornale Pop, un articolo dal titolo Perché Martin Mysteré va male. L'errore di Alfredo Castelli, scritto con cognizione di causa visto che anche tu sei stato autore di Martin Mysteré. Hai detto che il Corriere dei Ragazzi ha rovinato Castelli. In che senso?

Sauro Pennacchioli: Nel senso che il Corriere dei Ragazzi lo ha indirizzato verso uno stile didattico e didascalico. Il Corriere aveva grandissimi autori, ma era rovinato dalla smania di essere “educativo”. Così l’Intrepido vendeva 600mila copie alla settimana, mentre il CdR crollava sotto le 100mila. Però, sempre nel Corriere dei Ragazzi (e anche prima), Castelli aveva dimostrato di essere un grandissimo autore umoristico. A Sergio Bonelli aveva proposto anche altre serie, oltre Martin Mystère, ma tutte realistiche perché sapeva che l’editore odiava il genere comico. Ora però le cose sono un po’ cambiate: magari finalmente la Bonelli farà realizzare a Castelli una serie comica, o semicomica, nello stile degli Artistocratici. Come lettore, lo spero ardentemente. Anche perché non si può tenere a lungo fermo un autore del suo calibro. Ringraziamo Sauro Pennacchioli per la sua gentilezza. Intervista curata da Danilo Stassi.

venerdì 9 giugno 2017

STALKER CONTRO DI NOI PER AVERE DATO RISALTO ALLE OPINIONI DI S. PENNACCHIOLI SU MARTIN MYSTERE!!!

In questo articolo abbiamo riportato una recente affermazione dello scrittore e giornalista Sauro Pennacchioli, secondo la quale la serie di Martin Mysteré, una volta smaltite le storie già pronte, chiuderebbe i battenti. Il Pennacchioli ha indicato come fonte una non meglio precisata Gola Profonda, che gli avrebbe confidato questo sviluppo. La reazione dei fan sui social network e su Facebook in particolare è stata rabbiosa. Una decina di persone, fomentata da un nostro abituale stalker (una persona profondamente disturbata) hanno alimentato un paio di discussioni caratterizzate, in massima parte, da insulti e offese rivolte contro il nostro sito. Siamo alle solite. Riportiamo notizie, dati o voci? Questi delinquenti (si, tali sono e vanno etichettati per ciò che sono) vanno scrivendo che le notizie, i dati e le voci ce le siamo inventate, nonostante sia palese il fatto che nei nostri pezzi siano presenti i link con le fonti. Fanno della diffamazione il modo abituale di esprimersi sui social e credono, utilizzando queste forme, di danneggiare il nostro sito. Non perché ci odiano, quanto perché quello che noi scriviamo disturba certi salottini. Se, ad esempio, noi scriviamo che nel pezzo X è stato detto che la serie Y è calata nelle vendite e indichiamo la fonte, questi delinquenti scrivono che la notizia ce la siamo inventata e non riportiamo le fonti. Il loro sporco fine è intimidirci. E lo fanno anche capire: la smetteremo di perseguitarvi solo se la finite di scrivere certe cose che non devono essere scritte. Uno ce lo ha pure scritto in un messaggio privato! Da parte nostra, non vi è alcuna disponibilità a smettere di scrivere. Sia perché certe intimidazioni fanno ridere. Sia perché più ci attaccano più dimostrano che abbiamo ragione.


Una favola che circola in questi giorni in rete è che i responsabili del nostro sito, in quanto anonimi (dicono proprio così), desiderosi di non svelare le identità, non denunceranno né quereleranno. Chi sostiene questa assurdità istiga gli altri a diffamarci. Ritiene di essere al riparo da azioni legali e assicura gli altri che non ci saranno conseguenze. Copriteli di merda. Nessuno di loro si rivelerà mai. Perché credano una cosa del genere, è un mistero. Se lunedì sarà presentata una querela al più vicino comando di polizia o dei carabinieri, con assistenza di un Avvocato, è piuttosto naturale che sugli atti di querela compariranno i nomi dei nostri responsabili. I destinatari delle querele, quando queste saranno notificate, sapranno di quali fatti sono accusati e chi li ha querelati. Avranno nomi e cognomi, che nel frattempo penseranno di usare sui social nel contesto di altri commenti diffamatori. In questo caso, si vedranno destinare altre querele e il carico pendente aumenterà e dovranno sostenere le spese gravose di un legale per potersi difendere nell'ambito di un processo penale quando, finita la fase delle indagini, potrebbe esserci il rinvio a giudizio. La loro curiosità sarà stata soddisfatta, ma il prezzo pagato sarà alto. In caso di condanna (diffamazione su internet e lo stalking sono reati gravi), ci saranno altre conseguenze non meno gravi se, in seguito e per le querele accumulatesi in precedenza, arriveranno altre condanne con quello che ne deriverà sul piano del lavoro o delle famiglie che dipendono dal loro lavoro. Chiusa parentesi. Torniamo a parlare di fumetti, che è meglio. E delle parole contenute nel post di Sauro Pennacchioli. Martin Mysteré chiuderà non appena saranno finite le scorte di storie disponibili?
 
Nelle discussioni in rete sono state riportate dichiarazioni attribuite ad Alfredo Castelli, il quale ha confermato in parte quanto affermato da Pennacchioli. La produzione di nuove storie è stata ridotta. Dice Castelli (sempre che quelle parole siano riferibili a lui): ci sarà uno stop quasi totale. Poi prosegue, precisando che questo stop interesserà anche le altre serie della Bonelli, confermando quanto disse Serra nel 2015. Qui iniziano le nostre opinioni. Possiamo pensare che, dopo queste parole di Castelli, che parla di stop alla produzione delle serie Bonelli, la situazione sia critica o quanto meno difficile? Noi pensiamo di si. Non è un mistero per nessuno che la situazione di mercato è quella che è. Che la Bonelli ha aumentato di 0,60 euro il prezzo delle sue serie negli ultimi quattro anni e che, in base ai dati ufficiosi rivelati da alcuni addetti ai lavori, sia percepibile un calo costante delle vendite. Nel 2014 Tex costava 2,90 euro. Oggi, dopo tre anni, costa 3,50 euro. Però questa è una cosa che sugli altri siti non viene detta. Non bisogna dire che le cose vanno male. Non perché non è vero, ma perché se voi di Comix Archive lo dite ogni giorno accrescete nella percezione dei lettori una dimensione più grande di quella che è in realtà. Sicuri? Pensate che se noi smettiamo di dire che il fumetto è in crisi, la crisi passa? Non passerà. Lo sappiamo noi e lo sapete anche voi (almeno ce lo auguriamo). Quindi, continueremo a fare quello che abbiamo fatto (con successo) finora. Perché con successo? Suvvia, se è bastato un articolo con affermazioni non nostre (ma di Pennacchioli) per scomodare l'intervento di un gigante della storia come Alfredo Castelli, la conclusione è che il nostro sito è diventato straordinariamente importante.

giovedì 8 giugno 2017

MARTIN MYSTERE CHIUDERA' TRA UN ANNO SECONDO IL POPOLARE GIORNALISTA E SCRITTORE PENNACCHIOLI!

Nel novembre del 2014 scrivevamo un pezzo in cui veniva prospettata, come possibile sviluppo, la chiusura della storica collana di Martin Mysteré di Alfredo Castelli. All'epoca, secondo dei dati ufficiali diffusi dal sito di Fumettologica, la collana vendeva 20.000 copie ed era il terz'ultimo fumetto meno venduto della Bonelli battuto solo da Brendon e Saguaro (oggi chiusi per basse vendite). Nei commenti intervenne a smentire lo stesso Castelli, che annunciò che ci sarebbe stato di lì a poco un rilancio della collana. Parlammo di una decisione che sarebbe stata presa verso giugno 2015. Dopo qualche mese scrivemmo un altro pezzo in cui ci chiedevamo: che fine ha fatto il rilancio di Martin Mysteré annunciato dal suo creatore? In effetti, il rilancio (se così vogliamo chiamare un progetto che prevedeva l'uscita di una maxiserie a colori), doveva essere annunciato alla fiera di Lucca di quell'anno. Nada. Passa un altro anno e arriviamo così a Lucca 2016 e finalmente il rilancio vede vita. Una maxiserie di 12 numeri affidata a Giovanni Gualdoni in veste di curatore, che promette di raccontare ai giovani le avventure del giovane Martin! Una serie a colori in stile comic book! L'accoglimento della critica è negativo. Non abbiamo dati certi, ma si dice che le vendite di questa maxiserie siano insoddisfacenti. Poche ore fa un post su Facebook di Sauro Pennacchioli afferma che Martin Mysteré chiuderà tra circa un anno.
 

Nei commenti Sauro precisa che la sua fonte è una Gola Profonda. Una espressione che indica una persona inserita nel sistema di produzione della collana, precisando che non sono state commissionate più nuove storie e che si stanno smaltendo quelle vecchie. In sostanza, trova conferma quello che scrivevamo circa due anni fa. Nel 2015, infatti, precisammo che se le vendite della collana avessero seguitato a calare, ipotizzare la chiusura della collana nel giro di pochi anni, cioè il tempo necessario a smaltire le storie già realizzate, non sarebbe stato uno sviluppo peregrino, tenuto conto della grave situazione di crisi del mercato del fumetto in Italia. Quindi, Martin Mysteré chiude seguendo il destino di Mister No, di Magico Vento, di Napoleone, di Saguaro, di Brendon, ecc.? Una crisi lenta che, sta stritolando la Bonelli, oggi disperatamente lanciata alla conquista delle nuove leve con serie a colori e dai contenuti leggeri. Tra qualche mese anche la collana Le Storie dovrebbe salutare i suoi scarni lettori (così pare almeno), mentre è già sicura la chiusura di Orfani di Recchioni nel 2018. La crisi non lascia via di scampo. La Bonelli tenta la strada del colore con 20 anni di ritardo e ne paga le conseguenze. Nel 2016 la serie era scesa a circa 15.000 copie, quindi questo sviluppo era  nell'aria. Anzi, era prevedibile tenuto conto della soglia di pericolo al di sotto della quale una serie rischia la chiusura.


Ma perché Martin Mysteré chiude? Come per altre serie italiane, secondo noi, non propone storie relative agli ideali dei lettori italiani, in larga maggioranza di destra nonostante la propaganda anticlericale orchestrata di continuo dal PD e dalle frangie più estreme dei movimenti comunisti tutti asserviti alle logiche delle lobby anti-nazionali che sostengono l'immigrazione sfrenata, i diritti dei gay e delle altre comunità di deviati sessuali con immediato pericolo per la cultura e l'identità nazionale con l'intento di indebolire il Paese. Il successo della destra italiana alle recenti amministrative dimostra che gli italiani rifiutano questo infelice contesto. Gli editori però sono ancora lontani dall'averlo compreso. Arrivano i primi commenti dai gruppi social di MM. Carlo Recagno scrive: Quando si legge Comix Archive bisogna sempre intendere il contrario di quello che dice. Ottima battuta, davvero. Ma in un contesto difficile in cui perfino il tanto celebrato Orfani chiude, voi pensavate di far meglio di Roberto Recchioni? O credevate che sarebbe bastato lanciare una maxiserie a colori adatta ai più piccoli con 30 anni di ritardo per salvare la situazione? Non è che ci confondi con altri siti che parlano di capolavori e dicono sempre che le cose vanno bene? Non è che invece le cose vanno male perché proponendo il colore viene snaturata l'identità del fumetto italiano che è in b/n come quello nipponico?


La discussione si fa interessante. Su un sito viene riportata una comunicazione attribuita ad A. Castelli, il quale dichiara: Devo ammettere che cominciava a mancarmi la ricorrente notizia dell'imminente fine di Martin Mystère (mi pare che l'ultima volta dovesse chiudere sicuramente nel 2014 o 15), e rispondo solo con questo breve messaggio, a cui non ne seguiranno altri. Quello che sostiene Pennacchioli è vero, ma la notizia non è un'"Ultimissima". La gola profonda di cui riferisce "Comix Archive" sono io: infatti ho spiegato in più incontri pubblici che ci sarà uno stop "quasi" totale a nuove storie ("quasi", nel senso che la produzione non si interromperà completamente ma per un po' sarà molto ridotta) in quanto siamo coperti per più di tre anni, ed è opportuno smaltire un po' di scorte prima di ricominciare. Questa regola elementare non vale solo per Martin Mystère ma anche per altre testate della casa editrice, e tra parentesi, blocchi del genere sono già avvenuti in passato. I blocchi NON hanno alcun legame con delle eventuali chiusure, ma se a qualcuno piace crederlo - magari documentando la cosa con testimonianze di chi, su Martin Mystère, ne sa più di me - così è (se gli pare). Aggiungo che - come ho pubblicamente dichiarato anche di recente, non abbiamo ancora un preciso consuntivo a proposito della serie a colori. Aggiungo infine che ci saranno un paio di interessanti sorprese...

...per questo agosto (altre saranno presentate a Lucca). Al prossimo annuncio di chiusura, Alfredo. Se queste parole risalgono davvero a Castelli ne possiamo dedurre alcune cose interessanti. Viene confermato quanto sostenuto da Pennacchioli: stop alla produzione di nuove storie, salvo poi aggiungere che si tratta di un quasi stop e che la produzione sarà ridotta. A noi è sembrata una contraddizione in termini. Anche Serra nel 2015 affermò che la produzione delle nuove storie di Nathan Never sarebbe stata fermata. Ne abbiam parlato qui. Chiarisce che lo stop o il quasi stop alle nuove storie non è relazionato ad una eventuale chiusura prossima. Chiude parlando di sorprese a Lucca. Disse la stessa cosa nel 2014 intervenendo nei nostri commenti. Parlò di un rilancio di MM. Ma se il rilancio a cui alludeva concerneva l'attuale maxiserie a colori sulle avventure del giovane MM in relazione alla quale sembra che non ci sarà prosecuzione dopo i 12 numeri programmati, non ci resta che concludere di essere ancora in attesa del vero rilancio di MM. Al di là di questo, c'è da prendere atto del fatto che le vendite della collana sono molto basse. 20.000 copie nel 2014 e circa 15.000 nel 2016. Pare che alla Bonelli la soglia di sicurezza (che 5-6 anni fa era di 20.000 copie) sia scesa a 10-11.000. Se questa è la situazione, le parole di Pennacchioli paiono credibili perché riflettono una chiara situazione di crisi. Al Plano.