giovedì 17 agosto 2017

GUNDAM: YASUHIKO ANNUNCIA L'USCITA DI UN REMAKE DELLA SERIE ANIME DEL 1979 E UNA MEGA-SORPRESONA

Il mondo fumettistico giapponese è molto diverso da quello di altri Paesi. Una volta beccato il prodotto giusto sanno come valorizzarlo. Gundam è uno di questi e negli ultimi 40 anni ha assicurato ai suoi creatori e/o produttori utili enormi come serie manga, anime, statuine e merchandising di vario tipo. Pochi giorni fa, il noto mangaka Yoshikazu Yasuhiko ha rilasciato una intervista al quotidiano nipponico Daily Sports, secondo cui potrebbe uscire a breve un remake della serie anime originale prodotta dalla Sunrise nel 1979 con la regia del creatore Yoshiyuki Tomino. Ha poi aggiunto che gli piacerebbe continuare la serie anime Mobile Suit Gundam: The Origin in Italia proposta da Dynit e che un grande progetto sarebbe pronto per il 2019 per festeggiare il 40esimo anniversario della serie. Il mangaka è stato anche il character design delle varie serie Mobile Suit Zeta Gundam, Mobile Suit Gundam F91 e Mobile Suit Gundam Unicorn, nonché disegnatore del manga Gundam Origini (edito da Star Comics in Italia), che riprende la serie animata originale sviluppandola e cambiandone alcuni dettagli.


In Giappone hanno tutt'altro che intenzione di mollare il prodotto Gundam. Hanno le risorse umane e materiali per fare molto e dalle parole di Yasuhiko si può capire quanto forte sia la loro volontà. Molti non sanno che la serie manga che descrive la prima saga di Gundam 0079 è uscita solo nel 1994, anche se nel 1982 erano usciti due volumetti che in modo sintetico descrivevano quegli eventi. La Panini Comics propose questa serie in Italia il manga con grande successo solo nel 2000. Nel 2001 è uscita in Giappone la famosa serie Gundam: Origini, terza versione dello storico manga, presentata come una riscrittura degli eventi della serie anime del 1979. In tutto, sono uscite ben 20 serie manga dedicate a Gundam, quasi tutte proposte in Italia. Tra le diverse edizioni segnaliamo la splendida Gundam 0083 proposta nel 1994 dalla Granata Press. Poche settimane fa la Panini Comics, a dimostrazione che il successo di Gundam non si è mai affievolito, ristamperà la serie del 1994. Char Aznable è ispirato a Manfred Von Richtofen, asso dell'aviazione imperiale tedesca della I guerra mondiale. Gabriel Piazza.

venerdì 11 agosto 2017

DYLAN DOG N. 370: MEGA-RECENSIONE! IL SOLITO MESSAGGIO PRO-ISLAM NEL CONTESTO DI UNA STORIA FIACCA

Dylan Dog, fino a prova contraria, dovrebbe essere una serie horror, dove il protagonista, un ex-poliziotto, indaga fenomeni legati al mondo del paranormale. Questo numero 370 offre questa prova contraria. Dove sono il paranormale, i mostri, i demoni, le streghe e i rituali? Potremmo chiederlo a Roberto Recchioni, curatore della collana dal settembre 2013, ma non otterremmo risposta, salvo quelle che fornisce sui social quando viene criticato per il suo lavoro e che non offre alcun contributo alla discussione. Posto che in questa storia di horror non ce n'è nemmeno una goccia, ci chiediamo se oltre a Recchioni ci sia qualcuno alla Bonelli che decide l'ultima parola prima di mandare in stampa i fumetti. Forse non c'è o magari Recchioni, tutto preso dalle discussioni sul suo profilo FB o dai suoi disegni che realizza con strumenti sudcoreani da quando è stato a Seul qualche settimana fa, non si è accorto che questa storia non ha alcun contenuto horror, ma costituisce un manifesto politico di un messaggio di colonizzazione islamica firmato da una scrittrice qui esordiente. Un messaggio che, da un lato, critica l'eccessivo accanimento contro gli islamici (e in questo ha ragione) e che dall'altro dipinge il mondo islamico come qualcosa di rassicurante, di cui non avere paura e contro cui tutto ciò che viene detto o rappresentato in pubblico è una esagerazione. Prima di questa storia non abbiamo mai sentito parlare di Gabriella Contu. La curiosità e la necessità di documentarci ci ha spinto a saperne di più sul suo conto. Per prima cosa abbiamo visto il suo profilo Facebook e i contenuti ci hanno suggerito una vicinanza all'area politica della sinistra tutta schierata oggi a favore del sistema dei banchieri UE, dell'Islam, delle unioni civili e in generale dell'anticlericale messaggio che il PD lancia ogni giorno. Cerchiamo note di biografia, ma non troviamo niente, nemmeno sul sito della Bonelli.


Ci rinunciamo. Volevamo capire sulla base di quali passi è arrivata a scrivere una storia di Dylan Dog. Recchioni su di lei non ci dice nulla, salvo che la vedremo in futuro su altre storie. Chi dice che i fumetti non c'entrano nulla con la politica sbaglia. Questo fumetto è la prova che la politica pervade tutto nell'industria del fumetto italiano e di sinistra in particolare. Questa storia permette di capire cosa succede quando la politica schiaccia una storia senza pietà. Iniziamo dalla copertina di Gigi Cavenago. L'immagine è quella di Dylan ripreso da sotto che vede un aereo schiantarsi contro il Big Ben. Il riferimento è all'attentato dell'11 settembre alle Torri Gemelle di New York. L'immagine è quella ripresa da tante foto di persone che, viste da sotto, guardavano gli aerei schiantarsi contro i due palazzi. Il disegno è molto semplice, limitato all'essenziale, salvo che per il Big Ben, ben realizzato. Il titolo, Il Terrore, è evocativo. Dovrebbe attirare il lettore. Se mettiamo a confronto la cover con la storia ne traiamo l'idea che la prima è lo specchio delle paure dell'occidente e la seconda la realtà, almeno secondo quanto vorrebbe farci notare l'autrice della storia. E se la cover dicesse altro? Se il suo scopo fosse quello di mettere in guardia gli inglesi che vogliono lasciare l'UE? In una tavola del numero 361, Mater Dolorosa, Recchioni fece dire a John Ghost una acida battuta sul fatto che il Regno Unito volesse lasciare l'Unione. Lo stesso Recchioni ha in pubblico assunto una posizione contraria alla Brexit. Passiamo agli editoriali interni. Come detto, Recchioni non ci dice niente della Gabriella Contu. Non sappiamo nemmeno cosa ha scritto prima di approdare qui. Recchioni si limita all'essenziale. Due citazioni per sottolineare quanto sbagliano coloro che attaccano l'Islam e una pubblicità ad una ristampa di una storia di Dylan scritta dal suo amico ed ex-direttore editoriale della Bonelli, Mauro Marcheselli.

Che sta succedendo a Recchioni? Negli ultimi tempi sembra che abbia poco tempo da dedicare a Dylan Dog. Gli editoriali, una volta molto polemici e forieri di tante riflessioni, oggi sono poveri e si limitano a scarne affermazioni. Recchioni dice che fare il curatore gli impedisce di dedicarsi di più ai testi. Noi riteniamo che il problema della collana sia costituito dalla scarsa qualità degli scrittori le cui storie lui ha approvato. Come in questa storia. La Contu non ci è piaciuta. In queste pagine non ci sono mostri, demoni, streghe, paranormale, ecc. Lo stesso Dylan riveste un ruolo di secondo piano, calato in una serie di eventi senza una razionale introduzione. All'improvviso, senza un motivo, tutto piomba nel caos, alimentato dalla paura scatenata dagli stessi media. Se la Contu voleva lanciare un messaggio precisando che quello contro il mondo islamico è un grosso pregiudizio, secondo noi lo ha fatto nel modo sbagliato. Una storia dovrebbe essere costituita da tanti pezzi montati uno sull'altro in modo coerente, logico e razionale. Nulla di tutto ciò si vede in questo testo. Un altro aspetto ci preme indicare: com'è che da qualche tempo nelle storie di Dylan Dog si accentua la presenza musulmana? Avete presente il vecchio Dylan che si scopava una donna in ogni storia? Beh, quel Dylan non c'è più. Ora vuole scoparsi una sola donna, la poliziotta islamica Rania Rakim. La ama? No, perché nel numero 342, il Cuore degli Uomini, Recchioni, autore di quella storia, fece dire a Dylan che lui non ha mai amato le donne che si era fatto. Si trattava solo di sesso. Allora Dylan non ama Rania. Se fosse vero il contrario, Recchioni avrebbe smentito se stesso. Il fine è quello di dimostrare che tra occidentali e musulmani sono possibili le relazioni? E questo non è un modo di fare politica attraverso i fumetti? Non è un messaggio di integrazione? Tra l'altro, gli inglesi sono sempre stati feroci nazionalisti.

I disegni di Giampiero Casertano sono molto efficaci. Potenti nel tratto ed espressivi per il livello cataclismatico degli eventi narrati. Le espressioni dei volti sono quelle che colpiscono di più. Come le inquadrature, la cura dei particolari, gli scenari e il buon rispetto delle anatomie. In qualche punto, ricorda molto lo stile di Hirohiko Araki, quello di Jojo! Il lavoro dell'artista è l'unica cosa che si salva di questa storia, il cui protagonista è un ragazzo islamico, Ahmed, che deve partecipare ad una mostra scientifica per la quale prepara un suo macchinario speciale. Vorrebbe vincere il premio che gli permetterebbe di proseguire i suoi studi. Un professore, caduto vittima della psicosi da terrorismo, scambia quel macchinario per una bomba. In pochi minuti è il caos generale. Tutta Londra precipita nel panico. Ahmed, che ha perso gli occhiali, lui non si accorge di nulla. Ma siccome la fiera sta per iniziare, deve recarsi subito a St. James Park. In un clima irreale, polizia, forze speciali e perfino truppe corazzate si gettano al suo inseguimento! Il tutto in pochi minuti. Cosa vuole dimostrare l'autrice? Che il pericolo dell'Islam è fittizio e non reale ed è alimentato dalla psicosi dei cittadini? Se questo era lo scopo, c'erano altri modi più ordinati per farlo. Una storia più razionale, più approfondita, più caratterizzata, più logica ed armoniosa. Invece, ci è parsa una giustapposizione di emozioni e situazioni messi alla rinfusa. Dylan non capisce nulla. Si ritrova alla ricerca di Ahmed e alla fine lo trova alla fiera della scienza di Londra. L'invenzione del ragazzo non viene descritta, salvo che per la luce che abbaglia tutti. Dovrebbe essere la luce della ragione che prevale sulla follia alimentata dal pregiudizio? Volevamo trattenerci di più sulla trama, ma non c'è altro. Tiratina d'orecchi a Casertano. Nella storia i carri paiono un mix tra carri inglesi Challenger 2 e Merkava israeliani! Dimitri Temnov.

giovedì 10 agosto 2017

TORNA MANFREDI CON MUGIKO ANCORA CON I TEMI STORICI A LUI TANTO CARI! NEL 1977 CANTAVA "LIBERIAMO"

Negli ultimi anni abbiamo visto Gianfranco Manfredi ai testi su quattro numeri di Tex Willer (nn. 654-655-671-672) e sulla collana di Adam Wild, chiusa con il numero 26 per basse vendite. Ne abbiamo parlato qui. Manfredi è noto al grande pubblico per avere creato la testata Magico Vento, durata 131 numeri dal 1997 al 2010, oltre ad alcune miniserie come Volto Nascosto e Shangai Devil. Prima di approdare alla Bonelli nel 1991 ha realizzato per la Dardo la serie di Gordon Link, come clone di Dylan Dog. Da un punto di vista politico, non ha mai nascosto appartenenza o vicinanza per l'area di sinistra. Attivo anche come cantautore fin dai primi anni settanta con Ricky Gianco, nel 1977 realizzò un pezzo dal titolo Liberiamo, in cui esplicitamente chiedeva di liberare, tra gli altri, i prigionieri politici, espressione che all'epoca designava i terroristi di sinistra. Manfredi è pure un appassionato di storia, riguardata tuttavia sotto la lente di ingrandimento della sua parte politica. Calata nei fumetti, però, la storia non paga nel senso che non assicura grandi vendite, specie se il regime imposto dal costume socialista non incentiva la cultura. Adam Wild, Volto Nascosto e Shangai Devil sono serie storiche (ambientate in epoche passate) in cui il tema ricorrente è sempre il medesimo: una fascia della popolazione è dominata da un'altra e il protagonista è colui che riceve il compito di liberarla, tradendo una sorta di vicinanza ad un modo deteriore di considerare le genti oppresse. Il protagonista è sempre un bianco (come visto in Adam Wild). Perché non può essere un negro? Nella epopea salgariana, Sandokan non era forse un membro della parte oppressa? Il bianco era il nemico, James Brooke, non certo un liberatore come Adam Wild. Questo vetusto modo di pensare il rapporto libero/schiavo, a nostro avviso, è il punto debole delle sue opere, oltre alle idee socialiste che non solo non condividiamo, ma neppure riteniamo utili al progresso della civiltà. In questi giorni Manfredi, che ha quasi 69 anni, è tornato con una storia ospitata sul n. 59 de Le Storie.


Protagonista ancora la storia tanto amata da Manfredi, una storia che i lettori, devastati da una ignoranza che la sinistra non ha mai celato di cavalcare (perché il socialismo attecchisce soprattutto negli Stati arretrati dal punto di vista culturale), neppure conoscono. Nei programmi scolastici al massimo si arriva alla I guerra mondiale e qualche brandello del ventennio successivo. Ciò che è avvenuto dal 1939 qualche fortunato asinello lo conosce grazie ai faziosi programmi di Rai Storia o a quelli più veritieri dei canali stranieri. La storia è ambientata nei primi anni sessanta, quando il regime sovietico, dopo la scoperta dei crimini contro l'umanità commessi da Stalin e dai suoi complici, iniziava a scricchiolare. Tutto quello che viene costruito sull'idea socialista è destinato a sprofondare in un mare di letame. La storia lo testimonia. Mugiko è il titolo di questa storia di Manfredi. Abbiamo sfogliato questo volume trovato in qualche edicola italiana profittando del periodo di vacanza. Il protagonista è un agente segreto sovietico, una sorta di controparte del più noto James Bond! Uno 007 comunista! E qui si impone la domanda: esiste mercato oggi per una opera del genere? Come appassionati di storia, la troveremmo anche stimolante, se non altro per smontare eventuali tesi di favore del socialismo, che in radice malcela intollerabilità per qualsiasi modello in contrasto con esso. Intanto, sul forum di Comicus i giudizi su Mugiko sono negativi. Un contesto che nel mondo dei lettori di oggi è del tutto alieno. Una storia che avrebbe avuto un senso in quel 1977 in cui gruppi di squadristi di sinistra che usavano la violenza per imporre le proprie idee, seminavano il terrore nelle strade. Nel 1977 Manfredi cantava di liberare Francheschi. Ma come si può chiedere la liberazione, pure in una canzone, di un tipo che ha fondato una organizzazione terroristica che ha ammazzato tante persone? Oggi come allora Tex li avrebbe impiccati tutti, altro che liberarli! L'unica cosa di cui dovremmo liberarci oggi è la cultura sbagliata della sinistra. Al Plano.

mercoledì 9 agosto 2017

ETHAN VAN SCIVER (DISEGNATORE DI GREEN LANTERN) CONTRO LA SINISTRA E DICHIARA: SONO REPUBBLICANO!

Negli Stati Uniti le ferite aperte dalla guerra di Secessione (1861-1865) sono ancora aperte e grondano sangue. Fu una guerra tra due diversi modi di concepire l'America. Non fu una guerra di liberazione dei negri negli Stati del Sud, ma un conflitto combattuto tra le aspirazioni di un Sud contadino e un Nord che voleva usare le masse nere nelle sue industrie. Una guerra tra la Vecchia America e la Nuova America. Capita però che in occasione delle ricorrenze i vecchi rancori si riscoprono. In America esiste un movimento definito Potere Bianco che predica il suprematismo della razza bianca sulle altre. Una idea sbagliata, che non ha alcuna base scientifica e si alimenta della ignoranza e nel pregiudizio. La vera supremazia non è nel colore della pelle, bensì nelle idee e sono queste che vanno sostenute con veemenza. Noi siamo convinti che le idee della Destra siano superiori alle idee di sinistra, che, incarnate nel socialismo, hanno causato tremendi catastrofi nella storia della umanità. A Charlottesville in Virginia si sono verificati scontri tra suprematisti e antirazzisti. Un conflitto piuttosto inutile. Quella energia poteva essere usata per alimentare la Grande Idea della Destra che ha portato D. Trump alla Casa Bianca. L'evento ha avuto eco nel mondo del fumetto. Nelle riprese televisive alcuni suprematisti sono stati visti indossare l'elmetto di Capitan America! Ethan Van Sciver, uno dei massimi disegnatori americani che ha legato il suo nome alla produzione di Lanterna Verde, è sbottato sui social. Alcuni hanno preteso che lui dichiarasse di non essere un suprematista!


Ecco le parole di Van Sciver: There are strange people on twitter who are pretending to believe that I am a white supremacist or a Nazi because I’m a rare thing in comics: a Republican. It’s intolerable. It’s ridiculous to have to even declare that I’m none of these things. To me, white supremacists are villains from movies. They aren’t me, they aren’t my family, and I deeply resent these calculated efforts to make me feel unwelcome in the industry that I’ve given my life to, and by the way, which has profited greatly from my work. This industry isn’t them or me. It’s us. Their evidence is some ridiculous out of context images from a decade ago, when we were all much more friendly. Being called a ‘Nazi’ by a fellow creator then was quite different, like me calling someone a commie. It was meant in fun. But occasionally, some truly weird people would make a claim that my little diamond logo was a swastika (oh?? HOW? It’s based on the Iron Maiden logo). and a friend would satirize it by making it look like one. For laughs. Because it’s absurd. Around the same time, I decided that I’d make my sketch books look like extremist political tracts. One was called MANIFESTO and contained communist dogma, with backward letters to look like Russian language. The other one was called ‘MY STRUGGLE’ and contained my earliest work on Cyberfrog up to my recent work. The cover was SINESTRO, who we’d redesigned that year to resemble Hitler, and with the fact that most people knew I leaned right, this was a JOKE. Made self-effacingly to my peers who I...

...considered my friends. These many people who spread these images and claim that I am a Nazist are liars. They are lying. Flat out. They are liars who wish this industry wasn’t tolerant of people who do not share their partisan political views. That may include you. It may not. But I’ll lay out my career and the work that I’ve done against theirs. This is MY industry too. And lying liars with a dishonest agenda cannot change that. I have chosen to avoid Twitter. It is a toxic wasteland of negativity. I’ve chosen to avoid discussing politics, for this very reason. But I won’t stand by and let these creeps continue to go unanswered [Ci sono persone strane su Twitter che fingono di credere che io sia un suprematista bianco o un nazista. In realtà, io sono una cosa rara nel mondo del fumetto: un repubblicano. E' intollerabile e ridicolo aver bisogno di dichiarare anche che non sono una di queste cose. Per me i suprematisti bianchi sono come i cattivi nei film. Loro non sono parte di me, non sono la mia famiglia. E nel profondo mi dolgo di questi tentativi di farmi apparire sgradito in un settore a cui ho dedicato la mia vita e che comunque ha ripagato abbastanza i miei sforzi. Il mondo del fumetto non è loro, né mio, ma è di tutti. Le prove che hanno prodotto a favore delle loro tesi sono alcune ridicole immagini fuori contesto vecchie di dieci anni fa, quando eravamo tutti più buoni. Essere chiamato un nazista da un altro fumettista allora era molto diverso, così come per me era chiamare qualcuno amico. Aveva un significato ironico. Eppure a volte alcune persone sarebbero...

...state pronte a dichiarare che il mio logo di diamanti poteva sembrare una svastica (Cosa? Ma se è basato sul logo degli Iron Maiden???). Un amico ci avrebbe scherzato su. Per farsi quattro risate perché si trattava di una cosa assurda. Nel contempo, decisi di arricchire i miei sketch con simboli politici estremisti. Un Manifesto di Sinestro conteneva un logo comunista con le lettere al contrario per farle apparire come fossero caratteri cirillici. Un altro, definito My Struggle, conteneva il mio primo lavoro su Cyberfrog fino a quello più recente. La copertina di Sinestro, che avevamo realizzato per farlo somigliare ad Hitler. Fu uno scherzo giocato sul fatto che molte persone sapevano che io ero di destra e realizzato in modo efficace per persone che ritenevo amiche. La gente che diffonde queste immagini sostenendo che sono un nazista è bugiarda. Mentono. Sono fuori. Bugiardi che vorrebbero che il fumetto non fosse tollerante con persone che non condividono le loro opinioni politiche partigiane. In questa categoria potreste rientrare anche voi. Ma non è così. Non metterò in discussione la mia carriera e il lavoro che ho fatto contro di loro. Questo è anche il mio settore. E bugiardi con una agenda disonesta non possono cambiarlo. Ho scelto di evitare Twitter. Un rifiuto tossico di negatività. Ho scelto di evitare di discutere di politica per questo motivo. Ma non posso permettere che questi insetti continuino a sciamare senza avere una risposta. E nemmeno voi dovreste]. E noi siamo ovviamente d'accordo con Ethan Van Sciver. Grande Destra. Jack Santorum.

martedì 8 agosto 2017

VENDITE USA: MARZO 2017! AMAZING SPIDER-MAN N. 25 CONQUISTA LA CIMA MA AI TESTI C'E' SEMPRE D. SLOTT

La classifica delle vendite di marzo 2017 segnala alcuni elementi degni di nota, che in qualche modo rendono meno grigio un quadro infelice, a cominciare dal fumetto più venduto che è The Amazing Spider-Man n. 25, numero di chiusura del Complotto del Clone, la saga ragnesca più cretina degli ultimi 30 anni. Solo Dan Slott poteva dare il colpo di grazia ad un concetto, quello di cloni, che nel 1975 diede vita alla storica saga dell'Uomo Ragno. Il prof. Warren, i cloni, Gwen e tanti altri, furono tutti elementi di quella magia che negli anni novanta hanno cercato invano di recuperare. E poteva riuscirci Slott? Già dal titolo, il Complotto del Clone, emerge la stupidità dell'idea perché tutti hanno avuto il sentore che ad architettare il tutto sarebbe stato un clone! A quel punto, ipotizzare che quel clone poteva essere Ben Reilly era solo questione di tempo. Più o meno, perché da quello che abbiamo letto nel numero più recente uscito in Italia, non si tratta del vero Ben Reilly, ma di un clone realizzato a sua volta dalle cellule incenerite del suo corpo, che si è impadronito dell'ultima scoperta di Warren, ossia il riportare in vita la gente clonando le parti decomposte dei loro corpi. Un elemento che cela, in realtà, un messaggio pericoloso: l'assenza dell'anima! Riattivare un corpo decomposto può essere possibile solo se si nega l'esistenza dello spirito che prima abitava in esso. Siccome i lettori sono coglioni, nessuno si è accorto di questo messaggio subliminale. Nella top ten, oltre ai soliti numeri di Batman e Justice League per DC e Guerre Stellari della Marvel, è significativa la quarta posizione di Iron Fist n. 1 con 89.652 copie a dimostrazione del fatto che la versione di Bruce Lee della Marvel solletica ancora la fantasia dei lettori. E' degna di nota anche la presenza in 12esima posizione di X-O Manowar n. 1 con 60.524 copie, la ennesima ripartenza di questo vecchio personaggio, i cui diritti in Italia appartengono oggi alla Star Comics dopo che la Panini li ha mollati per scarse vendite insieme a quelli della Valiant. Il resto è composto dalla solita desolazione.


Se andiamo nelle zone basse della classifica, tra i titoli che vendono meno di ventimila copie e rischiano di chiudere troviamo la serie di Ms. Marvel, ovvero la musulmana Kamala Khan. Solo chi si rifiuta di accettare la realtà può avallare una testata che ha per protagonista tutto ciò che in questo momento in America è inviso. Logica conclusione non poteva essere che la sua disfatta, come quella della collana di Sam Wilson nella sua nuova versione di Capitan America, le cui vendite sono crollate. Davvero pensavano che sostituire Cap con un negro e trasformare Steve Rogers in un villain avrebbe convinto i lettori che il vero simbolo della Nazione fosse il primo? No, perché chi ha pensato che una cosa simile potesse trasformarsi in realtà non sapeva di cosa parlava. Vi ricordate poi di U.S. Avengers? Fece il suo esordio a gennaio conquistando la vetta della classifica. Sapete dov'è ora? Il numero 4 è arrivato al 138esimo posto con 17.073 copie! Nulla di che. Si trattava della ennesima squadra di Vendicatori al servizio dello Shield. Il lettore compra solo il numero 1 perché è convinto che un giorno potrà valere qualcosa e la Marvel incentiva questa folle moda pubblicando una marea di numeri 1 ogni mese. E ora passiamo a qualche macro-dato per avere una idea più chiara e precisa della situazione di mercato. Il fatturato totale è di 45.779.000,00 $. Se si somma il fatturato da gennaio a marzo, l'intera industria ha generato incassi lordi pari a 125.670.000,00 $ (-3% rispetto agli incassi lordi del periodo gennaio-marzo 2016). Il calo è la conseguenza inevitabile della diminuzione delle vendite. Nella classifica delle quote di mercato la DC supera la Marvel di poco: 35,46% rispetto al 34,34%! Ma nella classifica degli incassi la Marvel guarda tutti dall'alto in basso con il 35,41% contro il 28,75% della DC. Quest'ultima incassa meno perché ha meno collane in uscita. I numeri 1 tengono ancora a galla la casa delle idee sebbene il mercato dei numeri 1 comincia a perdere colpi. Di recente, con Legacy questa moda sembra essersi arrestata molto. Jack Santorum.