giovedì 8 gennaio 2015

INTERVISTA ESCLUSIVA CON IL GRANDE MAESTRO DELL'ILLUSTRAZIONE FUMETTISTICA ENZO TROIANO!

Oggi abbiamo l'onore di ospitare per la nostra consueta chiacchierata/intervista uno dei massimi disegnatori italiani, Enzo Troiano. Nato a Vercelli il 15 dicembre 1965, vive attualmente a Napoli. Sin dalla tenera età è stato appassionato del disegno e soprattutto dei fumetti. Muove le prime esperienze nel settore nel 1988 quando realizza per il bisettimanale Sport Sud, un supplemento al quotidiano Il Mattino di Napoli, alcuni disegni in stile caricatura. Poi passa al settimanale pugliese Il Foggia e in seguito al Super Sport 2000, una rivista campana. In questi anni realizza soprattutto caricature, moviole sportive e tattiche di squadre di calcio e di rugby. In ambito fumettistico la sua prima esperienza professionale è sulla fanzine Rejects. Il mondo delle case editrici di fumetti, che in questi anni sono in pieno fermento dopo la rinascita dell'interesse della Marvel in Italia, comincia ad interessarsi alla sua arte, vedendo un potenziale artista in grado di assicurare una qualità analoga se non addirittura superiore ai maestri americani. Finalmente, nel 1993 la casa editrice Micro Art di Napoli gli affida la realizzazione di alcuni numeri di Engaso 0.220, una serie mensile di fantascienza ambientata in un pianeta Marte del prossimo futuro colonizzato dai terrestri. Chiari i riferimenti ai film che in quel periodo andavano per la maggiore come Atto di Forza del 1990 ma anche Rollerball del 1975. Troiano realizzerà tutte le copertine e i numeri 1 e 2, due tavole dello speciale Lucca e otto tavole dello speciale Game Over. Nel 1995 arriva secondo al concorso nazionale per fumettisti esordienti di Prato con una storia che nel 1997 verrà pubblicata ancora una volta dalla Micro Art. Nel 1998 arriva il primo successo internazionale. La storia che gli aveva consentito di segnalarsi bene al concorso di Prato viene edita con il nuovo titolo di Land of Azor dalla prestigiosa rivista americana Heavy Metal. Tra il 1999 e il 2000 pubblica per la casa editrice Eidos il fumetto Berlino 1999 su testi di Riccardo Bruno, mentre realizza vari libri per l'editore Isola dei Ragazzi, per il Giffoni Film Festival e per l'editore Di Mauro. Nel 2001, insieme al disegnatore Giuseppe Palumbo, tiene alcune lezioni di fumetto all'università di Salerno. Nel 2002 realizza un numero della serie Shinedome per l'editore francese Pointe Noire, mentre nel 2003 vende i diritti della storia ad un altro editore transalpino Jet Stream Productions.
 
Nello stesso anno alla fiera del fumetto di Angoulême conosce Sergio Bonelli, che resta affascinato dalle sue tavole e gli propone di lavorare sulla serie di Brendon, ma le trattative non vanno a buon fine. Nel 2004 la casa editrice italiana chiamata Albatros lo mette sotto contratto per la realizzazione dei libri La Profezia dell'Arcadueò, Alberi, Taoma e Da grande voglio fare il viaggiatore. Nei due anni successivi, con la collaborazione del fratello Gianmaria realizza altri due libri per lo stesso editore, Korea 2145 e Lufer. Negli stessi anni collabora con la casa editrice inglese Beehive Illustrations. Nel 2005 vince il premio rivelazione italiana dell'anno a Fumetti in Tv con Carlo Boscarato. Ha esposto anche in varie mostre le sue tavole. Si ripete nel 2007 con Eracle 91 per il quale riceve nomination a Treviso e a Lucca. Nel 2008 riceve ad Acaya un prestigioso premio alla carriera; Pubblica per la Nicola Pesce Editore sulla rivista Monstars e nel 2009 sulla rivista Cosplay il fumetto Shinedome. Sempre nel 2009 esce per la Bottero Edizioni il primo Tome dal titolo Harcadya e nello stesso anno realizza una storia per la Tunuè sulla rivista MONO. Nel 2010 viene chiamato da Vincenzo Cerami per aderire all’importante iniziativa: I più grandi autori del fumetto a Spoleto, per l’Abruzzo. Sempre nel 2010, realizza l’albo ufficiale della manifestazione Comicon dal titolo: Il Sogno, storia di 4 pagine che crea un collegamento temporale fra il primo e il secondo volume di Harcadya. La Deda edizioni, nello stesso anno fa uscire a distanza di appena 4 anni, la prima ristampa del successo editoriale: Korea 2145. Nel 2011 realizza la seconda parte di Harcadya in coedizione tra la Wombat Edizioni e la Bottero Edizioni. Ancora nel 2011, tre sue storie vengono pubblicate sulla rivista IComics” del vulcanico Dino Caterini. Suoi omaggi e disegni escono sul fumetto Heavy Bone e Lovercfat black and white. Nel 2011 è il primo autore italiano a recarsi in Francia, per la precisione a Nizza presso il negozio BD Fugué e a presentare in una fumetteria francese, un albo in lingua italiana, i due volumi di Harcadya. Nell’Aprile del 2012, esce il volume e CD: Canzoniere Illustrato del musicista Daniele Sepe. Enzo Troiano è uno degli autori che ha illustrato uno dei brani presenti nel CD. Nel Maggio 2012, viene chiamato a Roma per esporre con tanti colleghi, alla Cart gallery, prima galleria italiana che espone tavole e illustrazioni di fumetti. Nell’agosto 2012, riceve una Nomination al prestigioso premio: Carlo Boscarato al Treviso Comic book festival.
 
Comix Archive: Sig. Troiano, la ringrazio per avere accolto la nostra richiesta di una chiacchierata/intervista. Abbiamo notato, leggendo la sua biografia, che ha mosso le prime esperienze professionali nell'ambito del giornalismo sportivo come vignettista e grafico per azioni di gioco di calcio e di rugby. Erano gli anni napoletani del grande Diego Armando Maradona che nel 1986 diventerà campione del mondo con l'Argentina e nel 1987 campione d'Italia con la squadra del Napoli. Sport Sud, dove ha iniziato a lavorare nel 1988, era una delle testate più note all'epoca. Cosa ricorda di quel periodo?
 
Enzo Troiano: Un ricordo bellissimo di un'epoca di sogno in cui appena ventenne muovevo i primi passi nel mondo del disegno, fumetto e caricatura. Essendo, in quel periodo, un grande appassionato di calcio(ora non più)mi divertivo tantissimo a fare caricature di calciatori e a riprodurre le moviole dei goal più importanti. La cosa nata quasi per gioco, poi è diventata in pochi anni un lavoro e mi ha permesso di pubblicare su diverse riviste sportive come da lei riportato. Ricordo i primi incontri nella direzione di Sport Sud, che era un bisettimanale del “Il Mattino”, con giornalisti fin allora visti solo in Tv, come Ferrara, Prestisimone e altri. L'ultima cosa realizzata in ordine di tempo, è stata la ricostruzione delle finali di Coppa Italia vinte dal Napoli per Il Mattino nel maggio 2013. Negli anni 80/90 mi piacevano moltissimo anche le vignette di Forattini, Passpartout e adoravo le moviole di Samarelli.
 
 

Comix Archive: Rejects, che ha segnato il suo esordio in ambito fumettistico, era una fanzine molto nota. Come è nata quella collaborazione e come era l'ambiente in quel periodo in cui la Marvel stava riaffacciandosi in Italia grazie al coraggio di alcune piccole case editrici come la Star Comics e la Play?
 
Enzo Troiano: Ricordo che il suo fondatore, Enzo Carfora (oggi proprietario di alcuni negozi di fumetti a Napoli) era proprio un appassionato Marvel. Una bellissima esperienza, la prima condivisione con altri autori (fra cui Giuseppe Riccardi) delle nostre passioni e gusti. Ricordo un bellissimo viaggio a Prato, credo che fosse il 1990 e una bellissima Lucca, forse sempre lo stesso anno, in cui i miei lavori furono notati dalla Star Comics da Luca Scatasta, credo allora responsabile, che mi fece un sacco di complimenti. E' stato il primo riconoscimento ufficiale, avevo appena 24 anni. La rivista fece una ventina di numeri, forse. Io vi partecipai per i primi 10 credo, ora non ricordo bene. Una fanzine fotocopiata, discreta per i tempi, ma con tante pecche e normali dilettantismi nella forma e qualità. Per quanto riguarda il periodo, era un momento di grande fermento nel fumetto, che avrebbe sfociato poi con quella grande infornata di comics a metà anni 90, fra cui ci furono i vari Mangazine (dei Kappa Boys), Engaso 0.220, 2700, Il Massacratore, Rat-man, Kenshemo il guerraiolo, Braintrust, Spraylitz e tanti altri.
 

Comix Archive: La prima soddisfazione professionale arriva con la Micro Art di Napoli, una giovane casa editrice che le permise di lavorare ad una serie che ancora oggi fa parlare di sé, Engaso 0.220. La testata, unica nel suo genere, presentava storie di un futuro sul pianeta Marte colonizzato dai terrestri come visto nel film Atto di Forza del 1990. Come nacque quel progetto? Vedendo alcune immagini, non abbiamo potuto fare a meno di notare come il suo stile richiamasse prepotentemente quello del grande artista americano Jim Lee, ma anche di Whilce Portacio senza trascurare influenze manga come quelle del grande Hirohiko Araki, che tutti conoscono per la serie Jojo. Si notato, altresì, influenze delle atmosfere tipiche di Nathan Never della Bonelli Editore. E' stata una scelta voluta o il frutto di uno sviluppo naturale nato dalla narrazione delle storie?
 
Enzo Troiano: Quel progetto è nato grazie a 4 persone: Francesco Casillo, Paolo Caputo, Marco Vernetti e il sottoscritto. L'idea era di far nascere a Napoli un fumetto che potesse competere con le testate che in quel periodo affollavano le edicole d'Italia. Naturale che le letture di tutti noi e Nathan Never, che era considerato un fumetto rivoluzionario per l'epoca (molto più di quanto non sia Orfani oggi) visto che la fantascienza in Italia a fumetti era stata poco o quasi mai editata, influenzasse molto tutto lo staff. Però mi preme dire che chi ha letto Engaso 0.220 lo consideri a giusta ragione un fumetto molto originale ed unico nel suo genere. Intanto la fantascienza molto diversa da quella di Nathan Never e permettetemi, molto più avveniristica, più spinta verso il Cyberpunk. Non un personaggio come protagonista, ma ben tre e tutto un universo di personaggi molto variegato e affatto di secondo piano. Sopratutto quello che risaltava all'occhio del lettore è che il vero protagonista di Engaso, era il mondo e le sue controversie sociali. Sopratutto il disagio, che nei primi anni 90, si cominciava a percepire e manifestare nella società, con la caduta della prima repubblica e l'avvento di Berlusconi al governo, trasferiti in questo fumetto di fantascienza condito, da storie d'azione. I protagonisti infine, non i classici poliziotti, militari o rangers di turno, ma dei ribelli. Una rivoluzione concettuale non da poco, che forse tutt'ora resiste. Da non dimenticare poi, anzi da sottolineare, gli autori che vi hanno lavorato: da Giuseppe Ricciardi, ad Antonio Marinetti, i gemelli Cestaro(oggi tutti in Bonelli) i bravi Fabio Costante(della scuola dei vari Giandomenico e De Vincentis) Antonio Lapone(che oggi lavora in Francia) Vincenzo Vitrano, R.Berti, C.Ferreo, F.D'Ambra, P. Borselli e tanti altri come disegnatori. Come sceneggiatori F.Casillo, S.Minetti, F.Esposito, R.Bruno, C.Ciaccia, Armando Borrelli, Antonio Cuomo oggi redattore del sito www.movieplayer.it Per completamento mi pare giusto aggiungere che Pier Francesco Prosperi, all'epoca sceneggiatore di Martin Mystere, rimase così colpito dal nostro dossier, che non solo voleva lavorarci, ma ci confidò che non ne aveva mai visto uno così dettagliato e ricco e stiamo parlando di uno che sceneggiava in Bonelli. Un complimento per tutto lo staff, non da poco. Voglio citare la Cagliostro e-press, che lo sta ri-editando e che se ha ritardi nelle pubblicazioni, ahimè lo deve ai miei molti impegni e al fatto che mi ci posso dedicare sporadicamente.
 
 
Comix Archive: Agli inizi degli anni duemila ha avuto contatti con alcuni editori francesi, da cui nacque il fortunato fumetto Shinedome. Cosa ci può dire del mondo editoriale transalpino e in cosa esso differisce, secondo lei, da quello italiano? Si ritiene che da noi il fumetto non venga considerato arte perché le case editrici vi si approcciano in maniera non matura. Il risultato è quello di un settore considerato, nella migliore delle ipotesi, una occasione di svago ma non vera letteratura come invece viene giudicato in Francia e in Belgio.
 
Enzo Troiano: Mi spiace ma devo smentire questa voce che in Francia il fumetto sia tanto diverso dall'Italia o meglio, smentirla in parte. Se si parla della dignità che ha questo settore e dalla considerazione che il fumetto gode oltralpe, al livello culturale, allora siamo d'accordo: in Francia il fumetto, obbiettivamente gode di ben altra considerazione e dignità. Per quanto riguarda invece, noi addetti ai lavori, ahimè le difficoltà e le incompetenze sono uguali, se non addirittura peggiori. Negli anni 90 e anche prima, in Francia si pubblicava un fumetto d'avanguardia, che dava spazio ad artisti diversi e innovativi. Gli art director delle varie case editrici, erano personaggi competenti ed affidabili. Oggi sta diventando come in tutto il resto del mondo, abbastanza piatto, sterile, molto “modaiolo”. Gli art director, non sono più quelli di un tempo, mi sembrano molto più interessati al potere, ma poveri di competenza e conoscenze del settore. Basti pensare che molti di loro o vengono da altri campi o sono ex librai. Hanno la caratteristica discutibile di essere realmente fissati in maniera a dir poco maniacale, con inquadrature architettoniche di difficilissima lettura, che pregiudicano espressività dei personaggi, recitazione e sopratutto diversità di stili. Non si può pretendere che disegnatori diversi (faccio l'esempio di un Giulio De Vita e un Frezzato) diano gli stessi risultati o lavorino in maniera uguale. La bellezza e la ricchezza dell'essere umano sta nella diversità, ma a quanto pare, non solo nel fumetto ma in molti altri settori, la diversità e la personalità, sono viste come cose negative e in Francia questo si nota moltissimo. Mi è capitato di vedere negli ultimi mesi alcuni fumetti pubblicati da alcuni colleghi, in Francia. Bellissime tavole per carità, ma non si distinguono gli uni dagli altri. Inoltre ho notato che ultimamente hanno la fissa per il Medioevo e giù un sacco di storie ambientate in quell'epoca. Potrei fare alcuni nomi di colleghi, che pur di lavorare oltralpe hanno perso ogni personalità (a mio avviso alcuni anche peggiorando), uniformandosi moltissimo agli altri e quindi non portando alcuna ventata nuova al fumetto. Questo è molto grave perché autori tipo i vari Moebius, Liberatore, Gimenz che segnarono la loro epoca, proprio perché diversi e nuovi, anche se ci fossero, non li pubblicherebbero mai più!!!
 

Comix Archive: Alla fiera del fumetto di Angoulême del 2004 ha incontrato il grande Sergio Bonelli, titolare della omonima casa editrice, che rimase impressionato dalla sua arte e le propose di lavorare alla testata di Brendon, che in quel momento viveva il suo momento di splendore. Poi il progetto non andò a buon fine. Ci può riferire, secondo la sua testimonianza, cosa accadde esattamente e se poi ha avuto altri contatti con la Bonelli?

Enzo Troiano: Posso solo raccontare la verità, cioè quello che avvenne, davanti tra l'altro a credo Marcheselli. Io ero in stazione e mia moglie che era con me, vedendo che c'era Bonelli, decise di fargli vedere il mio book. Le confesso che io ero rimasto seduto sulla panchina a leggere, perché pensavo che Sergio Bonelli oltre ad un: “grazie ok è bravo, ma non è per noi”, non avrebbe detto. Invece mi fece chiamare, si complimentò e mi chiese come mai non mi conoscesse, visto che trovava il mio lavoro professionale di ottimo livello. Mi chiese inoltre se avevo mai fatto prove per prodotti italiani e io gli risposi di si, sia per John Doe che per Brendon, ma che non mi avevano preso. Di John Doe disse che a parer suo era normale, perché non avevano i soldi per potersi permettere uno come me(parole sue testuali), invece per Brendon se ne meravigliava e guarda caso, mi propose proprio di fare delle prove per quest'ultimo che trovava adattissimo al mio stile. Ci fu anche uno scambio di vedute con Marcheselli, che asseriva che avrebbero dovuto sentire Chiaverotti, ma lui sembrò infastidito da quest'ultima osservazione. Lui era il capo ed era lui a decidere, questo quello che disse. Mi chiese quindi di mandargli le prove e di farlo alla sua cortese attenzione. Io assecondai la sua richiesta e dopo quasi un mese mi arrivò una lettera molto lunga in cui mi rinnovava i complimenti, ma mi faceva capire che per colpa della crisi non poteva assumere nessuno al momento. Cosa in realtà non vera, perché stavano, in quei giorni, assumendo un nuovo disegnatore proveniente proprio da John Doe. Il perché di tutto questo? Non me lo chieda, io le ho raccontato le cose così come sono accadute e la lettera da me ricevuta, testimonia l'accaduto del fatto. Posso solo dire che Sergio Bonelli, mi fece una buona impressione. Una persona educata, di cultura e grande competente di fumetti.


Comix Archive: Per l'editore italiano Albatros ha realizzato parecchi lavori, dei quali ci hanno stupito non poco Korea2145 e Lufer. Cosa ci può dire di questi progetti, come sono nati e quale riscontro hanno avuto sul pubblico? Nelle tavole esaminate abbiamo notato una ulteriore maturazione del suo stile, molto più pulito e rifinito, ma sempre con chiari riferimenti alle anatomie poderose, cose che di questi tempi si vedono raramente, implicando una conoscenza delle tecniche di realizzazione dei corpi umani ad un livello davvero elevato. La cosa ci ha meravigliato alquanto perché in questo momento vengono osannati tanti lavori e tanti artisti, che però non riescono a garantire questi standard di perfezione.

Enzo Troiano: Intanto la ringrazio per i complimenti, che ad ogni autore, non possono che far piacere, visto che sono il riconoscimento palpabile della buona riuscita del proprio lavoro. Korea 2145 è stata un folgorazione. Quelle idee che vengono poche volte nella vita. Dopo aver scritto un progetto per l'editore francese Albin Michel, “Hyperion” un giallo fantascientifico, che tardava a decollare, le mie tavole vennero viste da Albatros, per cui avevo da poco finito di illustrare un libro. Gli piacquero e che mi chiesero se volevo fare un fumetto per loro. Naturalmente dovevo cambiare i contenuti, loro erano interessati più ad un fumetto di denunzia. Ero a casa una domenica, mi chiusi allora in camera e partorii il soggetto di Korea 2145. Lo sottoposi, venne approvato e poi chiamai Emilia Perri, che volli al mio fianco come sceneggiatrice. In seguito Albatros creò la collana dei fumetti e cioè, la Collana Wombat, che vide poi Luca Presicce come responsabile. Un bel periodo, perché a quell'epoca c'era ancora molto spazio per le nuove proposte e Albatros era un Editore, nuovo ma potente e con le spalle molto ben salde. Quando poi dopo pochi mesi dall'uscita, ci accorgemmo che Korea era adorato dai lettori, aveva avuto tutte critiche positive e stava vendendo veramente tanto(800 copie circa in poco tempo) ad Albatros ebbero l'imput per proseguire le pubblicazioni di fumetti, che con Korea erano solo in fase sperimentale. Le 5 nominations (record tutt'ora imbattuto) al premio Carlo Boscarato di Treviso(con due premi vinti) furono poi la consacrazione definitiva. Dopo 4 anni infine, la soddisfazione personale che un altro Editore, la Dedà di Roma, lo ha ristampato. Lufer poi sulla scia, fumetto sempre contenente denunzia e che richiama atmosfere e paesaggi meno claustrofobici di Korea 2145, è stato un altro successo di vendite e critiche e come Korea si è esaurito, con una tiratura di 1.200 copie. Non male visto che in Italia di media i cartonati vendono molto poco.


Comix Archive: Sempre verso la metà degli anni duemila ha avuto occasione di lavorare con un editore inglese, Beehive Illustrations. Cosa ci può dire del mercato inglese? Mentre quello francese si è fatto sempre notare per l'elevato spessore culturale delle opere proposte, quello britannico ha segnato una profonda evoluzione nel settore a partire dagli anni ottanta, presentando i lavori di gente come Gaiman e Moore.

Enzo Troiano: La Beehive Illustrations, non è una casa editrice, ma un agenzia che procura lavoro agli illustratori e principalmente per libri d'infanzia ed educativi e non solo in Inghilterra ma in tutto il mondo. Con loro ho realizzato circa 60 libri e sono stati fin'ora quelli che mi hanno pagato meglio, con puntualità e con cui ho avuto il rapporto migliore. Sono due anni ormai che non sono più sotto contratto con loro, ma la crisi ha toccato tanti campi e nazioni non risparmiando questo settore. Ho un solo rammarico, avrei dovuto fare con loro i racconti di Charles Dickens, una grande occasione per me, purtroppo poi sfumata. Sul mercato inglese del fumetto, non le so dire molto. Posso personalmente aggiungere, che adoro sia Gaiman che Bisley, ma le notizie che mi sono pervenute, non sono buone sullo stato di salute del fumetto britannico.


Comix Archive: Negli ultimi anni ha lavorato per editori molto noti in ambito nazionale come la Tunuè, Bottero Edizioni e Nicola Pesce Editore. Editori senza dubbio coraggiosi, che specie in rete godono di un grande seguito proprio perché cercano di proporre lavori che si discostano da una massa di opere non certo eccellenti sul piano della qualità. Come è stato il riscontro di pubblico di questi lavori e ci può riferire i dati di vendita effettivi?

Enzo Troiano: Intanto ci tengo a precisare che io ho lavorato per tanti Editori ma delle loro strategie di vendite e marketing ne so poco o nulla. Non posso fornire dati di vendite di Tunuè o di Nicola Pesce o della Kawama edizioni ad esempio. Posso solo confidarle quelli di Albatros o della Bottero Edizioni o della Wombat edizioni in quanto, per i tomi monografici, sui contratti vi era specificata la tiratura delle copie stampate e so che i cartonati sono stati sempre stampati nel numero di 1.200, almeno sulla carta. Avendoli esauriti tutti, il calcolo matematico è presto fatto, ma solo di questi. Di altre pubblicazioni, non posso fornire dati attendibili. Il riscontro di pubblico alle fiere, è sempre stato positivo e di grande stima nei miei confronti, non posso che dirmi soddisfatto e gratificato per tutto quello che ho ottenuto in quelle sedi.


Comix Archive: Harcadya è stato un progetto che l'ha vista di nuovo protagonista, consentendole di tornare in Francia e di presentare il suo nuovo lavoro presso la prestigiosa libreria BD Fuguè di Nizza. Un momento di prestigio che pochi in Italia hanno vissuto. Come ha trovato il mondo del fumetto francese rispetto alle sue prime apparizioni? I nostri osservatori ci informano che in Francia le cose non stanno andando bene. Il mercato è in crisi e grandi editori sono ai ferri corti con il governo di Hollande, dai quali non si sentono tutelati. Dopo questa esperienza ha avuto altri contatti con i francesi?

Enzo Troiano: Quella di Nizza è stata un esperienza irripetibile. Vedere alcuni lettori entrare nel negozio e congratularsi perché ero il primo italiano che andava a presentare in un punto vendita transalpino, un fumetto in lingua originale è stata dir poco commuovente. Per non parlare poi dell'accoglienza del venditore. Ci è stato offerto cappuccino, cornetti e scusandosi, mi hanno anche detto che era loro usanza regalare al loro ospite un albo a scelta. Cose che ahimè in Italia non si vedono in nessuna città. Per quanto riguarda in che stato ho trovato il mercato della bd in Francia, purtroppo molto peggiorato. Che le vendite stiano scendendo poi, come già analizzato in una precedete sua domanda, non mi meraviglio affatto. Troppa poca qualità, troppi autori tutti uguali e se tentano di mascherare gli autori scadenti che pubblicano, facendoli impazzire su architetture e prospettive complesse (frutto solo di lavoro tecnico, non di bravura) si sbagliano. I lettori non sono stupidi.


Comix Archive: Da pochi giorni è uscito in rete un suo lavoro per l'editore Negombo. Su Youtube è possibile vedere il video di una sua illustrazione per il Natale 2014. Una cartolina che mostra Babbo Natale in una località di villeggiatura, ove si sta godendo una bella vacanza invece di lavorare. Il video è molto bello e sotto le note di una bellissima canzone natalizia permette di ammirare come lei lavora. Da grandi appassionati d'arte e di pittura, non abbiamo potuto fare a meno di notare la sua bravura con i pennelli e i colori. Il Babbo Natale, in particolare, sembra quasi Odino in persona.

Enzo Troiano: Un bellissimo lavoro, fatto con lo studio di pubblicità che lavora per il Parco Negombo. Professionisti preparati, seri con cui ho lavorato benissimo, che mi hanno pagato bene e in modo puntuale. Il Parco Termale Negombo è insieme a quello dei Poseidon di Ischia, uno dei più famosi al mondo e per me è stato un onore ed un piacere fare questo splendido filmato. Spero in futuro di avere altre possibilità di collaborare con loro.


Comix Archive: Il livello elevato delle sue tavole intimidirebbero parecchi illustratori che oggi vanno per la maggiore, non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Può dirci se ha mai avuto contatti con il mondo del fumetto americano e se si con quali editori? Negli Stati Uniti si vive il contrasto perenne tra le major, come la Marvel e la DC, che a loro volta fanno parte di gruppi editoriali più potenti e editori indipendenti che, con pochi mezzi, riescono a produrre delle autentiche perle. Come giudica il mondo del fumetto americano, che è alle prese con una crisi senza precedenti?

Enzo Troiano: Io non solo ho avuto contatti ma ho pubblicato per il mercato americano, per la rivista Heavy Metal nel 1998. Anche per la Marvel o la Dc, mi piacerebbe fare una storia per Spiderman o Batman ad esempio, ma non una della serie regolare; piuttosto una storia di quelle da grapich novel, con massima libertà di riuscire a dare emozioni di colori e immagini nuove ai lettori. Però non so più se il mercato e gli editori di oggi, sono disposti a recepire nuove cose. Mi sono meravigliato molto, ad esempio quando ho visto il Thor d Ribic o quello di Pastoras. Si sono già spinti troppo, a mio avviso per i loro standard. Per 4 anni la Dark Horse ha parlato con un mio agente rappresentante, per acquisire i diritti per stampare in America Korea 2145. Erano convinti, ben disposti e adoravano Korea. Poi alla fine non hanno più voluto editarlo, perché a loro dire, l'utente medio americano non è pronto per fumetti così complessi e con argomentazioni così profonde. Non so cosa pensare, sul serio.



Comix Archive: Il mercato italiano del fumetto è in crisi. E' di questi giorni la chiusura delle serie di Amanda e Nippur per la Editoriale Aurea, che ha annunciato che passerà al print-on-demand. Oltre all'editore romano, anche altri capisaldi del fumetto nostrano sono in difficoltà. I lettori sembrano gradire altri interessi e le vendite sono crollate. Grandi e piccoli piangono tutti lacrime amare. I grandi exploit di una volta sono un ricordo. Secondo lei, quali sono le ragioni di questa crisi? La domanda è d'obbligo perché se stenta un grosso calibro come Robin Wood, creatore di Dago, può solo significare che o i lettori non capiscono non avendo mezzi culturali adeguati o gli editori hanno sbagliato tutto puntando sui cavalli sbagliati.

Enzo Troiano: Le crisi non sono mai figlie di un solo genitore. I motivi per cui i fumetti non vendono sono tantissimi. I videogames, l'intrattenimento dei cartoni e film e la mancanza di una cultura adeguata sono sicuramente, cause scatenanti. Io posso dire quali sono le cause che vengono dal mondo del fumetto, che a mio avviso incidono per il 50 %. I fumetti non hanno adeguato la loro immagine pubblicitaria ai tempi, non hanno una comunicazione ed una promozione moderna(forse solo Orfani oggi la può vantare); non hanno come responsabili dei veri appassionati, persone competenti e preparate. Il fumetto è un ginepraio di incompetenze, invidie, mancanza di diritti e regole. Non ci sono più art director come Moliterni, Corteggi, Camanò e molti di quelli preparati di un tempo, o si sono adeguati ad un pessimo andazzo o non hanno più potere decisionale. Il Fumetto però non è l'unico settore in crisi. Lo sport, la musica, l'arte pagano lo stesso dazio, visto che ormai si vuol adeguare tutto l'intrattenimento al così detto pensiero unico, oramai imperante in ogni campo. Molti lo hanno capito e lo rifiutano. Questo, malgrado il potere pensi che la gente è solo stupida manovrabile e incapace di un proprio pensiero, fortunatamente non è così per tutti!!!


Comix Archive: Parliamo un po' delle fiere del fumetto e in particolare di Lucca Comics & Games 2014. Anche quest'anno si è vista tanta energia, tanti investimenti, tanto impegno da parte di editori grandi e piccoli, che hanno portato tante proposte. Le stime ufficiali parlano di una presenza superiore alle 200.000 unità, sebbene in molti abbiano fatto notare che tanto afflusso è stato determinato più dalla parte Games che da quella Comics, che, nella migliore delle ipotesi, avrà intercettato l'interesse del 10-15% dei visitatori. Come al solito, molti editori dall'altro (o dal basso, a seconda dei punti di vista) dei loro siti internet e pagine Facebook si sono vantati di risultati, che sono apparsi agli osservatori e ai lettori più attenti, più illusori che reali. Un microeditore attivo soprattutto in libreria ha annunciato di avere venduto circa 7.000 copie di libri in appena 4 giorni! Molti hanno mostrato legittimo scetticismo a quell'annuncio, giudicandolo fantasioso. Secondo lei sono possibili questi risultati in una Fiera come Lucca e soprattutto di questi tempi o dobbiamo concludere, come hanno fatto molti, per sparate lanciate così più a scopo promozionale che altro?

Enzo Troiano: Lucca è sempre affollata, ma tutta questa affluenza, se da un lato fa sorridere gli organizzatori e gli albergatori, di fatto sta scoraggiando e stufando i veri appassionati di fumetto e games, che non hanno più voglia di farsi file interminabili per vedere poco e male tutto. Troppe cose, dislocate in punti opposti della cittadina e con la crisi imperante, nessuno acquista. Tutti a curiosare a guardare, ma con tanta roba, ci vorrebbero i milioni che nessuno ha. Si riempiono gli occhi di immagini e ricordi e le tasche rimangono piene. L'altro giorno, ad un ristorante, parlavo con un mio amico patito di games, che era stato a Lucca a novembre. Aveva con se più di 600 euro da spendere e non vedeva l'ora di fare acquisti. Mi ha confessato che sia la folla, ma sopratutto la scarsità di novità e il vedere TUTTE COSE UGUALI, lo hanno scoraggiato e alla fine si è portato tutta la cifra dietro. Questo è l'esempio più chiaro e mi verrebbe da suggerire a molti Editori, che devono comprendere di aver ormai intrapreso una strada sbagliata!!! Per quanto riguarda i dati di vendite sbandierati da molti, cosa dire. Intanto non conosco i fatti degli altri, posso solo formulare ipotesi secondo la mia ormai ventennale esperienza. Per dar via 7.000 copie in quattro giorni, avrebbero dovuto vendere 1 copia ogni 20/30 secondi senza mai fermarsi e con affluenze agli stand dal primo minuto dell'apertura, all'ultimo secondo della chiusura. Oggettivamente la cosa appare impossibile, come è impossibile avere tutto questo materiale dietro ad uno stand, che dovrebbe come minimo essere di 400 m quadri e nel fumetto, a parte la Pan, nessuno ha uno stand di tali proporzioni. Chi conosce la dimensione di un bancale, che porta al massimo 1.000 copie di libri, sa che non si può tenere tanto materiale ad uno stand. Per la mia esperienza, aver venduto a Lucca 300/400 copie è già un grandissimo risultato. Onestamente queste cifre di migliaia di copie, suonano molto strane e non conosco il motivo per cui circolino voci obbiettivamente così poco credibili. Forse fa parte del marketing pubblicitario, ma è sicuramente una strategia perdente, perché prima o poi la verità viene a galla.

Comix Archive: in questi ultimi tempi si parla molto della Bonelli e in particolare del rilancio di Dylan Dog. La serie dell'Indagatore dell'Incubo stava lentamente spegnendosi nell'indifferenza generale. Tra il 2012 e il 2014 sono stati persi circa 50.000 lettori (rispetto alle 150.000 copie vendute due anni fa) e al momento la serie gira intorno alle 100.000 copie circa. Per fare fronte alla situazione, l'editore milanese ha puntato tutto su un nuovo supervisore molto attivo nel web e social, ma sconosciuto nel mondo reale. Dai primi giudizi pervenuti, il nuovo corso non piace. Storie prive di interesse e di ritmo con disegni ai limiti della sufficienza. Un Dylan Dog che doveva tornare alle origini e che invece agli occhi dei lettori più attenti è apparso vuoto e senza spessore, che si perde in un mare di citazioni inutili. Come giudica le attuali storie di Dylan Dog? E' d'accordo con i detrattori della serie, secondo i quali la Bonelli dovrebbe rivolgersi a scrittori di fama e con esperienza anziché puntare su esordienti privi di mordente?

Enzo Troiano: La Sergio Bonelli Editore è indiscutibilmente il più grosso editore italiano. Vende più di tutti e fa cifre che i fumetti americani si sognano e che nemmeno il manga più in voga eguaglia, questo va sottolineato. Fatta questa doverosa premessa, non era facile rivitalizzare Dylan Dog. A mio modesto avviso è stato commesso un errore in passato, quello di contestualizzare Dylan con i tempi attuali. Oggi il personaggio dovrebbe avere circa dai 65 ai 68 anni. Non potrebbe avere più quindi quest'aspetto ne fare la vita di un ragazzino ne avere le energie, per combattere le forze occulte del male. Chi lo ha ereditato, porta questa spada di damocle sulla testa, di un errore di fondo grave, sempre a mio avviso. Su come lo abbia poi gestito, ti confesso ne so poco, non avendo letto nulla di Dylan Dog, da molti anni a questa parte. Io ero un suo lettore e da tempo lo avevo mollato, il che fa capire che non si possono certo dare le colpe solo alla nuova gestione.

Comix Archive: parliamo ancora della Bonelli e di una serie nuova che è stata presentata come del tutto innovativa, ma che si è risolta in un disastro se si confrontano le vendite attuali con quelle augurate dagli autori in interviste pubbliche. In una intervista resa al Fatto Quotidiano si attendeva una stabilizzazione nelle vendite di circa 50.000 copie, mentre oggi le vendite ruotano intorno alle 25.000 copie e il principale obiettivo della serie, che era quello di portare nuovi lettori in casa Bonelli soprattutto tra i videogiocatori, non è stato raggiunto. Inoltre, sono stati investiti 3 milioni di euro per le prime due stagioni e sebbene pochi giorni fa è stata annunciata una quarta stagione, si ha l'impressione che difficilmente si potrà raggiungere questa soglia, visto che le vendite della collana, secondo i dati diffusi ufficiali resi da Fumettologica indicano una tendenza al calo costante tra il 3 e il 5%. Cosa ne pensa di questa serie? I disegni appaiono abbastanza approssimativi in un disperato tentativo di imitare lo stile dei disegnatori americani. Anche il colore ha deluso le attese, troppo scuro a causa di una carta riciclata di non eccellente resa, che ha stroncato la luce.

Enzo Troiano: Conosco poco il progetto Orfani, non avendolo mai letto. Io ho sempre un grande rispetto del lavoro degli altri e devo credere e pensare, che chi ha concepito questa serie, avesse il giusto entusiasmo e la giusta grinta e passione che ti spinge sempre a dare il meglio. Se i risultati non confortano le aspettative, può solo dispiacermi, perché conosco i sacrifici e la passione che caratterizza chi fa questo mestiere. Non mi sento di aggiungere altro, perché veramente non ho mai letto nulla e mi riesce difficile fare un analisi, non conoscendo il prodotto.

Comix Archive: la Bonelli negli ultimi due anni ha varato un massiccio atto di americanizzazione, quasi a dimostrare di voler inseguire miti, dinamiche e strategie degli editori d'oltreoceano come dimostrato dalle cover speciali, che non si erano mai viste prima, firmate da autori noti e meno noti, la distribuzione in fumetteria, i motion-comic come quelli degli americani, che poi ricordano gli antichi cartoni animati della Marvel degli anni sessanta del vecchio secolo, le interviste pubbliche, ecc. Quasi che la Bonelli sia ansiosa di americanizzarsi o per meglio dire di marvelizzarsi. La maggior parte dei lettori non hanno gradito perché temono che l'editore milanese per inseguire vendite maggiori voglia intraprendere strategie molto commerciali a discapito della qualità dei contenuti. Si sussurra anche che molti autori hanno accettato controvoglia di adeguarsi ai nuovi standard in considerazione della presa d'atto del basso livello di cultura di molti lettori attuali. Inoltre, come dichiarato da Gianfranco Manfredi in una intervista pubblicata sul nostro sito, la gestione dei diritti esteri è controllata dalla Panini, che controlla a sua volta il distributore della Bonelli in fumetteria. Quale sviluppo vede in questa situazione? Un abbraccio sempre più forte tra la Bonelli e i giganti dei comics italiani e stranieri o un assorbimento nei prossimi anni?

Enzo Troiano: Domanda molto seria ed un argomento indubbiamente delicato che riguarda una colonizzazione dell'intrattenimento in generale, ahimè diffusa e voluta, apparentemente americana, ma in realtà di ben precisi ambienti di potere. L'intrattenimento è un facile terreno su cui veicolare dettami e stili di vita. Il potere colonizza molto più facilmente con queste forme di comunicazione, che con una dittatura palese o norme coercitive. Perché meravigliarsi che la Pan, potrebbe essere solo una copertura italiana della Marvel, a sua volta poi di proprietà della Disney, a sua volta inglobata in una multinazionale, ben più grande e che ingloba molte multinazionali? Chi si meraviglia o nega certe realtà, dimostra ignoranza o malafede. Tempo fa, quando Beppe Grillo non era ancora questo di oggi, imbarazzante e polemico senza senso, diffuse un elenco di multinazionali che facevano capo al gruppo Nestlè. C'era di tutto dalla Findus, alla Motta, alle acque minerali, dunque perché meravigliarsi? Questo dovrebbe far capire alla gente, che è riduttivo pensare, che questo o quell'altro nome possano decidere o essere responsabili di qualcosa. Oggi in tutti i posti di potere o che contano, ci sono solo marionette controllate e che non conoscono nemmeno gli scopi e gli individui, per cui stanno agendo. La Bonelli vende molto, fa gola, prendersi i suoi lettori e poi plasmarli su gusti diversi, è un'operazione di routine e di sicuro successo, per questi collaudati colonizzatori.

Comix Archive: in questi giorni sono apparse diverse copertine di albi Bonelli con strani simboli. In particolare, la copertina di Dylan Dog n. 339 ha fatto molto discutere per il titolo, Anarchia in Inghilterra, che a sua volta ha ripreso il titolo di una canzone del noto gruppo satanico inglese dei Sex Pistols, che nella loro musica si auguravano la distruzione dello stato inglese. La storia, infatti, inscena una rivolta dei lavoratori contro il governo britannico quasi a ricordare miti bolscevichi e comunisti della letteratura fumettistica italiana di sinistra. Non le sembra che tutto questo abbia poco a che fare con il mondo di Dylan Dog? E cosa ne pensa dei ripetuti simboli che richiamano associazioni segrete sulle copertine degli albi della Bonelli? Secondo lei ciò rappresenta l'intenzione della casa editrice milanese di inseguire i miti e i gusti dei lettori tanto affascinati da trasmissioni televisive come Mistero su Italia 1 dove non si fa altro che parlare di complotti e trame segrete di potenti organizzazioni tese a controllare il mondo? Crede che questo genere di storie fantastiche abbiano quale scopo quello di attizzare l'interesse dei lettori su tematiche complottistiche tanto di moda oggi?

Enzo Troiano: Qualsiasi argomento, se trattato nella maniera giusta e che può dare ad un fumetto nuovo smalto e affrontare argomenti più maturi e complessi, a mio avviso, fanno solo bene. Nello specifico non conosco queste pubblicazioni. Per le cover, bisogna vedere se la simbologia contenutavi, ha un nesso con gli argomenti trattati nell'interno della storia. Se così fosse tutto ok, se invece non vi è alcun nesso, ci sono gli estremi per poter pensare ad un messaggio subliminale, ormai accettati e studiati anche scientificamente. Il perché un Editore di fumetti decida di farlo, non posso saperlo, bisognerebbe rivolgere questa domanda ad altri non certo al sottoscritto. Per quanto riguarda invece simbologie massoniche o sataniche, ahimè molto diffuse su molti media d'intrattenimento, posso solo dire che prenderle poco sul serio o far finta che siano un caso o lo scherzo di qualche disegnatore, sia veramente poco intelligente e anche disonesto. Sono convinto che certe analisi così superficiali, non reggano più all'analisi stessa.

Comix Archive: abbiamo letto in una sua intervista lo scorso anno di un suo interesse per la serie Dragonero, per la quale aveva presentato i suoi lavori in prova. Dragonero è una serie di cui si parla molto in questi mesi, ma nonostante lo splendido lavoro condotto dallo scrittore Stefano Vietti, sembra che il trend delle vendite non sia diverso da quello delle altre nuove collane dell'editore milanese abbondantemente sotto le 30.000 copie. Dal punto di vista artistico, quali cambiamenti apporterebbe a questa serie? La sua specialità sono le anatomie poderose e realistiche, materia che i fan di questa collana gradirebbero tanto vedere realizzate bene. Ci sono stati sviluppi o i tanti fan che vorrebbero vederla all'opera su questa serie dovranno aspettare?

Enzo Troiano: Dragonero è una parentesi chiusa per quanto mi riguarda. Io mi ero proposto quasi per gioco a quello che credevo un collega ed un amico, avendo in risposta purtroppo, una reazione davvero dilettantistica e poco seria. Non apporterei nessuna correzione a questa saga, che credo appartenga ad altri soggetti, con una visione del fumetto, molto diversa da quella del sottoscritto. Ho alcuni amici e care persone (come Walter Trono) che vi lavorano e gli auguro le migliori fortune e che cresca in vendite, sopratutto per loro.


Comix Archive: lei è anche un insegnante di disegno e arte fumettistica. Cosa può suggerire ai giovani che vogliono intraprendere una carriera come la sua e in particolare, indicherebbe loro di rivolgersi subito agli editori italiani oppure di tentare subito con quelli stranieri? Oggi internet permette a chiunque di avere contatti diretti con le major internazionali del fumetto. Inoltre, alcuni suoi colleghi si sono lamentati del trattamento economico ricevuto dagli editori italiani, a cui imputano una mancanza di serietà e di fondi. Diversi autori italiani si sono lamentati del fatto che solo gli editori stranieri offrono solide garanzie economiche, permettendo loro di vivere solo di fumetto in modo professionale. Altri che non hanno la fortuna di lavorare per americani e franco-belgi, hanno difficoltà a sbarcare il lunario. Qual è la sua opinione in merito, visto che lei ha avuto occasione di lavorare sia con editori italiani che con editori stranieri importanti e francesi soprattutto? La situazione è davvero così drastica?

Enzo Troiano: Intanto ai giovani consiglio di non mollare mai e di perseguire i loro sogni, ma se possibile di non vendersi con facilità, pur di pubblicare. Per quanto riguarda le condizioni di remunerazione, non è assolutamente vero che fuori si è pagati meglio, almeno non lo è sempre. Esistono editori che pagano malissimo e pochissimo in Italia, come in America, come in Francia. Altri viceversa che danno paghe dignitose anche in Italia. Il problema che se in una paese piccolo come il nostro, dove si legge poco e male, si fanno entrare centinaia di testate straniere, è normale che poi per i disegnatori italiani, c'è poca trippa. Saranno mica scemi i giapponesi, che vendono tantissimo da loro e nel mondo, che non fanno entrare nulla delle produzioni straniere?

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