domenica 7 giugno 2015

SERRA: LA CRISI HA MESSO ALLE STRETTE DIVERSE TESTATE BONELLI! FUTURO DIFFICILE E CHIUSURE IN VISTA!!!

In un momento in cui la forte crisi economica, al di là dei dati lontani dalla realtà diffusi dai mezzi di comunicazione vicini al PD del centrista Matteo Renzi, non risparmia alcun settore della produzione, era inevitabile che anche l'editoria e il fumetto in particolare ne fossero travolti. Una crisi devastante, che dal 2008 in poi non ha guardato in faccia a nessuno. E la Bonelli ne è rimasta travolta, come vedremo nel prosieguo di questo articolo. Vendite dimezzate agli anni pre-crisi sono un bilancio che lascia presagire tempi duri. Nel momento in cui scriviamo queste righe, il mercato italiano dei fumetti presenta una connotazione alquanto anomala. La Panini Comics occupa una posizione di monopolista di fatto. Non solo gestisce la Marvel in Italia e in altri Paesi europei, ma pubblica una quantità enorme di titoli manga di varie case giapponesi, detiene le licenze di quasi tutti gli editori indipendenti Usa (anche se, di recente, è stata costretta a chiudere a causa delle basse vendite, molte serie) e soprattutto controlla i suoi diretti concorrenti, Bonelli e Astorina, di cui gestisce i diritti nei mercati esteri! Sarebbe come se negli Stati Uniti la Marvel, oltre a pubblicare Spider-Man e soci, controllasse i diritti all'estero di Superman, Batman e soci! E non finisce qui, perché la Panini pubblica anche la DC in alcuni Paesi! Un potere enorme, che sfida i principi della concorrenza, ma che non ha impedito alla crisi di devastare un settore abbandonato a strategie fanzinare. Un tempo la Sergio Bonelli era famosa per le tirature titaniche e le vendite che sfidavano la logica. Nel 1995 Dylan Dog vendeva 600.000 copie! Era un tempo in cui i numeri 1 della casa milanese registravano cifre altissime. Il primo numero di Nathan Never vendette 250.000 copie. Magico Vento segnava una media iniziale di ben 130.000 copie! E oggi come va? Dagli elementi e dalle dichiarazioni che abbiamo raccolto, non bene.
 

Cominciamo con una dichiarazione rilasciata congiuntamente da Davide Bonelli e Mauro Marcheselli in una intervista a Fumettologica del 16 giugno 2014, in cui l'argomento principale erano le vendite della casa editrice e la situazione del mercato. L'intervistatore chiese: Dal punto di vista di Sergio Bonelli Editore, qual è la tendenza generale in atto, nel pubblico del fumetto da edicola? Quali vostre testate stanno guadagnando lettori (o sono stabili) e quali mostrano invece una progressiva erosione? Ecco l'incredibile risposta: Per noi il mercato è in sofferenza ormai da tanti anni. Chiamatela crisi o come volete, ma la verità è che il pubblico dei nostri lettori si riduce significativamente, anno dopo anno. Si tratta di un fenomeno che riguarda tutte le nostre serie a fumetti e non conosce soste. Paradossalmente le vendite calano mentre l’interesse per i fumetti, guardando ai numeri delle varie manifestazioni che si tengono annualmente in giro per l’Italia, sembra aumentare. L’erosione, in generale, varia tra il 3 e il 5%. Le serie più stabili (o meno instabili) sono Tex e Zagor. Il tono non deve essere stato dei migliori. Quando si afferma che il mercato è in sofferenza da anni significa che tutte le strategie messe in moto per risolvere la crisi non hanno funzionato. Una di queste è, senza ombra di dubbio, il rilancio di Dylan Dog. Questa intervista è del giugno 2014. In quel momento, la nuova curatela editoriale della collana dell'Indagatore dell'Incubo era operativa già da nove mesi, nei quali, è ragionevole dedurre da queste dichiarazioni, le vendite della collana hanno seguitato a scendere. Tanto è vero che se all'epoca Dylan Dog vendeva 112.000 copie (ma è ragionevole pensare che il dato si riferisca a dicembre 2013 visto che cifre sicure si hanno dopo 4-5 mesi) in un altro articolo di Fumettologica di tre mesi dopo, la collana viene data a 100.000 copie. Altri 12.000 lettori perduti. Una catastrofe.
 
Marcheselli e Bonelli dicono di più, descrivendo uno stato di cose infelice. Dichiarano che i fan si riducono ogni anno e non conosce soste. Poi si si contraddice sostenendo che l'interesse dei fan sarebbe aumentato. L'interesse si, ma non la capacità di acquisto. Il lettore segue, va su internet, legge gli articoli, partecipa alle discussioni sui social network, ma non compra più i fumetti come prima. I prezzi sono aumentati, ma il suo potere di acquisto è diminuito. Più interesse, ma meno capacità di comprare. Dichiara che le serie meno instabili, vale a dire quelle che perdono meno sono Tex e Zagor. Il primo viene dato a 190.000 copie, ma considerando che la crisi si è acuita, si può pensare che attualmente Tex Willer venda intorno alle 175.000 copie e che Zagor, dato a 34.000 copie, oggi ruoti sulle 30.000 copie. Meno instabili significa, rapportato a questo discorso, che Tex e Zagor perdono lettori, ma ad un ritmo meno sostenuto. La classifica a cui si riferisce l'articolo vede agli ultimi due posti, Brendon e Saguaro con 17.000 e 15.000 copie. La prima è stata chiusa con il numero 100 a dicembre 2014 e Saguaro ha chiuso con il numero 35. Fanalino di coda è, quindi, rimasto Martin Mystéré, che rischia. Poi Marcheselli parla dell'andamento degli allegati ai quotidiani e rivela che Zagor è andato bene e che vende circa 13.000 copie al mese. Male è andata la ristampa di Dylan Dog, chiusa con il numero 50 e una media di 8.000 copie. Infine, afferma che Dragonero e Orfani non si sono distaccate dai risultati delle altre collane, il che porta a ritenere che oggi siano abbondantemente sotto le 25.000 copie. Alla luce di queste dichiarazioni catastrofiche non è difficile pensare ad una condizione economica precaria dell'azienda milanese. Poi sono arrivate le dichiarazioni al fulmicotone di Mike Deodato Jr., popolare artista brasiliano in forza alla Marvel Comics, che hanno rivelato altri particolari.

Deodato avrebbe dovuto disegnare un volume speciale di Tex, poi l'accordo con la casa editrice milanese è sfumato per divergenze sull'aspetto economico. Ce ne siamo occupati qui. Quello che importa precisare in questa sede è la dichiarazione sulle condizioni finanziarie della società, che ha sorpreso tutti. Posto che Deodato prima di parlare si sarà informato, grazie alle sue amicizie e conoscenze nel settore, sullo stato economico della casa italiana, ad un certo punto, rispondendo a Mauro Boselli, dichiara che: Guarda, è un miracolo che tu faccia ancora questo lavoro. So che la Bonelli da quando è venuto a mancare il povero Sergio, sta attraversando momenti difficili. Cinque anni fa, quando Sergio era ancora tra noi, cose di questo genere non sarebbero mai accadute. Allora tutti gli artisti erano trattati con rispetto. Leggere cose di questo tipo mi rattrista assai, credimi, soprattutto per lo stato in cui versa il vostro settore. Gente come te, che non rispetta il prossimo, non merita di essere contraccambiata in alcun modo. Deodato parla di momenti difficili che starebbe attraversando la società, senza però precisare di che genere. Se solo economiche o di altro tipo. Il giorno dopo, sulle colonne di Bleeding Cool, la Bonelli contro-replica così: Contrary to what Mr. Mike Deodato jr. stated on your website, Sergio Bonelli Editore s.p.a. the acknowledged leader of the Italian comics industry is experiencing a time of excellent financial prosperity and, above all, never ceased to respect the creativity and effort of its artists and employees. Ecco la traduzione in lingua italiana: Contrariamente a quello che il sig. Mike Deodato Jr. ha dichiarato al vostro sito, Sergio Bonelli Editore s.p.a., leader riconosciuto del settore dei fumetti in Italia, sta vivendo un momento di ottima prosperità finanziaria e soprattutto non ha mai smesso di rispettare la creatività e l'impegno dei suoi artisti e dipendenti.

Ora se Deodato non aveva specificato di che tipo erano le difficoltà che stava vivendo la casa milanese, perché quest'ultima ha ritenuto opportuno replicare di godere di ottima salute economica? Così facendo è come se avessero dato ragione al brasiliano. A parte il fatto che la crisi di settore rappresenta un elemento ineludibile, si può realisticamente pensare che mentre tutte le case editrici siano in sofferenza, la Bonelli sia invece in condizioni diverse? Pochi giorni fa sono arrivate le dichiarazioni di Antonio Serra, popolare creatore di Nathan Never, che hanno avuto l'effetto di un uragano, confermando, nella sostanza, le parole di Deodato sulle condizioni della società milanese. In un articolo pubblicato su Fumettologica il 29 maggio 2015 dichiara: entrando nel dettaglio delle scelte della Casa editrice, è inequivocabile che la crisi dell’editoria abbia messo alle strette diverse delle testate edite da Sergio Bonelli e che si fatichi ogni giorno di più a raggiungere dei risultati che un tempo erano, per così dire, scontati. Senza mezzi termini, Serra conferma che la crisi di settore ha messo alle strette (citiamo le sue stesse parole) diverse testate della Bonelli. Non una o due, ma diverse, cioè più di due o tre, confermando ciò che lo scorso anno Marcheselli ha dichiarato a Fumettologica nella intervista del 16 giugno 2014: che tutte le serie della casa milanese scontano gli effetti di una perdita costante di lettori. La dichiarazione di Serra è di pochi giorni fa e parlando di serie messe alle strette dalla crisi conferma che le strategie messe in campo dalla casa editrice in questi mesi, rilancio di Dylan Dog incluso, non hanno fermato l'emorragia di lettori degli ultimi anni. E' logico dedurre che anche le serie più recenti, da Lukas ad Adam Wild, non stiano andando bene, anche se si tratta soltanto di una ipotesi formulata sulla base di queste dichiarazioni. Poi prosegue ancora con altre parole non meno forti.

Io credo, come traspare dalle mie parole, che il Fumetto come forma espressiva stia per raggiungere il suo capolinea. Prima ha parlato del fatto che la crisi ha messo alle strette diverse collane della Sergio Bonelli Editore, alludendo alle vendite. Poi, sulla base di tali risultati, afferma che per lui il fumetto è arrivato alla sua ultima tappa. Noi pensiamo che il fumetto italiano non sia esclusivamente quello offerto dall'editore milanese, anche se quest'ultimo occupa una posizione di primo rilievo. Le dichiarazioni di Antonio Serra confermano quelle di Mike Deodato Jr. al sito Bleeding Cool. In quella sede, il maestro brasiliano dichiarò che da quando il grande Sergio Bonelli è venuto a mancare, la casa editrice starebbe attraversando momenti difficili. Momenti che, probabilmente, erano di tipo economico, visto che il giorno dopo la casa editrice milanese pubblicò sullo stesso sito una smentita, precisando che starebbero attraversando un buon momento da questo punto di vista. Poi sono arrivate le dichiarazioni di Serra, che rimettono tutto in discussione. Se, come Bonelli ha dichiarato al sito Bleeding Cool, la casa editrice starebbe vivendo uno straordinario momento dal punto di vista economico, come si spiega quello che dice Serra, che afferma che la crisi economica ha messo alle strette diverse collane della Sergio Bonelli Editore? Una crisi che impedisce di raggiungere risultati che un tempo erano abituali. Crediamo si tratti di un preciso riferimento alle vendite gigantesche che l'editore milanese riusciva a piazzare fino ad una decina di anni fa, prima del declino. D'altra parte, basta confrontare i dati del 2008 con quelli del 2014 riferiti da Fumettologica per capire che le vendite si sono dimezzate. Testate che allora giravano intorno alle 50-60.000 copie oggi riescono a malapena a raggiungere cifre di venduto di 25-30.000 di media o anche meno e la tendenza è al calo.

Secondo Serra la causa del calo è da attribuire alla crisi economica. E' noto che in tempi di crisi i lettori sono costretti a ridurre il carico di testate comprate abitualmente, tagliando i rami secchi. A questo punto, è ragionevole pensare che tra questi ultimi siano capitate diverse serie Bonelli, vecchie e nuove. Un altro fattore, secondo noi, è rappresentato dall'aumento dell'offerta di altri editori, che hanno proposto nello stesso formato della Sergio Bonelli testate americane o provenienti dal mercato franco-belga. Editoriale Cosmo ha battuto questa strada, spaziando tra opere di autori italiani, americani, francesi e internazionali sia a colori che nel classico bianco e nero, riuscendo a mantenere in edicola qualcosa come 10-12 collane al mese allo stesso prezzo o poco più della Bonelli! Poiché, però, la crisi ha colpito tutti, riteniamo che, prima o poi, anche la Cosmo sarà costretta a ridurre la quantità dei suoi titoli in edicola. Poi c'è la Saldapress che con l'edizione bonellide di The Walking Dead ha tolto molto alla Bonelli. Secondo il sito di Fumetto d'Autore, TWD girerebbe intorno alle 11.000 copie, che per un editore della rilevanza di quello emiliano è un ottimo risultato. Da ultimo, è entrata in campo la Mondadori, che sta proponendo ristampe di materiale di qualità e fumetti francesi di ottimo livello, sebbene in formati e prezzi diversi. Davanti a tanta scelta, è normale che il lettore sia costretto ad operare una rigida selezione. Dovendo o potendo fare affidamento su una quantità di denaro ridotta, deve limitare gli acquisti Bonelli e questo significa Tex e Zagor, che sono in assoluto le serie più amate dai bonelliani. Le altre sono in netto declino, a cominciare dalle più recenti, quali Lukas o le miniserie secondo una formula ripresa dagli americani. Stesso discorso per testate come Dampyr, Nathan Never e Martin Mystere, che non godono più della forza di un tempo e sono in calo.

Qualche giorno prima che esplodessero le dichiarazioni di Antonio Serra, su un forum un utente postò un messaggio dai contorni inquietanti. Nel messaggio del 25-05-2015, ore 16:08 (onde evitare che sia cancellato, abbiamo fatto lo screenshot) scrive: Per la gioia di quell'omino bizzarro, Saguaro, alla fine, ha chiuso veramente. E se della buona riuscita commerciale di Orfani/Ringo (quasi) nessuno ha più dubbi e i più plaudono al recupero, in fin di vita, di Dylan, della salute delle altre testate Bonelli si parla ben poco (ad eccezione di Dragonero e Julia che si difendono). Si sa però che tra il 2015/2016, in via Buonarroti, daranno una netta sforbiciata al parco disegnatori e probabilmente ad alcune testate. Non faccio il "chiaroveggente" come l'omino di cui sopra ma nell'eventualità decidano di chiuderle non mi mancheranno nè le recenti storie al limite del ridicolo di Nathan Never, nè tantomeno le posticce atmosfere di Dampyr. Questo mese cedo sulla baia Lukas a seguire tutto il resto. Il messaggio esordisce con il ricordo della chiusura di Saguaro, avvenuta ad aprile del 2015 per basse vendite. Non una novità. Che Saguaro chiudesse si sapeva già dal novembre del 2013, quando ne parlò Fumetto d'Autore. Come è possibile una cosa del genere? La Bonelli ha un processo di produzione molto lungo. Le storie vengono preparate con un anticipo di 15-20 mesi prima dell'uscita in edicola e quando l'editore comunica al team creativo che la serie chiuderà, i disegnatori sanno che le sceneggiature che hanno tra le mani saranno le ultime. Poi la notizia viene filtrata a qualche sito o forum, creando attenzione relativamente alla sorte della collana. Il copione è quello solito. Autori e addetti ai lavori provano a smentire, ma tutti sanno che la serie chiuderà. Prima di Saguaro, la stessa sorte era toccata a Magico Vento di Gianfranco Manfredi, che ha chiuso nel novembre 2010 con il numero 131.

Ma la notizia della sua chiusura era già nota dal 2008, quando ne parlarono gli utenti del forum della collana. Chiarito questo punto, l'utente si lamenta del fatto che delle altre serie della Bonelli non parla più nessuno, attribuendo a questo elemento un significato negativo. Poi sostiene, ritenendo trattarsi di un fatto notorio, che nei prossimi mesi alla Bonelli si attuerà una sforbiciata al parco disegnatori e forse ad alcune testate. In parole povere, significa che i team creativi subiranno riduzioni di personale, con annessi licenziamenti e alcune serie chiuderanno i battenti. Non possiamo sapere quali disegnatori non riceveranno più incarichi, ma è ragionevole pensare che saranno conservati quelli più bravi e dal tratto realistico, mentre quelli più stilizzati rischieranno di uscire. Quanto alle testate a rischio, si può ritenere che siano quelle che attualmente vendono meno. Se diamo uno sguardo alla classifica pubblicata da Fumettologica l'anno scorso, queste testate erano Brendon e Saguaro, che hanno già chiuso! Poi ci sarebbero anche Martin Mystere, Le Storie, Dampyr e Dragonero. Che la crisi abbia colpito l'editore milanese non è un mistero per nessuno. Da oltre due anni, non lancia più sul mercato serie regolari. L'ultima in ordine di tempo è stata Saguaro, che come sappiamo, ha chiuso. L'utente non chiarisce quali sarebbero le testate a rischio, ma si dice poco dispiaciuto qualora esse fossero quelle di Dampyr, Nathan Never e Lukas. Quest'ultima, peraltro, è nata come maxiserie di 24 numeri e a meno di decisioni di continuazione, chiuderà con il numero 24 a febbraio 2016. Seguono i commenti di altri utenti, molti dei quali ammettono di seguire poche serie della Bonelli, tra cui quelle più recenti. Però, se si parla di riduzione del comparto disegnatori, la prima cosa che viene in mente è che alcune serie chiuderanno, come sarà poi confermato dalle parole di Antonio Serra.

Con meno testate da gestire, ci sarà bisogno di meno artisti. La Bonelli si appresta a realizzare un massiccio processo di ridimensionamento causato, secondo noi, dalla crisi e dalle scelte sbagliate della casa editrice, non ultimo il rilancio flop di Dylan Dog, che avrà pesato molto su questa decisione. Inutile ricordare che Dylan Dog è la testata che negli ultimi anni ha perso più lettori e trattandosi di quella più venduta, eccettuato Tex, è naturale che la casa editrice abbia sentito il bisogno di rilanciarla. Se l'operazione fosse andata a buon fine, dai ricavi dell'Indagatore dell'Incubo sarebbero nati nuovi progetti. La Bonelli, però, deve pensare al futuro e non può astenersi dal proporre continue novità ai lettori. Per fare questo deve tagliare su altri settori meno redditizi, cioè sulle collane che vendono meno. I soldi risparmiati su queste serie saranno rifluiti sulle serie nuove o su quelle più forti. Dando uno sguardo alla classifica di Fumettologica, siccome attualmente Martin Mystere dovrebbe essere la collana meno venduta, probabilmente sarà la prima ad essere chiusa nei prossimi mesi. In un articolo del novembre 2014 parlavamo di una decisione che avrebbe riguardato questa collana verso giugno 2015, cioè adesso. E non a caso, ora è uscita la notizia che la crisi ha messo alle strette diverse collane della Bonelli e che alcune di esse potrebbero chiudere. La discussione nel forum prosegue come era logico aspettarsi. Avendo questo utente trattato di un tema scomodo agli altri utenti, vicini agli editori, i post successivi denotano la tendenza a cambiare argomento o a prendersi gioco, con battutine, dell'utente che l'aveva iniziata. Nella loro immaginazione, la crisi del fumetto non esiste e la Bonelli vende tantissimo. O almeno è questo ciò che autori, addetti ai lavori e utenti compiacenti sui forum cercano di ribadire, dando sostanza alle loro fantasie.

Nella loro immaginazione. Il contatto con la realtà può avere effetti incredibili. E infatti, un altro utente sottolinea: già ai tempi di Sergio _tra il serio ed il faceto_ si dannavano per i disegnatori che consegnavano le tavole diluendole in tempi remoti, e magari tentano di sfrondare queste derive. D'altro canto, pecunia a parte, pareva che con Deodato jr. non si aspettassero certo di avere l'esclusiva delle sue prestazioni artistiche... Boh, allora forse vogliono tirare semplicemente i remi in barca e sacrificare testate poco redditizie. Rimaniamo s'intende nel campo delle congetture, che attendono solide conferme. Si sottolinea la necessità di tagliare sulle serie che vendono meno e magari di quelle che già attualmente, forse, sono scese sotto il punto di pareggio. Si cita il caso-Deodato, che ha aperto gli occhi su una situazione di difficoltà economica per cui la cifra chiesta dal maestro brasiliano è stata considerata troppo alta, ma se era così, perché non dirglielo subito? Per un resoconto completo del caso-Deodato, cliccate qui. L'utente si dice in attesa di conferme, all'epoca le dichiarazioni di Serra non erano ancora venute. Ora le conferme ci sono. Qualche altro utente, forse scherzando, sottolinea che novità sono in arrivo nel 2016, tra cui Morgan Lost, una nuova serie di Chiaverotti e una serie di pupazzetti piene di mostri e demoni (e sarebbe una serie Young?) e viene subito da pensare che per investire in cose nuove, bisogna tagliare cose vecchie. La coesistenza non è più possibile. Un po' di perplessità per queste scelte è naturale: per pubblicare quattro pupazzetti, che sembrano essere ripresi da quelli di un videogioco della Paradox, Magicka, si taglia su altre serie storiche, magari quelle di Dampyr e Nathan Never? Logico, quindi, aspettarsi uno sfogo come quello di Serra, che esce finalmente allo scoperto, illustrando la situazione della società milanese.

La quale, è bene chiarirlo, finora non ha smentito, a differenza di quanto fece con Deodato su Bleeding Cool. Poteva mai la Bonelli smentire Serra? E prende corpo l'ipotesi che molti stanno facendo, tra cui Fumetto d'Autore: per andare avanti con le novità, devono tagliare le vecchie serie in calo irreversibile e nel fare questo, devono dare una sforbiciata al comparto disegnatori e degli stessi autori. E poiché autori e disegnatori vengono pagati a storie, senza nuovi numeri dovranno cercarsi alternative reddituali in un settore arrivato alla fine. Le dichiarazioni di Serra sembrano orientarsi in questa direzione. Della serie: tu mi tagli qui e tagli la per stampare pupazzetti presi da un videogioco e allora informiamo i nostri cari lettori della situazione. Molti autori e addetti ai lavori hanno conoscenze dirette con gli utenti più attivi sui forum. Quando viene pubblicata una indiscrezione così forte, la fonte è sempre un autore o un addetto ai lavori, che ha motivo di lamentarsi con la casa editrice. Le dichiarazioni di Serra potrebbero inserirsi in questo difficile contesto. E infatti, prima ancora che arrivassero le parole di Serra, l'utente sottolinea (messaggio del 26-05-2015, ore 11:11): Non mi pagano abbastanza qua sopra per avere rogne con i diretti interessati ma per certo un noto editor ha informato diverse decine di disegnatori che le sceneggiature su cui stanno lavorando saranno le ultime. Io aggiungo: Grazie a un DIO. Può dispiacermi umanamente perchè perdere il lavoro è una disgrazia ma tengo troppo alla meritocrazia per dar retta a certa sensibilità. I diretti interessati saranno, quasi sicuramente, autori e addetti ai lavori, magari proprio quelli interessati da questi propositi di ridimensionamento della casa editrice. Poi afferma laconicamente che un noto editor ha informato decine di disegnatori che le sceneggiature su cui stanno lavorando saranno le ultime!

Se ciò è vero e abbiamo pochi motivi per dubitarne, alla luce di quanto sarebbe stato poi detto da Serra, che già adesso di due-tre serie è stata decisa la chiusura entro il 2016! Attenzione, non si parla di due-tre disegnatori, ma di decine di disegnatori! Quasi a conferma che la situazione vendite della Bonelli sia difficile, arrivano le dichiarazioni di altri utenti sul forum in cui essi affermano di avere mollato la lettura di alcune serie a dimostrazione dell'esistenza di un malessere evidente. I tagli ai disegnatori sono quelli più gravosi. Immaginiamo, quindi, che nei prossimi mesi molti resteranno senza lavoro ed è probabile che fioccheranno nuove dichiarazioni sulla situazione reale della casa editrice milanese. Un altro utente sottolinea un'altra realtà che caratterizza i fumetti Bonelli (messaggio del 27-05-2015, ore 10:52): Il problema è che x leggere tutte queste cose image, dark horse ecc. bisogna x forza frequentare le fumetterie, tutti i lettori da edicola come il sottoscritto ne sono tagliati fuori nella mia città c'è solo una fumetteria, ci vado una o due volte l'anno e nemmeno tanto volentieri, si respira un'aria di snobismo verso il lettore bonelliano, l'ultima volta che ci sono andato ho chiesto se potevo portare fumetti Bonelli usati e loro: Eh, ma quelli non interessano a nessuno. Nelle fumetterie, molto più vicine alle serie di importazione Usa e nipponica, le serie Bonelli vengono viste come qualcosa di vecchio e lontano dal loro mondo. Non a caso, nel mercato dell'usato il prezzo medio di un albo Bonelli oscilla tra 0,20 e 0,50 euro al pezzo, mentre quello di un albo Usa oscilla tra 0,50 e 1,50 euro. Gli interventi successivi sono volti a negare l'evidenza e ad attaccare gli utenti che hanno lanciato queste notizie, ricalcando un copione noto sulle community. Non appena viene fuori una notizia che disturba il gruppo di potere del forum, fioccano attacchi e insulti.

E l'utente sbotta: Se hai amici/parenti disegnatori che lavorano in Bonelli e che possono contraddire quel che ho detto: ben vengano! Dovremo se no attendere qualche mese per verificare se quel che ho scritto era vero o falso. Tu, che a malapena ti allacci le scarpe, faresti però bene nel frattempo ad evitare simili perentorie sentenze. Tra battutine off-topic, astutamente lasciate lì dai moderatori per far scemare la discussione, si prosegue per qualche altro giorno. Poi, come un fulmine, arrivano le dichiarazioni di Serra e gli utenti che prima postavano battutine scherzose spariscono alla velocità della luce. L'utente che aveva iniziato la discussione riporta un'altra dichiarazione incredibile di Serra (messaggio del 03-06-2015, ore 10:13): I nuovi sceneggiatori sono in realtà già “vecchi”, e tra l’altro sono già fuori gioco perché, col crollo delle vendite, non sarà possibile dar loro un numero sufficiente di storie da scrivere per far emergere le loro caratteristiche. Siamo autorizzati a scrivere solo fino a che il budget ce lo consente, e la paralisi è ormai alle porte. Tu dici: ci sono degli autori nuovi, avranno delle cose da dire, ci sarà una procedura. Non è così. Volevamo ci fosse, ma le condizioni del mercato non ci consentono assolutamente di progettare un futuro di contenuti narrativi. Procediamo coi piedi di piombo. Oggi come oggi, per immaginare un futuro radioso, ci vuole un miracolo, e anche bello grosso. Serra parla di crollo nelle vendite, una realtà peraltro già evidente nelle parole di Marcheselli nella nota intervista rilasciata a Fumettologica il 16 giugno 2014. Poi ribadisce che loro, cioè gli scrittori, sono autorizzati a scrivere solo finché il budget lo consente, ma la paralisi, cioè il blocco, è alle porte. Non ci saranno novità perché, come dice Serra, Procediamo coi piedi di piombo. Oggi come oggi, per immaginare un futuro radioso, ci vuole un miracolo, e anche bello grosso!

Come era logico aspettarsi, dopo tale intervento, i commenti si bloccano d'improvviso. Secondo una regola non scritta delle community, quando si toccano tasti delicati degli editori o degli autori, stop. E infatti, la discussione viene lentamente calata nella seconda pagina. Cosa sta succedendo, dunque, alla Bonelli? La crisi c'è ed è per tutti, Bonelli compresa. Il futuro è difficile. Alcune serie chiuderanno, molti disegnatori resteranno senza lavoro e probabilmente dovranno emigrare all'estero su suggerimento dei loro agenti. Ci saranno anche novità, ma per finanziare queste ultime si taglierà sulle attuali serie meno vendute e se guardiamo alla classifica pubblicata su Fumettologica lo scorso anno, il pensiero è per Martin Mystere, Le Storie e Dampyr, che all'epoca (con dati riferiti al dicembre 2013) vendevano rispettivamente 20.000, 23.000 e 27.000 copie. E che oggi saranno calate ancora. Nella stessa classifica c'erano Brendon e Saguaro con 17.000 e 15.000 copie, che oggi sono chiuse! Comprendiamo che quella che si profila sarà una realtà dura da accettare per il gruppetto di facinorosi che sui social network difendono a spada tratta un certo stuolo di editori ed autori, che piomberanno sui loro profili con frasi acide per cercare di smentire le dichiarazioni di Serra e una realtà che è ormai sotto gli occhi di tutti. E' il risvolto negativo delle community. E' successa la stessa cosa con Brendon, Magico Vento e Saguaro. Quando tutti sapevano che sarebbero state chiuse, facevano a gara a chi insultava o attaccava per primo, ma oggi sappiamo che queste testate hanno chiuso e coloro che sputavano veleno contro chi lo affermava, vista la mala parata, frettolosamente sono tornati sotto il loro umido sasso. Il futuro si profila difficile non solo per la Bonelli. Perfino Panini sta chiudendo molte testate delle varie Valiant, Image e Dark Horse. Kristoffer Barmen.

2 commenti:

  1. Mi dispiace per Martin Mystère... è l'unica serie Bonelli che attualmente compro (ho smesso con Tex "normale" da mesi, eventualmente comprerò solo quella a colori dovessero proseguire la collana). Peccato perché il BVZM merita sorte migliore e spero tanto che non chiuda.

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  2. Martin Mysterè vendeva già due anni fa 20.000 copie, una soglia che oggi (ma lo era anche allora) viene considerata di emergenza. Perciò, è ipotizzabile che oggi venda anche meno. Quanto non è dato sapere, poiché i recenti dati di vendita diffusi da Alessandro Bottero non lo comprendevano. La decisione di chiudere una serie spetta alla casa editrice, ma è certo che se c'è una serie che rischia di chiudere è proprio quella di MM. Per tacere delle storie, che oggi vende 16.500 copie, cioè molto al di sotto della soglia di sicurezza.

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