sabato 4 giugno 2016

BOTTERO RIVELA ALTRI DATI DI VENDITA DI BONELLI E ALTRI! I FANBOY SCHIUMANO RABBIA DA TUTTI I PORI!!

Il nostro articolo recente sui dati di vendita della Sergio Bonelli, in cui riassumemmo in una storica tabella i dati dal 2012 ad oggi, evidenziando un calo netto, perentorio e definitivo delle vendite della casa editrice milanese, generò reazioni diverse. Negative da parte del mondo dylaniato del fumetto per i deludenti risultati del rilancio curato da Roberto Recchioni e rabbiosi da parte di altri autori, i quali forse neppure erano a conoscenza della realtà di una situazione difficile ed averla appresa dall'esterno non è servito a migliorarne il grave stato d'animo. Gianfranco Manfredi ci riservò parole dure, sostenendo che i dati che avevamo diffuso erano falsi! Il giorno dopo pubblicammo un articolo in cui indicavamo le fonti alle quali avevamo fatto riferimento. Quelle del 2012 e del 2014 erano ufficiali perché fornite dall'allora direttore Marcheselli al sito Fumettologica. Quelle del 2016 facevano riferimento alle rivelazioni di Alessandro Bottero sul suo profilo Facebook. Ecco il link dell'articolo. Nessuno si scusò delle parole severe che ci erano state rivolte in modo gratuito e plateale. Però si zittirono tutti. Nessun altro osò affermare che quei dati erano falsi, anche perché i dati diffusi da Bottero riflettevano quelli che, nell'ambiente, sono abbastanza noti. L'ex-editor della Play Press degli anni novanta descrisse la sua fonte come inserita nell'organizzazione bonelliana. Ci stupì non poco l'assenza di reazioni da parte di Roberto Recchioni perché quei dati chiamavano soprattutto lui, evidenziando i disastrosi risultati del rilancio con 25.000 lettori persi in tre anni in cui la serie inedita dell'Indagatore dell'Incubo è passata dalle 120.000 copie del 2013 alle attuali 95.000 copie. Un disastro di proporzioni devastanti, per non parlare del flop di Orfani, la serie che avrebbe dovuto riempire lo stadio San Paolo, quella che avrebbe dovuto portare nuove leve di lettori alla casa milanese, che oggi veleggia su una media di 19-20.000 copie. Se non fosse per il prezzo alto di copertina, avrebbe già superato la soglia di sicurezza. Citammo anche i dati di serie recenti come Dragonero, Morgan Lost e meno recenti come Dampyr, evidenziando la tendenza al calo. Gli autori furono costretti ad ammettere che si, le serie calavano, come Chiaverotti. Ecco il link. In queste ore, A. Bottero ha diffuso altri dati di vendita che confermano il quadro assai desolante della casa editrice milanese se confrontato con i dati di 6-7 anni fa. Questa volta, tuttavia, a differenza della precedente, ci sono state reazioni più veementi, nessuna delle quali si è però spinta ad affermare che i dati diffusi da Bottero erano da ritenersi falsi. Ci sono stati attacchi alla persona di Bottero, evidenziando la tecnica tipica della sinistra che quando non può controbattere con dati reali tenta di demolire l'immagine dell'avversario. Una tecnica che nei tempi della comunicazione globale rischia di rivelarsi un pericoloso boomerang. Si comincia con questo post del Bot-Man: Stavolta voglio provare un approccio diverso. Tutte le volte che ho detto dei dati di vendita sul forum di Comicus utenti e amministratori hanno sempre detto "Ma perché ai lettori dovrebbero interessare i dati di vendita??? Che cosa meschina. a ME non interessano certo, tze", salvo poi dire che i dati che dicevo erano falsi e sparavo cazzate, dimostrando qui che gli interessava parlarne. Al di là di questi atteggiamenti ipocriti di quelli che fanno finta di non voler sapere i... dati per poi sbavare davanti alla possibilità di leggerli, oggi facciamo così. Ho un bel po' di dati di vendita delle testate di questi ultimi mesi. Se vi interessano ve li dico, se NON vi interessano dite "A me i dati di vendita non interessano". Vediamo se la maggioranza vuole saperli questi dati o se è vero che ai lettori non interessano. Ah, ovviamente la fonte non ve la dico, quindi ovviamente sono solo tutte cazzate che invento io, ma questo direi che è chiaro no? Fatemi sapere cosa volete: sapere i dati o restare nella felice ignoranza. Bottero ricorda il duro atteggiamento riservato alla sua persona dal forum di Comicus, i cui vertici oggi collaborano con Panini Comics e Rw Edizioni ogni volta che ha diffuso dati di vendita dei fumetti. Insulti e attacchi proditori alla sua persona, senza nemmeno la possibilità di difendersi perché Bottero è bannato da Comicus. La colpa di Bottero non è di diffondere dati di vendita, bensì di non far parte della pletoretta di addetti ai lavori, che stanno conducendo il mondo del fumetto al fallimento. Editori con poca lungimiranza si sono fidati di queste persone e oggi ne pagano care le conseguenze. Per attaccare Bottero, la tesi sostenuta in modo fallace sul forum di Comicus è la seguente: i dati di vendita non interessano a nessuno. Ovviamente, è una bugia, che admin e moderatori della community spargono come disperati per tentare di arginare l'onda d'urto delle rivelazioni di Bottero. Così, l'ex-editor della Play Press ha voluto vedere come reagiscono se i dati li diffonde sul suo profilo. Le reazioni sono arrivate subito. Un utente scrive: Avere i dati sarebbe interessante per capire le tendenze e per fare analisi serie ( cosa che mi pare manchi in generale ), il problema e' che secondo me la Bonelli non ha torto a non diffonderli, esiste una parte dei lettori che se ha sentore che una testata venda poco l'abbandona a prescindere ed e' un vero peccato perche' ci sono testate che magari arrancano ma che hanno possibilita' di risalita e diffonderli rischia di tarparne le ali, sbaglio? Ad ogni modo, per come la vedo io diffonderli sarebbe giusto ed interessante se accompagnato da un analisi serie e priva di livore ma con sincero interesse. Se non si e' capito il mio e' un SI ma condizionato ad un analisi seria e competente di accompagnamento. I dati di Bottero si riferiscono solo alle edicole, ma in virtù del fatto che fumetterie e librerie sono impalpabili, possiamo dire che si tratta di dati che al 97% esprimono la situazione reale del mercato. Ed è questo che fa più paura. Il timore di perdere quella solidità che un editore ha sempre avuto nel corso dei decenni.
 
 
Questi dati si riferiscono agli ultimi mesi e quindi è da ritenere che non si tratti di dati medi bensì riferiti al venduto di un mese specifico. Ciò spiega perché in alcuni casi sono inferiori o superiori a quelli diffusi qualche settimana fa dallo stesso Bottero. C'è un piccolo errore. Un Color Fest di Gipi non esiste. E' lo stesso Bottero che poco dopo in un post si corregge. Questi dati sono interessanti. In primis, confermano il flop del rilancio di Dylan Dog orchestrato da Roberto Recchioni. Nel 2013 la serie dell'Indagatore dell'Incubo era a 120.000 copie. Oggi è a 95.000 copie. In soldoni, Dylan Dog ha perso 25.000 lettori. Un disastro se si pensa che Recchioni era stato traghettato in Dylan Dog per evitare che la fuga di lettori continuasse. Al di là del tessuto delle nuove storie, che tranne 2-3 casi, si sono rivelate deludenti, per non parlare degli accenni continui all'esoterismo massonico, al comunismo e al satanismo, specie nelle copertine di Stano, sono state le continue polemiche originate da dichiarazioni dello stesso Recchioni sulla rete a far fuggire i lettori a nostro avviso. Litigi plateali che si concludevano con il classico: se non ti piace più Dylan Dog, non lo comprare! Litigi e polemiche continuano. L'ultima in ordine di tempo è stata quella che è stata originata dalle dichiarazioni di Recchioni e Uzzeo sulla scomparsa di un parlamentare della Lega Nord. Ne abbiamo parlato qui. Significativo il dato di Tex. Secondo i dati di qualche settimana fa era a 170.000 copie. Secondo questi dati sarebbe a 174.000 copie. E' probabile che il dato precedente si riferisse alle vendite medie. Quello attuale alle vendite specifiche dei mesi. Le vendite delle collane subiscono oscillazioni durante l'anno con dei picchi durante l'estate per poi scendere a fine anno. E' probabile che Tex si estenda a 175-176.000 copie nella sua massima espressione alle circa 170.000 copie o forse meno di fine anno. Vedremo come si comporterà il prossimo anno e se avrà perso altri 10.000 lettori come gli anni precedenti. Riteniamo che la diffusione di volumi in libreria abbia spinto molti lettori texiani che avevano mollato la collana a tornare sui loro passi. Tex ha comunque perso tanto. Nel 2012, cioè da quando è iniziata la gestione del Boselli, ha perso 40.000 lettori, quasi il doppio di quelli persi da Dylan Dog. In questo senso, la gestione Recchioni è stata meno deludente di quella di Boselli dal punto di vista dei lettori perduti. Gli altri dati riflettono quelli che aveva diffuso qualche settimana fa. Di Morgan Lost sono stati citati i dati specifici. Il numero 4 ha venduto 25.000 copie. Poche di questi tempi, soprattutto se la serie di Claudio Chiaverotti ambisce a proseguire oltre i numeri già preparati, ma questo sarà difficile. Morgan Lost sarà interrotto non appena esauriti gli episodi già pronti? Si e a dire il vero la notizia riscuote il nostro favore. Non consideriamo ML una serie valida. Per di più avendo l'autore dichiarato su FB che il personaggio riflette le sue idee, che dal punto di vista politico sottolineano l'appartenenza all'area politica della sinistra, se chiude non possiamo che essere contenti. Il numero 5, secondo i dati diffusi da Bottero, ha venduto 23.000 copie. ML ha perso 2.000 lettori in un mese, confermando ciò che lo stesso Chiaverotti ha dichiarato di recente su Facebook e che cioè che ci sono assestamenti verso il basso. Tradotto in parole povere, Morgan Lost continua a perdere lettori ogni mese. Sarà difficile che la collana vada oltre i numeri già pronti. Potrebbe concludere la sua corsa editoriale con l'uscita dei numeri 20-25. Nelle scorse settimane gli utenti del gruppo di Morgan Lost ci hanno duramente attaccato e alcuni ci hanno insultato. Dopo la diffusione di questi dati ci aspettiamo nuovi attacchi. Noi siamo già attrezzati. Contro i fanboy bonellomani abbigliati come mastini da guerra abbiamo le museruole pronte a scattare. Brutte notizie anche per Dampyr, che dalle 21.000 copie delle scorse settimane è sceso a 20.000. Ha perso altri 1.000 lettori. Riteniamo che a questo punto Dampyr abbia toccato la soglia di sicurezza e magari è in perdita. Stesso discorso per Orfani di Roberto Recchioni, che oscilla o meglio vivacchia tra le 19-20.000 copie. Un disastro a fronte dei milioni di euro spesi nella sua produzione. Si è comportato meglio Dragonero, ma rispetto alle vendite del 2014 è calato parecchio passando dalle 28.000 copie di due anni fa alle attuali 23.500. Fallimentare è anche Adam Wild di Gianfranco Manfredi. Qui poche sorprese. La serie chiuderà con il numero 26 tra circa sei mesi. La notizia è ufficiale. La testata non ci ha mai sorpreso più di tanto, riflette il modo tutto politico del suo autore di concepire le storie ed essendo ambientata in un periodo storico che per molti lettori bonelliani è sconosciuto, non poteva che tradursi nel fallimento che è stato. Oggi vende 11.000 copie. E pensare che alcuni utenti hanno aperto un gruppo per la salvezza di questa collana! Beh, ciò che aumenta la nostra soddisfazione. Quando Adam Wild chiuderà leggeremo i loro post irati e schiumanti di bile ovunque. L'aspetto più preoccupante di questi dati è che tranne Tex e Dylan Dog, tutte le altre serie Bonelli vendono sotto le trentamila copie. Cinque anni fa una collana che avesse venduto 30.000 copie sarebbe stata chiusa. Oggi è la norma, mentre la soglia di sicurezza si è abbassata alle 18-20.000 copie. Abbassare la soglia di sicurezza significa ridurre i costi di produzione non fissi, come ad esempio le remunerazioni per gli autori. Impensabile infatti che chi lavora su Dampyr sia pagato quanto chi lavora su Tex Willer. Le collane di Aquila della Notte e dell'Indagatore dell'Incubo permettono quindi di colmare le perdite delle altre collane. Una situazione disperata che ha indotto la Bonelli ad esordire nel mercato delle librerie con curati volumi e ad adottare la curiosissima abitudine di copertine variant stile Marvel. Questi dati dimostrano che le strategie americane non hanno migliorato la situazione. Il calo di lettori continua. Anche se il recente aumento del prezzo di copertina ha limitato i danni.


Un utente scrive: i dati di vendita sono basilari per l'utenza in maniera inversa, il cambio di paradigma modifica le vendite, è evidente e per gli addetti, capire cosa va e cosa NO aiuta sia a regolare il tiro sia, in caso di similitudini senza fortuna, aiuta ad esaminare gli elementi esterni al prodotto che ne condizionano le vendite e quindi la riuscita. 3- modificano il paragone tra "opere" nelle presentazioni ad editori e librerie per le presentazioni... In sintesi: STO'QUARZO che non servono. Interviene Lorenzo Altariva del Diabolik Club, al quale, evidentemente, non è piaciuto che si sia detto che Diabolik inedito è sceso a 49.000 copie, mentre qualche settimana fa era a 51.000 copie: Dire in pubblico i dati di vendita è come dire quanto incassano ogni mese. Tu dici pubblicamente a tutti quanto prendi di stipendio? Non credo.... la gente se ne può fare un idea dall'auto che hai, da dove vivi, da come ti vesti e cose così, ma non lo saprà mai con precisione. Quindi per i fumetti vale la stessa cosa, se continua ad uscire vuol dire che vende abbastanza, se chiude vuol dire che vendeva poco. La cosa assurda è che Altariva metta sullo stesso piano i dati di vendita con gli stipendi! Poi dice una cosa ovvia quando afferma che fino a quando il fumetto esce le cose vanno bene. Altariva è nell'ambiente da troppo tempo per non accorgersi che quella appena detta è una cosa che non riflette la realtà. Una serie può andare avanti anche in perdita fino a quando l'editore decide di sopportare le perdite. E infatti un utente gli risponde: E' un paragone improprio che non ha senso alcuno: si conoscono tiratura e diffusione di tutta la stampa quotidiana e periodica, eccezion fatta, appunto, per i fumetti. E un altro utente conferma: Mi chiedo come si faccia a sostenere che non è interessante conoscere i dati di vendita e, quindi, la risposta del pubblico ad un determinato prodotto. Credo, per contro, che ci sia qualcosa che non va in quelli che tentano in tutti i modi di non farli venire a galla. In ogni caso, a me interessano eccome. Quello che agli editori non va giù quando si parla di dati di vendita sono le discussioni su alcuni forum dove utenti che hanno dei motivi di rancore verso la casa editrice o un autore, godano nel parlare o assistere al loro fallimento. Come se una cosa del genere, anche se non corretta dal punto di vista etico, fosse illecita. Ai lettori non frega un cazzo delle case editrici e se uno scrittore li ha insultati in rete, è normale che il lettore speri nel crac della serie, nel licenziamento dell'autore o nella chiusura della casa editrice. Bottero conduce una analisi che ci è sembrata in parte contraddittoria. Afferma che la Bonelli è in salute e ha buoni utili, ma poi conferma che ciò dipende solo da Tex e Dylan Dog. Tutte le altre collane vendono dalle 29.000 copie in giù. E se togliamo Julia, scendiamo ancora dalle 23.000 copie in giù. Oggi più che mai si può dire che la Bonelli è Tex e Tex è la Bonelli. Dylan Dog è sceso sotto quota centomila copie. Il rilancio di Roberto Recchioni è fallito e quindi il futuro sarà solo Tex o quello che rimane di Tex, che perde una media di 10.000 lettori all'anno. Il recente aumento di 0,30 euro del prezzo di copertina permette alla Bonelli di aumentare le sue entrate di ben 51.000 euro lordi moltiplicando 0,30 euro per le circa 170.000 copie vendute di Tex inedito ogni mese. Vittorio Fabi alias l'utente Skull di Comicus scrive: Urca. E pensare che fino a qualche tempo fa una testata da 20.000 copie al mese era a serio rischio di chiusura. Giovanni La Mantia alias l'utente Jelem di Comicus scrive: A proposito, Alessandro Bottero cosa ne pensi della svolta fumetto/libreria della Bonelli, questione variant compresa? La risposta di Bottero: non penso nulla. Credo però che a volte negli annunci ai lettori ci sia un po' di poca chiarezza. nelle librerie di varia gli ORDINI non sono identici alle VENDITE come in fumetteria. per cui se BAO ha 5.000 PRENOTATI di un libro non è che li ha VENDUTI. i librai li ordinano e poi - a volte succede - con le rese ne restituiscono il 90%. o magari li vendono tutti. main genere lo sai UN ANNO dopo l'ordine. non un mese dopo. Quel famoso reso che avrebbe evitato la chiusura di molte fumetterie! Poi è il turno dei dati di vendita di altre case editrici e qui l'interesse inizia a scemare. In Italia solo la Bonelli genera utili e paga gli autori. Tutte le altre case editrici non permettono agli autori e agli addetti ai lavori di mantenersi solo scrivendo o disegnando fumetti. Come vediamo nello screenshot sotto Ratman di Ortolani, che chiuderà finalmente a settembre 2017 vende 18.000 copie. Una volta le copie vendute erano oltre 35.000. I tempi cambiano e la decisione di chiudere questa collana è dipesa forse anche dal calo delle vendite. Poi abbiamo Diabolik inedito a 49.000 copie e qui si comprende la rabbia di Lorenzo Altariva, il quale non smentisce questi dati! Si tratta di un elemento di grande importanza perché Altariva conosce i dati di vendita di Diabolik, ma pur non potendo diffonderli avrebbe in ogni caso potuto smentire quelli forniti da Bottero. Una dimostrazione ulteriore del fatto che Bottero è affidabile. A sorpresa arrivano anche i dati di The Walking Dead della Saldapress! Ciccarelli non sarà contento perché fino a circa 3 anni fa il suo TWD da edicola vendeva 12.000 copie. Oggi A. Bottero ci dice che vende 9.000 copie e ci informa che Outcast va male vendendo 3.200 copie. Siamo certi che Ciccarelli non sarà contento, alla luce del fatto che tra i due non corre buon sangue fin dai tempi di una risposta di Bottero sulla posta di Thor della Play Press nel lontano 1992 allo stesso Ciccarelli. Si chiude con Dago che nelle varie edizioni vende 7.000 copie. Sempre meglio di Outcast!

 
Le reazioni, anche in questo caso, non si fanno attendere. Vittorio Fabi alias Skull di Comicus scrive: Ratman e Walking Dead molto sotto quello che pensavo. La risposta di Bottero arriva subito: non lasciarti ingannare. ratman e walking dead sono due SUCCESSONI. cinque anni fa Ratman vendeva 25.000 copie. la sua tenuta è spettacolare. Walking Dead ne vendeva 12.000. e continua a reggere; oltretutto parliamo SOLO dell'albo da 48 pagine bimestrale. aggiungici tutti i volumi e le altre pubblicazioni in altir formati. Outcast è bassina, ma deve partire il telefilm. se prende piede arriverà a 9.000 anche lui. Insomma, TWD mantiene in vita la Saldapress, ma cosa accadrebbe se i diritti della storia di Kirkman passassero alla Panini? Marco Marcello Lupoi non sarebbe certo scontento se potesse aggiungere una serie come questa che Panini proporrebbe in tanti volumi ed edizioni ordinarie e variant. Interviene ancora Altariva che scrive: Il lettore medio di Tex, come quello di Diabolik, non sbandiera ai 4 venti che leggono fumetti, Loro NON leggono fumetti, leggono TEX, leggono DIABOLIK, ma i fumetti NO, sono roba da bambini. Una profonda verità. Tex è Tex. Per i suoi fan è più di un fumetto. Stesso discorso per Diabolik. Tutti gli altri sono fumetti, giornaletti per bambini. C'è spazio per la precisazione del Color Fest di Dylan Dog, che ha venduto 49.000 copie. Poche per un fumetto che doveva vendere almeno il doppio. Anche qui reazioni immediate. Scrive Bottero: sono sempre 49.000 copie vendute. però va detto che il color fest 16 era un tentativo di allargare il pubblico, abbassando il prezzo e tentando stili nuovi. in effetti il numero di copie vendute è calato. Un altro dato che ci permette di concludere che il rilancio di Dylan Dog è fallito anche come nuove strategie editoriali. A chi nega questa realtà, un utente scrive: Se c'è un calo significa che la strategia editoriale ha qualche difettuccio. Se il Color Fest con gli autori figoso-underground vende di meno di un Color Fest "regolare" significa che la gente in edicola lo ha aperto e poi lasciato lì. Se il numero regolare ha perso 10.000 copie l'anno in 3 anni cioè 30.000 significa che qualcosa nel rilancione-one-one non sta funzionando. Perchè mi pare che 10.000 l'anno persi siano più di quanto ne perdeva il vituperato Gualdoni e che il primo imperativo fosse "fermiamo la diaspora. Poteva mancare la reazione di Roberto Recchioni? I dati diffusi da Bottero si riferiscono soprattutto a lui, al suo rilancio che da queste cifre esce distrutto. Ecco quelle che poche ore dopo scrive sul suo profilo Facebook: chissà perché su Internet del fumetto e della sua presunta crisi ne parlano solo quelli che dal fumetto sono stati estromessi per manifesta incapacità e che adesso siedono sugli spalti, masticando fiele. Quello che asserisce Recchioni è discutibile. Della crisi del fumetto parlano tutti. Oltre a noi, che tocchiamo spesso l'argomento. Ne hanno parlato Antonio Serra in una intervista al sito Fumettologica. Ecco il link del nostro pezzo. Ne ha parlato a più riprese lo stesso Gianfranco Manfredi ed ecco il link. La crisi esiste. Perché Recchioni la nega? A noi ha fatto venire in mente Berlusconi quando dalle platee diceva che la crisi non c'era e che bisognava spendere. La crisi c'era e gli italiani non potevano più spendere. Poi dice che della presunta crisi parlano solo quelli che dal fumetto sono stati estromessi per manifesta incapacità! Non ci sembra che Serra e Manfredi siano incapaci o che siano stati estromessi dal mondo del fumetto. Serra e Manfredi continuano a scrivere per la Bonelli. Quindi, a chi si riferiva Recchioni? Il fatto che abbia aggiunto il riferimento al fiele masticato fa pensare che forse si riferiva a Bottero, ma anche questa ipotesi è difficile perché Bottero è tuttora nel mondo del fumetto, oltre ad essere lui stesso editore con Bottero Edizioni. Riteniamo quindi che Recchioni si sia arrabbiato perché i dati di Bottero dimostrano che il suo rilancio di Dylan Dog è fallito, così come la serie Orfani, che dalle ambizioni di riempire il San Paolo oggi vende in media 19-20.000 copie. E' stato però divertente leggere quello che hanno scritto i fanboy nei commenti. Poi è lo stesso R. Recchioni che precisa a chi si riferiva con lo sfogo: Sì, sì, parlo dei Bottero, dei Toninelli, dei Rinaldi, dei Pennachioli (non il disegnatore, il fratello). Forse Recchioni si riferisce ad un pezzo di Pennacchioli in cui asseriva che Tex sta andando a puttane? Seguono i commenti sprezzanti di molti fanboy. Uno scrive: Rrobe ma Toninelli è quel Toninelli di Giorno Maledetto?? La risposta: Perché "purtroppo"? Fidati, è meglio. E un altro ancora: Si infatti Toninelli non è proprio una pippa. Pennachioli piu che parlare di crisi fa degli articoli piuttosto bizzarri su fumetti e fumettisti. E ancora: Chi non sa neanche insegnare, fa lo strafottuto critico. E ancora: Saranno pure estromessi ma hanno ancora fonti! Soprattutto quelle che originano dal luppolo. La risposta di R. Recchioni, che aggiunge: Dici? Visto che queste persone non fanno altro che vomitare merda su base giornaliera, io lo faccio più che volentieri. Anche perché non ce l'hanno fatta per colpa loro. Ci sembra che sia Toninelli che Pennacchioli oggi siano affermati scrittori e giornalisti. Quindi, lo sfogo di Recchioni è poco comprensibile. E poi aggiunge: A margine: purtroppo la cosa non è nemmeno così palese. Perché il lettore medio non è un insiser e non ha idea della credibilità o meno delle persone che scrivono certa roba. Sul disegnatore Rinaldi, uno scrive: Credo però che Pino Rinaldi non possa rientrare nei citati argomenti in quanto lavora sia in Italia che all'estero. Ovviamente come ogni persona può dire la sua e la si può condividere oppure no (io pochi giorni fa non condividevo un suo pensiero e ne abbiamo parlato) però contro Bonelli non ha nulla soprattutto non parla mai delle vendite o delle storie. Recchioni risponde: Lavora? Ahahah. Non parla mai contro Bonelli azienda e persona? Ah, ah, ah! Marshall Mathers.

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