giovedì 21 luglio 2016

BONELLI: BILANCIO 2015 E TABELLA DI CONFONTO CON I DATI DEI BILANCI DEGLI ANNI PRECEDENTI! LA CRISI!!!

Il nostro pezzo sul bilancio di esercizio relativo all'anno 2015 della Bonelli ha destato molto scalpore per i dati negativi che da esso emergono. Poiché la maggior parte dei lettori italiani è formata da ignoranti, pretendere reazioni civili da persone che sono abituate alle manifestazioni più rabbiose, all'uso della violenza verbale nelle discussioni sui social network, abbiamo optato per una analisi fredda dei dati. Si, i risultati che arrivano da questo bilancio sono negativi. Perché negativi se il bilancio 2015 si è chiuso con un utile di 1.845.874 €? Quando un bilancio si chiude in utile significa che i ricavi sono stati maggiori delle perdite. Un bilancio si può chiudere in pareggio o con un piccolo o grande utile. E allora perché, secondo noi, è un risultato negativo? Cercheremo di spiegarci con termini elementari, in modo che anche i più ignoranti tra i lettori possano capire. Per quanto ci riguarda il bilancio 2015 della Bonelli è negativo perché le varie voci che lo caratterizzano esprimono cifre inferiori rispetto al bilancio 2014! Tutto chiaro, finora? Ok, andiamo avanti. Il bilancio sarebbe stato in utile anche se si fosse chiuso con 10 euro di attivo. E' chiaro che una società privata ambisce a risultati più ampi. In questo caso, l'attivo è stato di 1.845.874 €. Nel 2014 però l'attivo era stato di 3.408.407 €, quindi ben maggiore! Un rapporto tra le due voci ci dice che tra il 2014 e il 2015 la Bonelli vanta un mancato utile di 1.562.553 €! La Bonelli ha chiuso il 2015 in utile ok, ma con un utile dimezzato rispetto all'anno precedente! Non è cosa da poco. Perché la Bonelli non è riuscita a chiudere con un utile uguale o maggiore rispetto al 2014? Perché non è cresciuta con la stessa intensità? i motivi sono tanti. Scelte gestionali sbagliate, crisi economica, polemiche in rete alimentate dagli autori che hanno indotto molti fan ad allontanarsi dai lidi bonelliani, la decisione errata, secondo noi, di editare volumi in modo diretto anziché far fare agli altri e incassare le royalties, ecc. Non solo gli utili. Dati inferiori sono stati espressi anche dalle altre voci di bilancio, come liquidità, serie proposte, copie distribuite e vendute, ecc. Per il quadro completo vi rimandiamo all'articolo di ieri. Cosa succederà se anche il bilancio di quest'anno segnerà dati in decremento? Non abbiamo la sfera di cristallo. Possiamo fare delle ipotesi e riteniamo che se la Bonelli continuerà sulla stessa strada che percorre oggi, si esporrà a nuovi risultati negativi il prossimo anno. A novembre 2015 è arrivato dalla Panini Comics di Modena quale nuovo direttore generale Simone Airoldi.


Vedremo se la sua gestione riuscirà ad invertire la tendenza al calo e se il bilancio del prossimo anno si rivelerà migliore di questo. Non siamo fiduciosi. I primi otto mesi della sua gestione non ci hanno convinto. Non abbiamo visto mettere in campo quelle energie e quelle soluzioni a problemi antichi, fra cui quello della comunicazione sui social. Gli autori concordano con la casa editrice quello che scrivono su Facebook? Se si, l'Airoldi dovrebbe spiegare perché qualche settimana fa, durante il refendum britannico, Recchioni scrisse su Facebook che Dylan Dog avrebbe votato contro Brexit! Ma Dylan Dog non era un apolitico? Quella dichiarazione di Recchioni è stata concordata con i vertici della casa editrice? Se si, anche la Bonelli, che pubblica il personaggio, è della stessa opinione di Recchioni? La politica è importante. Ci sono persone che si allontanano da certe serie perché non condividono le idee politiche del nuovo autore riversate nella serie. Nel nostro pezzo abbiamo indicato un altro dato che ci ha fatto propendere per una valutazione negativa del bilancio del 2015. Nel 2014 sono state distribuite 18.906.710 di copie. Nel 2015 le copie distribuite sono scese a 17.970.000. Ciò significa che tra il 2014 e il 2015 la Bonelli ha distribuito 1.063.290 di copie in meno! Non un buon risultato. Significa che il pubblico dei lettori Bonelli si è assottigliato ancora di più producendo la perdita di oltre un milione di copie. Il calo si è riflettuto sulle vendite. Nel 2014 sono state vendute 9.266.053 copie. Nel 2015 sono state vendute 8.940.000 di copie! Se mettiamo in relazione i due dati, abbiamo che tra il 2014 e il 2015 la Bonelli ha venduto 326.053 copie in meno! Non ci crederete, ma i dati del 2014 li diffuse proprio Recchioni! Ecco il link. E scoppiò il finimondo perché qualche autore disse che lui, senza autorizzazione, non avrebbe dovuto dire nulla. All'epoca Recchioni era contento perché quei dati esprimevano cifre in crescita rispetto al bilancio 2013! Cosa dice Recchioni oggi? Su Comicus ha sottolineato che in base ai dati 2015 la Bonelli vende circa 25.000 albi al giorno. Può sembrare un dato alto, ma cinque anni fa il numero degli albi venduti ogni giorno era almeno doppio di quello di oggi! Lui però si dice convinto che la crisi non esiste, che i lettori non sono diminuiti, ma che oggi ci sono più serie nel mercato! Semmai, oggi è vero il contrario, ma questa è la nostra opinione. Dell'argomento parliamo solo noi e Comicus. Gli altri siti si guardano bene dal farlo. Riuscite a indovinare il motivo? Siamo certi di si.

La discussione prosegue sul profilo Facebook di Alessandro Bottero, che come di consueto, ci regala alcune considerazioni che meritano attenzione. Lasciamo per un momento da parte gli 11 stronzoni che scrivono commenti diffamatori sul nostro sito e i nostri collaboratori su alcuni gruppi Facebook (e aspettatevi qualche sorpresa!). Ecco il link. Bottero: questi dati confermano cosa dicevo a metà giugno. ossia che la SBE è in FORTE attivo ed è solida, ma che la solidità si basa tutta su DUE prodotti. nulla di male. e giustamente nemmeno nulla di strano. La BAO! è in attivo solo per Zerocalcare. il resto del suo catalogo non produce utili. infatti se si guardassero i bilanci BAO degli anni passati si scoprirebbero cose interessanti, tipo passivi di bilancio, Quello che dico è che è falso spacciare il RESTO del parco testate della Bonelli come successi COMMERCIALI, quando in realtà messi tutti assieme arrivano al pareggio e a coprire le spese di redazione/produzione o poco più. Sono fumetti BELLISSIMI, EPOCALI, CAPOLAVORI il FUTURO DEL FUMETTO ma non sono successi commerciali E c'è un altro problema. Se Tex o Dylan Dog perdessero all'improvviso pubblico con una progressione più ampia del consueto, la cosa non sarebbe compensata da altre testate in grado di colmare questo dato. Anzi, diciamola tutta: la SBE negli ultimi (dieci?) i anni non è riuscita a trovare un prodotto che si avvicini anche solo lontanamente alle cifre di Tex e Dylan Dog. E questo dal punto di vista editoriale è una cosa su cui pensare e riflettere molto molto molto bene. Secondo Bottero, quindi, anche se l'esercizio 2015 è stato chiuso in attivo (un attimo che è la metà dell'attivo dell'esercizio 2014, non dimentichiamolo) il risultato si deve solo a Tex e Dylan Dog. Tutte le altre collane sommate tra loro a stento vendono quanto vende l'inedito di Tex ogni mese. La terza serie più venduta della Bonelli è Zagor con 29.000 copie per chiudere con Le Storie e il Martin Mysterè, che forse gira sulle 16.000 copie. Non menzioniamo Adam Wild a 10.000 copie perché chiuderà tra qualche mese. Interviene Luigi Siviero, che scriverà un episodio della nuova stagione di Daryl Dark in uscita a novembre: Il guaio non è che ci siano solo due prodotti che mandano avanti la baracca, ma che non riescano a trovarne un terzo che possa sostituire uno degli altri due in caso di declino. E con Dylan Dog sotto le 100.000 copie si può tranquillamente iniziare a parlare di declino. Siviero ha ragione. E Dylan Dog è avviato al definitivo declino.

Ancora Bottero, che cita il pezzo con la nostra mega-tabella: se però vedi la tabella pubblicata da Comix Archive nel 2013 partivano da 2.251.000, poi nel 2014 sono cresciuti a 3.408.000 e nel 2015 sono scesi a 1.845.000. Potremmo dire che nel 2014 c'era stata una sbornia di utili e nel 2015 il ritorno alla dura realtà. Ed è questo il punto, la dura realtà. Le strategie messe in campo nel 2013-14 da Davide Bonelli e Mauro Marcheselli non hanno funzionato. Altrimenti, non arrivava Airoldi dalla Panini a rimettere le cose in sesto. Per ora non sembra che abbia smosso le acque. La nuova serie di volumi di Tex allegata ai quotidiani va bene. Ne è stata annunciata una prosecuzione, mentre di Dylan Dog si è concretizzato il solito flop. Chiusa la ristampa delle serie a colori, si passa ad una serie di volumi più modesta e in bianco e nero. Marco Ferrante scrive: Alessandro, tu citi aziende che non se la passano meglio di Bonelli, quindi perché bisognerebbe seguire quella strada? La star comics ad esempio, pagherà pure di meno gli sceneggiatori, ma lavora col culo. Una miniserie come Trigger, che non fù neanche portata a termine fottendosene dei lettori, pochi o molti che fossero, sarebbe da citare come esempio? Oggi le vendite dei fumetti calano, per tutti, perché gli interessi e i diversivi sono tanti, tengono i vecchi personaggi perché appartengono a vecchie generazioni. Non è certo riducendo i costi, (in questo caso gli stipendi), che aumentano le vendite. Il confronto tra Star Comics, che ha fallito su tutta la linea con i suoi fumetti italiani con cui voleva fare concorrenza alla Bonelli e l'editore milanese ci sembra esagerato. La famiglia Bovini, proprietaria della Star Comics, dove nel maggio 1987 Lupoi mosse i primi passi, non ha mezzi di uguale tenore. La risposta di Bottero: Ma calano le spese, e quindi posso sopportare vendite minori. Crudele ma inevitabile. Guardate che dietro le quinte quelli che lavoravano nel fumetto, editori e altri hanno SEMPRE detto che i prezzi di Bonelli erano irreali e li teneva alti proprio per ammazzare i concorrenti. Se lo poteva permettere perché con TEX, DYLAN DOG e per un certo periodo NATHAN NEVER incassava talmente tanto che poteva strapagare gli autori. Ma è questo il termine che si usa dietro le quinte e fuori dai dibattiti "Strapagare gli autori". I grandi incassi degli anni d'oro hanno permesso alla Sergio Bonelli di schiacciare la concorrenza. Oggi Bonelli e Panini sono alleati dal 2010, quando i diritti esteri Bonelli passarono a Panini. Gunnar Andersen

2 commenti:

  1. Ciao a tutti voi staff,
    vorrei far notare una cosa su queste comparazioni:

    1) La vostra differenza sulla copie distribuite è errata, trattasi di 936.710 copie in meno, non 1.063.290

    2) La percentuale di copie vendute su quelle distribuite si aggira sempre intorno al 50%:
    questo potrebbe implicare una certa "fidelizzazione" del lettore, ma anche, più semplicemente, che le edicole tendono a stoccare il doppio di quanto vendono (però in tal caso parrebbe strano che tali edicole non si siano "affinate" nel giro di un anno nel chiedere un numero di copie "congruo" al distributore)

    Se gli altri dati sono giusti, comunque, si evince che ci sono 2/3 delle copie in meno mandate al macero.
    Potrebbe essere un segnale positivo sempre sulla fidelizzazione del lettore.

    3) La "cifra tonda" sulla liquidità è sospetta, nel senso che potrebbe esser stata raggiunta con artifizi (legali, per carità ci mancherebbe) di bilancio.
    Di per sè il calo di utile può significare poco, bisognerebbe vedere le altre poste di bilancio: quel che è grave secondo me è il calo del fatturato, che, se letto in congiunzione alla diminuzione della liquidità, è preoccupante.
    Dal breve estratto di bilancio non possiamo capire infatti se la liquidità sia stata usata ANCHE per far fronte al calo del fatturato in parola (sempre utilizzando movimenti contabili di cui non abbiamo notizia), donde la sua diminuzione della medesima, in modo però da non impressionare gli azionisti (sempre sensibili alla voce "fatturato").

    Mi piacerebbe leggere le vostre considerazioni. Un caro saluto.

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  2. Grazie, Jason. Abbiamo corretto l'errore sulla differenza delle copie distribuite. Sulla fidelizzazione abbiamo dei dubbi. Rispetto all'esercizio 2014 sono state vendute 326.053 copie in meno. Vale a dire una perdita di circa 30.000 copie al mese. E quindi circa 1.000 copie in meno vendute ogni giorno. Non è poco. Il calo del fatturato era prevedibile sia alla luce del calo delle vendite che è proseguito imperterrito sia del mancato aumento del prezzo di copertina. A breve pubblicheremo qualche ulteriore considerazione.

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