domenica 11 giugno 2017

RECCHIONI VS. FRISENDA: PER PARLARE DI BILANCI DELLA BONELLI GLI AUTORI DEVONO ESSERE AUTORIZZATI!

In un pezzo leggendario ci siamo occupati dei dati di bilancio della Bonelli, mettendo a confronto le voci più significative degli ultimi tre anni. Lo potete leggere qui. Nella tabella trovate anche i dati del bilancio 2015 relativi, quindi, ai risultati dell'esercizio 2014. In un post pubblicato sul suo profilo social, ne parlò anche Recchioni che scrisse: Dati pubblici di bilancio della aziende. Soggetto: SBE. Il fatturato cresce a 31.971.034 dai 28.674.618 dell'anno precedente, e cresce anche l'utile netto, a 3.408.807 dai 2.251.688 del precedente rendiconto. La liquidità cresce anche quella, adesso siamo arrivati a 43.165.153. Le uscite sono state 299, 20 in più dell'anno precedente, le copie distribuite 18.906.710, quelle vendute 9.266.053, con un reso del 51%. Dove sta la vostra crisi? Notate bene che il Recchioni sottolinea come i dati citati indichino una crescita rispetto all'esercizio precedente, quello dell'anno 2013. Il messaggio: stiamo crescendo. Dove sta la crisi?
 

Il post è del 5 luglio del 2015. Recchioni sottolinea che il fatturato è cresciuto. Nel 2013 è stato di euro 28.674.618. Nel 2014 è salito a euro 31.971.034. Sono oltre 3 milioni di euro in più guadagnati. All'epoca Recchioni non poteva saperlo, ma il bilancio 2016 relativo all'esercizio 2015 ha segnato un diminuzione del fatturato. I 31.971.034 sono scesi a 29.028.264. La differenza è notevole. In un anno il fatturato è ben calato di euro 2.942.770. Se tra il 2013 e il 2014 il fatturato era cresciuto di 3 milioni di euro. Tra il 2014 e il 2015 il fatturato è calato di 3 milioni di euro. In pratica, tutto il surplus di fatturato relativo all'esercizio precedente è andato perduto! Chissà se Roberto Recchioni è ancora convinto che il mercato non è in crisi. Ma questo è un altro discorso. Se confrontiamo altre voci dei due esercizi di bilancio, notiamo che le copie stampate nel 2014 sono state 18.906.710. Nel 2015 le copie stampate sono calate a 17.970.000. Significa: meno 936.710 copie!
 

Ricapitolando: tra il 2014 e il 2015 il fatturato della Bonelli è calato di circa 3 milioni di euro, chiudendo però sempre in attivo. Le copie distribuite tra il 2014 e il 2015 sono calate di circa 1 milione. Interessante il confronto tra le copie vendute. Nel 2014 sono state vendute 9.266.053. Nel 2015 sono state vendute 8.940.000 copie. La differenza è notevole. Tra il 2014 e il 2015 la Bonelli ha venduto 326.053 copie in meno. Roberto Recchioni non è un analista finanziario, cioè la figura professionale che si occupa dello studio dei bilanci delle società. Il suo parere è quello di un profano. Lui pensa che un reso del 51% sia un risultato positivo. Per quanto ci riguarda, no. Un reso del 51% significa che più della metà delle copie stampate e pagate da Bonelli non è stato venduto, finendo al macero. Nel luglio del 2015 Recchioni si chiedeva dove sta la crisi. Alla luce di questi risultati, noi possiamo rispondere che la crisi c'era prima e c'è oggi più grave di prima.
 

Visto che tutte le voci a cui faceva riferimento un anno e mezzo fa segnano oggi un decremento. Dove prese Recchioni quei dati pubblicati nel post del luglio 2015? Il primo pensiero è che li abbia avuti dalla Bonelli. La Bonelli è una spa. I suoi bilanci di esercizio sono pubblici. Chiunque può averli facendo una visura al registro delle imprese. La visura ha un costo inferiore ai 10,00 euro. Non è necessario essere interni alla redazione per consultarli. E questo vale per tutti gli altri editori italiani costituiti in forma di società di capitali. Il punto che ci preme approfondire in questa sede è un altro. Come vedete dal post sotto, Recchioni sostiene che i numeri di cui ha parlato indicano che la Bonelli è in crescita. Quindi, poiché i numeri del bilancio successivo sono stati inferiori, seguendo il suo ragionamento, si può dire che la Bonelli non è più in crescita? Come sopra, Recchioni non è un analista finanziario e il suo parere è quello di un profano.
 

Sotto nei commenti Recchioni nei commenti preciserà che i dati di cui ha parlato li ha tratti da alcuni forum dove se ne parlava, quindi non li ha avuti dalla redazione. Ad un certo punto, nella discussione interviene il disegnatore Pasquale Frisenda, artista in forza alla Bonelli Editore, che chiede: Roberto Recchioni: Scusa, solo una domanda, ma tu sei stato autorizzato da qualcuno in redazione a diffondere dati simili? Seguono vari commenti in cui viene evidenziato ciò che abbiamo detto sopra. I dati di bilancio della Bonelli sono pubblici. Non serve una autorizzazione per parlarne. Frisenda chiede qualcosa di specifico. Che i dati fossero pubblici non ci piove. Ma Recchioni aveva il permesso di parlarne su un social network. Ai suoi tempi, Sergio Bonelli pretendeva dai suoi autori che di certi argomenti non si parlasse in un certo modo. Questa regola vale ancora in casa alla Bonelli o qualcosa è cambiato? Frisenda ha posto una domanda precisa.
 

Pasquale Frisenda afferma che una autorizzazione serve per parlare in pubblico di questi argomenti se chi a parlare in pubblico è un autore della casa editrice. Frisenda vuole che a rispondere sia Recchioni, a cui ha chiesto se lui ha avuto il permesso per pubblicare il post di cui sopra e discutere con semplici lettori di argomenti di carattere aziendale. Frisenda aggiunge che colui al quale è stata posta la domanda, non ha bisogno di avvocati difensori. Quello che ci colpisce è che, dalle parole di Frisenda, sembra che esista in casa Bonelli la necessità di essere autorizzati a parlare dei dati di bilancio. Il fatto che essi siano pubblici non cambia le cose. E quindi Recchioni ha avuto il permesso di farlo o la decisione di parlare su FB dei dati di bilancio della Bonelli è stata una sua iniziativa? Recchioni conosce i dati di vendita, perché non li diffonde? In realtà, in alcuni casi lo ha fatto. Come in questa intervista del 2014 parlando di 112.000 copie.
 

Ginevra del Centro Andrea Pazienza ha ragione. La Bonelli è una spa e come tutte le spa i suoi dati di bilancio sono accessibili con una comune visura che costa 2,50 euro. E lo stesso vale per Panini, Bao, Cosmo, ecc. Frisenda vuole sapere se il Recchioni è stato autorizzato a parlare dell'argomento. Il fatto che sia pubblico non impedisce ad una casa editrice di esigere dai suoi collaboratori di non affrontare in pubblico alcune questioni. Frisenda parla di una sorta di permesso per parlare del bilancio. Recchioni nega. Il problema è: perché la Bonelli dovrebbe impedire ai suoi autori di parlare in pubblico del bilancio, accessibile a tutti? La cosa sembra dare molto fastidio a Frisenda che pretende che il Recchioni si spieghi. Ci sono altre cose di cui gli autori per parlare in pubblico hanno bisogno di un permesso? Continuiamo nella lettura dei post. Potrebbe venirne qualcosa di epico visto che il contratto di Roberto Recchioni è in scadenza il prossimo anno.





Per parlare dei dati pubblici della Bonelli gli autori hanno bisogno di una sorta di permesso. Lo riferisce Pasquale Frisenda, secondo cui esiste una lettera che conterrebbe questa ed altre regole ancora. Si tratta forse di una sorta di decalogo su quello che gli autori possono e non possono dire in pubblico? Attribuendo fede a ciò che dice Frisenda, per parlare del bilancio, anche se pubblico, l'autore deve avere il permesso. Recchioni non lo ha chiesto. Dalle sue risposte piccate lo si capisce in modo chiaro. Non sappiamo come la cosa sia stata risolta in privato. Se Frisenda si è lamentato con i vertici della Bonelli perché Recchioni parla in pubblico di cose su cui gli altri devono tacere se non autorizzati. Il problema è un altro: secondo Recchioni il fatto che il 51% degli albi Bonelli resti invenduto è un fatto positivo. Recchioni è ottimista. Se la metà della produzione resta sullo stomaco non è un fatto positivo. E' una catastrofe, secondo noi. Gabriel Piazza.

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